Sapere Scienza

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La scienza dell’abbronzatura: come ci si abbronza e quali sono gli ormoni coinvolti

28 Agosto 2020 di 

Siamo ormai sul finire dell’estate e la domanda che molti si fanno al termine delle vacanze è: come mantenere l’abbronzatura tanto sudata? Per rispondere a questa domanda occorre fare un passo indietro e capire innanzitutto che cos’è l’abbronzatura e cosa la determina.

 

L’ormone dell’abbronzatura


Quasi tutti sanno che ciò che chiamiamo “abbronzatura” è una reazione del nostro corpo all’esposizione ai raggi solari, in particolare alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Quello che invece non molti sanno è che lo scurirsi della nostra pelle dipende anche da alcuni ormoni, in primis l’intermedina, anche nota come melanocortina.
Si tratta di un ormone prodotto da una particolare ghiandola, l’ipofisi, a livello della cosiddetta porzione intermedia (pars intermedia), a cui deve il nome, ma anche a livello della cute. Il ruolo di questa proteina occupa nel metabolismo e nell’omeostasi è fondamentale: infatti è coinvolta nella pigmentazione della pelle durante l’abbronzatura, così come nella protezione dall’insorgenza di tumori alla pelle, nei processi di rimodellamento del grasso corporeo e nell’erezione.
In particolare, nell’uomo, i siti di maggiore produzione sono le cellule che compongono l’epidermide (i cheratinociti e i melanociti) e alcune particolari cellule del fegato (le cellule di Langherans). In queste cellule, l’irradiamento con raggi UV promuove la trasformazione della proteina precursore (la pro-opiomelanocortina, POMC) in intermedina, che viene secreta all’esterno della cellula. L’effetto che si ha è l’induzione della sintesi di melanina, responsabile della pigmentazione scura della pelle che caratterizza l’abbronzatura.

 

Da cosa dipende quanto ci abbronziamo e come fare ad abbronzarsi di più?


Questo processo non sarebbe possibile senza la presenza sulle cellule dell’epidermide di una proteina appartenente alla classe dei recettori, in grado di recepire il messaggio e sintetizzare la melanina.
Gli scienziati hanno dimostrato che i raggi ultravioletti sono in grado di aumentare il numero di questi recettori. Si spiega così come mai un’abbronzatura è più scura se il sole viene preso a piccole dosi in tempi lunghi: infatti ogni giorno di esposizione fa sì che le nostre cellule rispondano in maniera sempre più efficace all’intermedina e quindi producano progressivamente via via più pigmento. L’intensità della colorazione è anche correlata al numero di melanociti presenti nella pelle, che aumenta con l’esposizione al Sole. La tonalità dell’abbronzatura dipende invece dal tipo di melanina che si è in grado di produrre, in particolare sono note la eumelanina e la feomelanina, che conferiscono rispettivamente una colorazione bruno-nera e rosso-giallastra.

 

Abbronzatura e tumori


Si sa ormai da tempo che la melanina svolge un ruolo protettivo nei confronti del tumore alla pelle, il melanoma, un cancro molto aggressivo. Alcune ricerche indicano inoltre che l’intermedina può avere un ruolo attivo nella protezione dalle infiammazioni, modulando la produzione di monossido di azoto, una molecola in grado di attivare e di convogliare sul posto le cellule del sistema immunitario.

Non dimentichiamo mai però che l’esposizione ai raggi ultravioletti può essere nociva da molti punti di vista e occorre usare sempre una protezione solare adatta alla propria carnagione onde evitare eritemi, scottature, macchie della pelle o problemi più gravi.
Dato che l’abbronzatura è in realtà una forma di protezione che il nostro corpo mette in atto per proteggerci dai danni dell’esposizione luminosa, è bene quindi non esagerare, prendersi cura della propria pelle ed evitare esposizioni prolungate e rischi per la nostra salute.

copertina sapere 5 2020   settembre-ottobre 2020

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