Sapere Scienza

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Premi Nobel e vaccini contro la malaria

28 Ottobre 2015 di 

È recentissima l’assegnazione del premio Nobel per la Medicina a Youyou Tu per la scoperta, risalente agli anni Settanta, dell’antimalarico artemisinina, uno dei farmaci maggiormente utilizzati attualmente contro la malaria.

Come è stato dichiarato dai giornali, il Nobel per la Medicina di quest’anno rappresenta un premio “contro le malattie della povertà”, poiché gli scienziati premiati (in tutto tre) si sono occupati di studiare nuove soluzioni terapeutiche per malattie che riguardano soprattutto paesi poveri. Secondo la World Health Organization (WHO), nel 2013 ci sono stati 198 milioni di casi di malaria e 584.000 decessi. La malattia è endemica in numerose zone del mondo ma miete le sue vittime maggiormente nei paesi poveri a causa della disinformazione e dell’elevato costo dei farmaci; in particolare, nei paesi africani rappresenta una delle maggiori cause di mortalità infantile.

 

Cosa provoca la malaria

La malaria è provocata da un parassita, Plasmodium, di cui si conoscono quattro specie: P. falciparum, P. malariae, P.vivax e P.ovale. Si tratta di microrganismi unicellulari eucarioti il cui ciclo vitale è costituito da due fasi: un ciclo asessuato (schizogonia), in cui i parassiti si riproducono prima nel fegato e nella milza e poi nei globuli rossi del sangue umano, e un ciclo sessuato (sporogonia) in cui si ha la formazione, all’interno dell’intestino di zanzare appartenenti al genere Anopheles, della forma infettante. La trasmissione del parassita avviene quando una zanzara punge un soggetto infetto e successivamente trasmette le forme mature pungendo un individuo sano. La riproduzione del parassita nel sangue costituisce la causa dei sintomi e del decorso clinico, i quali variano a seconda della specie; tra tutti, P. falciparum è il parassita più virulento e con più elevata mortalità.

 

Le strategie del parassita

I plasmodi possono ingannare il sistema immunitario grazie a varie strategie. Per esempio, attraverso un meccanismo chiamato variazione antigenica, i parassiti possono modificare le molecole esposte sulla loro superficie (antigeni) in modo da eludere il riconoscimento da parte degli anticorpi. Per questo motivo chi vive in zone endemiche, se sopravvive all’infezione in età infantile, nel corso degli anni riesce a sviluppare un’immunità parziale che funge da protezione contro lo sviluppo dei sintomi più gravi. Nel momento in cui, però, soggetti che hanno sempre vissuto in zone endemiche si allontanano dai loro paesi di origine e poi vi fanno ritorno, si possono ammalare nuovamente.

 

La lotta alla malattia

Purtroppo al momento non esistono strategie di prevenzione e di eradicazione della malattia veramente efficaci. A causa della grande capacità di variazione antigenica dei plasmodi ci sono voluti numerosi anni per mettere a punto un vaccino adeguato; recentemente è stato approvato dall’EMA (European Medicine Agency) un vaccino ricombinante, l’RTS,S-AS01 (nome commerciale Mosquirix), che rappresenta un’enorme conquista nella lotta contro la malaria. I numerosi tentativi di eradicazione dell’insetto vettore finora hanno dato scarsi risultati ma questa strategia, insieme all’utilizzo razionale di farmaci e vaccini e alla protezione individuale tramite le zanzariere, sembra essere l’unica possibile per l’eliminazione della malattia. La migliore difesa contro questa grave malattia sarebbe l’utilizzo di zanzariere per dormire e di insetticidi per proteggersi dalle punture delle zanzare portatrici ma a causa del costo e della disinformazione poche famiglie utilizzano questi dispositivi di protezione in Africa.
Nonostante tutto, l’assegnazione di questo premio Nobel nel 2015 ci ricorda che una parte del mondo scientifico continua a dedicare tutte le sue energie alle malattie dei paesi poveri, meno considerate e spesso sottovalutate.

Tiziana Melillo

Laureata in Scienze Biologiche e specialista in Microbiologia e Virologia, ha inoltre conseguito un master in "Nutrizione personalizzata: basi molecolari e genetiche". Attualmente lavora come microbiologa nel Laboratorio Analisi dell'Ospedale Fatebenefratelli di Roma e insegna Microbiologia Clinica presso l'Università di Tor Vergata. Esercita anche attività privata di nutrizionista.

9788822094445   luglio-agosto 2020

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