Sapere Scienza

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Telemedicina: l’evoluzione della Medicina

19 Giugno 2020 di 

Cos’è la Telemedicina e perché è utile?


Il cambiamento demografico, le nuove esigenze di una popolazione sempre più longeva, di coloro che vivono in zone remote e che non possono affrontare i costi e lo stress degli spostamenti o che necessitano di ricevere una risposta in tempi rapidi, hanno messo in evidenza la necessità di ridisegnare, riorganizzare e integrare il sistema sanitario pubblico.
Questa spinta, assieme all’esigenza di una riduzione della spesa in un sistema sanitario più flessibile e fruibile e alla necessità di mitigare le disparità di servizio attualmente esistenti nelle varie zone del pianeta attraverso la rimozione del digital divide, ha indotto lo sviluppo di nuovi modelli di assistenza sanitaria tramite il ricorso a un’ampia gamma di strumenti tecnologici innovativi anche nelle situazioni di emergenza.
Lo “Spazio” ha giocato un duplice ruolo in questa evoluzione: in modo diretto, perché attraverso i satelliti per telecomunicazione si raggiungono zone altrimenti isolate; in modo indiretto, perché le ricerche spaziali danno un contributo tecnico fondamentale per l’allargamento dei canali di comunicazione. Risale al 1996 il primo progetto ESA di telemedicina: da allora l’intersezione tra la necessità di assistenza medica a distanza e le tecnologie spaziali di telecomunicazione satellitare ha facilitato e promosso lo sviluppo di numerosi progetti pilota, sottolineando la necessità di cooperazione tra i vari Paesi.
Nonostante però la rilevanza della Telemedicina e il suo impatto sulla società e sulla salute siano riconosciuti a livello internazionale, per raggiungere risultati apprezzabili è necessario valutare, analizzare e risolvere i diversi problemi di natura legale, finanziaria, sociale, tecnica e di sicurezza al fine dell’interoperabilità di tutti i sistemi utilizzati dai diversi Paesi, evidenziando ancora una volta la necessità di una cooperazione internazionale. Va ricordato che questi problemi non possono essere risolti senza una precisa volontà politica.

 

La Telemedicina e l’emergenza Coronavirus

 

La recente quanto sconvolgente emergenza dovuta al Coronavirus COVID-19 ha reso evidente e urgente la necessità di soluzioni alternative al sistema sanitario tradizionale, nonché l’esigenza, per la politica, di camminare di pari passo con la competenza e l’innovazione scientifica.
L’Istituto superiore di sanità ha pubblicato sul suo sito istituzionale il 12° rapporto del 2020 dedicato all'emergenza Covid-19. Il rapporto affronta il tema dei servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria offrendo indicazioni, individuando problematiche operative e proponendo soluzioni utili  sostenute dalle evidenze scientifiche, ma anche impiegabili in modo semplice nella pratica.
Le indicazioni – si legge nel rapporto  – sono raccolte per semplicità in un unico modello di riferimento, ma possono essere usate in varia combinazione per erogare servizi sanitari e supporto psicologico, allo scopo di sorvegliare proattivamente le condizioni di salute di persone in quarantena, in isolamento o dopo dimissione dall’ospedale, oppure isolate a domicilio dalle norme di distanziamento sociale ma bisognose di continuità assistenziale, pur non essendo contagiate da COVID-19.
Sull’utilizzo della telemedicina in questa fase emergenziale il rapporto sottolinea che «è necessario prima di tutto realizzare e rendere disponibili quelle soluzioni che siano attivabili rapidamente, in pochi giorni, che siano utilizzabili dalle persone a domicilio con le dotazioni tecnologiche a loro disponibili nell’immediato e che siano attivabili per periodi di tempo congrui alle necessità poste dalla situazione di emergenza. In base all’esperienza cinese di evoluzione dell’epidemia, in prima approssimazione, tali servizi devono garantire l’attività per non meno di 90 giorni ed è fortemente consigliabile prevederne modalità di proroga in caso di ulteriori necessità correlate all’eventuale permanere della situazione di emergenza sanitaria».
L’emergenza COVID-19 del primo semestre 2020 ha comportato la necessità di ridurre le interazioni tra le persone e di adottare misure di distanziamento sociale. In questa situazione, la gestione del paziente con malattia cronica è diventata ancora più critica e rilevante, in quanto la compromissione dello stato di salute avrebbe esposto il paziente con malattia cronica a una maggior gravità della COVID-19.
Grazie alle tecnologie digitali per la salute e soprattutto delle componenti di Medicina e Terapie Digitali, è stato possibile superare i modelli di medicina basata sulla presenza del paziente e offrire un nuovo modello, nel quale la distanza e la necessità di distanziamento non rappresentano una barriera, ma una opportunità per utilizzare in modo più efficiente il tempo e ridurre i rischi della prossimità.

Roberta Sorace, Antonella Caldera, Marianna Moriconi

Antonella Caldera è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne. Master in Istituzioni e Politiche Spaziali, lavora presso l’Agenzia Spaziale Italiana dal 2001. Da sempre presso le Risorse Umane, ha collaborato con l’Ufficio Progetti Europei.
 
Roberta Sorace si è laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma.  Master in Istituzioni e Politiche Spaziali nel 2013, dal 2006 nell’Agenzia Spaziale Italiana, dove ha lavorato nell’Unità Cosmo-SkyMed, poi nell’Unità Relazioni Internazionali e dal 2017 nell’Ufficio Progetti Europei, dove tuttora svolge la sua attività.
 
Marianna Moriconi si è laureata in Comunicazione d’Impresa presso l’Università La Sapienza di Roma. Dal 2010 lavora presso l’Agenzia Spaziale Italiana. Ha svolto la sua attività prima nell’Unità delle Risorse Umane e dal 2018 lavora nell’Ufficio Progetti Europei.

9788822094445   luglio-agosto 2020

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