Sapere Scienza

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Armi, acciaio e neutroni

18 Luglio 2016 di 

 

Mostra di riproduzioni di armi medievali “Media Aetas Duellatorum” a cura dell’Associazione Accademia Federico II di Oria

 

È estate e in molti paesi della nostra penisola fervono i preparativi per eventi legati alla rievocazione storica di epoca medioevale. Tornei, palii, accampamenti in cui vedrete contadini vestiti con abiti poveri e consunti curare la terra e gli animali da cortile, belle e ricche dame corteggiate da giovani forti e coraggiosi e, soprattutto, cavalieri pronti a sfoderare le proprie spade per esibirsi in duelli dal ritmo incalzante. Chi si preoccupa di ricostruire usi e costumi dell’epoca porge particolare attenzione affinché tutto sia filologico, rispetti cioè la verità storica nei minimi dettagli. Anche le armi dovrebbero essere costruite con la stessa tecnica e gli stessi materiali. Cosa c’è di meglio di un po’ di scienza per assicurarsi di non proporre al pubblico entusiasta un falso storico?

 


In principio fu il rame di punte di freccia, lame e monili, poi si passò al bronzo con le sue asce, i falcetti e le punte di lancia. Infine arrivò il ferro per spade, scudi e pugnali. L’ultima fase dell’età dei metalli è la prosecuzione di una ricerca nello sviluppo dell’industria delle leghe che, in realtà, non ha mai avuto fine. Il ferro era resistente, sì, ma facilmente ossidabile e poco duro. Per le armi ci voleva qualcosa di diverso che si rivelò essere l’acciaio.

 

Vulcano Armi Enea Eneide


Vulcano forgia le armi di Enea, Eneide, (BNF Latin 7939 A, fol. 156), 1458

 

L’acciaio è una lega – miscuglio omogeneo di più elementi in cui in percentuale maggiore c’è sempre un metallo - ottenuta dalla fusione di minerali di ferro con il carbonio e altri elementi che ne possano aumentare la resistenza meccanica e migliorarne le proprietà. Estremamente diffuso, venne adoperato per forgiare armi. La sua composizione, i metodi di fusione e lavorazione fecero la differenza per quanto riguarda la qualità degli oggetti in cui fu impiegato.

 


Lo studio descritto nell’articolo Ancient and historic steel in Japan, India and Europe, a non – invasive comparative studing using thermal neutron diffraction, pubblicato su Analytical and Bioanalytical Chemistry, ci spiega le differenze legate alla manifattura delle armi più celebri in Eurasia e lo fa senza scalfire minimamente le superfici per raccoglierne campioni. Esamina le caratteristiche delle antiche armi a disposizione sfruttando l’interazione tra la materia e i neutroni. Sì, proprio le particelle di carica neutra che si trovano nel nucleo degli atomi.

 


La diffrazione dei neutroni – prodotti in appositi reattori - è un fenomeno in parte accumunabile alla diffrazione dei raggi X, di cui abbiamo già parlato in un precedente post. Per quanto riguarda l’analisi di oggetti metallici quali armi, con questa tecnica è possibile indagare le caratteristiche della lega nelle differenti parti dell’oggetto, trovare eventuali inclusioni di scorie e comprenderne lo stato di ossidazione. Tutto questo costituisce i mattoni grazie ai quali possono essere ricostruiti i procedimenti di fusione dei minerali adoperati, la lavorazione della lega e lo stato di conservazione dei manufatti.

 

Grazzi Civita 2011


Fotografie di alcuni dei reperti analizzati e dei punti di misura adoperati nella ricerca descritta in F. Grazzi, F. Civita, A. Williams, A. Scherillo, E. Barzagli, L. Bartoli, D. Edge, M. Zoppi, Ancient and historic steel in Japan, India and Europe, a non – invasive comparative studing using thermal neutron diffraction, Analytical and Bioanalytical Chemistry, 400, 1493-1500, (2011) a. Una freccia di una balestra italiana; b. Una canna di pistola turca; c. Un frammento di lama di una spada indiana; d. Due spade giapponesi, la tachi (sopra) e la katana (sotto).

 


Senza danneggiare le katane giapponesi del periodo Koto (XII-XVI sec. ), le spade dell’Impero Moghul indiano (XVII-XIX sec.), le canne di fucile dell’Impero Ottomano (XVII sec.) e le punte di freccia e le balestre del Basso Medioevo (XV sec.) gli studiosi hanno scoperto, ad esempio, che i fabbri turchi e italiani ottenevano un acciaio con una percentuale di carbone più bassa rispetto quella degli indiani e dei giapponesi - i quali possedevano, quindi, leghe più resistenti - o che, proprio le katane, erano lavorate a lungo per arrivare al loro ormai mitico aspetto finale.

 


Questi sono solo alcuni degli aspetti che possono essere studiati e di cui i rievocatori possono fare tesoro per poter costruire spade, scudi e armature. Una tecnologia del presente può aiutare a riportare in vita storie e mestieri del passato.

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

9788822094445   luglio-agosto 2020

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