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Antonio Cederna: una Story Map per raccontare i suoi paesaggi

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Questo è il tempo in cui la tecnologia ci permettere di diffondere il sapere con strumenti sempre più sofisticati ed efficaci. Può accadere che pagine e pagine spiegazzate di archivi impolverati riescano a rivivere grazie non solo alla digitalizzazione ma anche a una contestualizzazione attenta che rivela la vita e il lavoro di un uomo le cui idee sul patrimonio naturale e culturale del nostro Paese sono ancora incredibilmente attuali. L'uomo di cui sto parlando è Antonio Cederna, i cui articoli sono stati raccolti e inseriti in una narrazione digitale georeferenziata e ricca di approfondimenti nel sito "I paesaggi di Antonio Cederna".

 

Nato nel 1921 a Milano, in una famiglia borghese, Antonio Cederna deve aver ereditato l'interesse per il patrimonio naturale e culturale dal nonno, suo omonimo, "Amministratore e animatore del Club alpino milanese e grande esploratore delle Alpi, ha lasciato delle relazioni in cui correggeva gli errori delle carte dell'Istituto Geografico militare; rimboschì con migliaia di larici una bellissima zona a milleduecento metri sopra Ponte", e dal marito di sua sorella, Leonardo Borgese, pittore e critico d'arte.
La Seconda Guerra Mondiale mise alla prova il giovane che fuggì in esilio in Svizzera per poi essere fermato dall'esercito e internato in diversi campi di lavoro. Terminata la guerra e rientrato in Italia, Cederna si laureò in lettere classiche all'Università di Pavia con una tesi sulla tarda scultura romana. Nel 1948 si iscrisse alla scuola di perfezionamento in Archeologia di Roma e nell'ottobre 1950 compì il suo primo saggio di scavo in Abruzzo. Proprio in quegli anni, mentre era impegnato nella catalogazione dei reperti, gli giunse la notizia del "progetto di uno sventramento preso pari pari dal Piano Regolatore del '31. Praticamente da via Veneto si sventrava via Margutta, via del Babuino, via Vittoria, via del Corso per sfociare nel grande vuoto intorno all'Augusteo isolato dal fascismo". Antonio Cederna si mostrò assolutamente contrario a questo piano previsto per la città di Roma nell'articolo pubblicato su Il Mondo nel 1951, intitolato "I vandali in casa". In quel momento, probabilmente, capì che la sua strada era il giornalismo: dal 1952, iniziò a pubblicare con regolarità sul settimanale Il Mondo con collaborazioni sporadiche con riviste quali L'Europeo, l'Espresso, Abitare e Casabella. Nel 1967 passò al Corriere della Sera e dal 1982 fino alla morte pubblicò su l'Espresso e La Repubblica.

 

È cospicua la produzione giornalistica di Antonio Cederna, dedicata interamente alla conoscenza dei paesaggi e dell'urbanistica italiana, in cui si fa urgente la denuncia di situazioni di degrado, incuria e anche di illegalità. Per rendere fruibile questa preziosa documentazione, oltre alla digitalizzazione del materiale cartaceo, è stato necessario inquadrare le fonti in una cornice che permettesse il facile accesso ma anche la visualizzazione immediata e contestualizzata. Ciò è stato possibile grazie a una Story Map, una applicazione web che consiste in uno strumento di storytelling online, il quale permette di unire e far dialogare testi, mappe geografiche e altri contenuti multimediali.

 

Attraverso la narrazione della Story Map del sito "I paesaggi di Antonio Cederna" è possibile, quindi, conoscere la biografia del giornalista attraverso testimonianze scritte, audio, video e anche fonti cartografiche ma, soprattutto, si ha accesso ai suoi scritti, ordinati in 6 tematiche e georeferenziati (a cui, cioè, sono state attribuite coordinate geografiche) in apposite mappe da cui è possibile capire quali aree geografiche sono state maggiormente trattate.

 

I Paesaggi di Antonio Cederna StoryMap

 

 

C'è la mappa riferita alle città (tutela dei centri storici e pianificazione) tramite cui consultare oltre 250 articoli firmati da Cederna tra il 1951 e il 1995 e interamente dedicati alla tutela dei centri storici e alla pianificazione della città moderna. Si passa, in seguito, ai paesaggi (la salvaguardia di litorali, fiumi, boschi), più di 300 articoli di cui quasi la metà sono dedicati alla difesa delle coste dalla speculazione, 68 all'inquinamento o allo sfruttamento intensivo di laghi e fiumi, 92 alla difesa dei paesaggi alpini e delle aree interne. Non manca materiale sulla difesa del suolo e delle aree naturali protette o da proteggere come anche scritti sul patrimonio artistico italiano, "un patrimonio in condizioni di abbandono, poco e male tutelato, affidato a usi impropri, lasciato senza finanziamenti". Infine vi sono la mappa riferita agli oltre 1000 articoli su Roma e provincia, conservati presso l'Archivio Cederna, e quella sui reportage dall'estero che "offrono una sorta di controcampo alle vicende italiane, la lezione dei 'paesi civili' in materia di urbanistica, periferie, verde urbano, aree attrezzate".

 

È emozionante leggere gli articoli e realizzare quanto Antonio Cederna abbia combattuto per un Paese migliore, in cui l'ambiente venisse salvaguardato e i beni culturali fossero protetti e valorizzati. Una battaglia che, ancora oggi, stiamo affrontando. L'esempio di questo giornalista ci deve dare il coraggio per continuare a difendere natura e bellezza, senza mai stancarci, proprio come ha fatto lui dal 1949 al 1996, anno in cui morì. Scrisse sul Corriere della Sera nel 1976: "Non si può conservare e difendere ciò che non si conosce: è questa ignoranza che favorisce la degradazione che ogni giorno lamentiamo del patrimonio storico, artistico e ambientale". La sua lezione non rimarrà inascoltata.

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   settembre-ottobre 2018

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