Sapere Scienza

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Allattamento al seno e svezzamento: sono argomenti che interessano le neo-mamme così come parte della comunità scientifica. I tempi e i modi di queste fasi della nutrizione del bambino sono da tempo oggetto di studio e, sapere come si procedesse anche in un passato remoto, riveste un grande valore nella ricostruzione della storia ed evoluzione delle società. Un indizio di quello che accadeva è arrivato a noi dall'Età del Ferro, sotto forma di biberon in ceramica.

 

Capire come vivevano i bambini in epoche passate apre una finestra sulla società a cui appartenevano: si possono ricavare informazioni su demografia, salute, natalità, mortalità e fertilità di una popolazione. Nella preistoria la maniera di nutrire i più piccoli esercitava profonde ripercussioni sul loro benessere sociale e biologico e vi era un ventaglio di differenti scelte riguardo l'allattamento al seno e lo svezzamento, tutte testimoniate da ricerche etnografiche, storiche e sociali.

 

Il latte materno dona al bambino tutti i nutrienti necessari alla crescita nei primi 6 mesi di vita, insieme ad altri componenti biologici capaci di proteggerlo da eventuali patogeni e di svilupparne il sistema immunitario. L'introduzione di altri cibi (molto nutrienti e facilmente digeribili) durante la fase di svezzamento è una prerogativa degli esseri umani: proprio intorno al sesto mese di vita, il bambino ha bisogno di più energia rispetto a quella data dal solo latte della madre e deve anche iniziare a esercitare la masticazione, il gusto e la digestione.

 

Le donne delle comunità di cacciatori-raccoglitori allattavano per molti anni ma, con l'avvento di un'esistenza sedentaria, da agricoltori e allevatori, e la disponibilità di cibi adatti a svezzare come latte animale e cereali, accorciarono il periodo di dipendenza dal latte materno. Un'esigenza, quella di svezzare, che forse crebbe con l'incremento delle nascite e la riduzione dell'intervallo di tempo tra un parto e l'altro. Lo svezzamento, probabilmente, iniziava intorno ai 6 mesi e terminava tra i 2 e i 3 anni.

 

Ora esistono i biberon, in cui mescolare uno specifico latte e biscotti. Quali erano, invece, i contenitori a disposizione per le mamme della preistoria? Sono stati ritrovati piccoli vasi in ceramica, di molte forme e dimensioni -  tra cui alcuni dall'aspetto di animali - con piccolissimi fori laterali. Questa caratteristica faceva sì che il liquido contenuto potesse essere succhiato. Questi oggetti erano parte di siti archeologici del Neolitico (i primi ritrovamenti in Germania sono datati 5500-4800 a.C.) per poi essere registrati con più frequenza nell'Età del Bronzo e nell'Età del Ferro, in Europa Centrale. Alcuni erano conservati in sepolture di bambini. Un dubbio, però, si era affacciato alla luce dei ritrovamenti: quegli strani bicchieri sono biberon preistorici o erano utilizzati per dar da bere ad anziani e infermi?

 

Gli scienziati sono riusciti ad analizzare le tracce presenti sulla superficie e nei pori della ceramica dei vasi provenienti dalle sepolture dei cimiteri di Dietfurt-Tankstelle e Dietfurt-Tennisplatz, in Baviera (Germania), parte di un più ampio complesso della prima Età del Ferro, risalente a circa 800-450 anni prima di Cristo. Sono state effettuati esami sulle molecole e isotopi presenti e i dati hanno svelato che in quei recipienti veniva versato latte di ruminanti, bovini, pecore o capre. Siamo in presenza di quelli che potremmo definire biberon preistorici.

 

Julie Dunne, autrice principale della ricerca, descritta in un articolo pubblicato su Nature, ha spiegato: "Questi piccolissimi, evocativi vasi ci danno preziose informazioni su come e cosa mangiassero i bambini migliaia di anni fa, fornendoci una connessione reale con le madri e i bimbi del passato. Contenitori simili, nonostante siano rari, sono comparsi in altre culture preistoriche (come quelle di Roma e dell'antica Grecia), in giro per il mondo. Idealmente ci piacerebbe condurre uno studio su un areale geografico più ampio e capire se servissero allo stesso scopo".

 

Nella preistoria, quindi, le donne cercavano modi per poter svezzare i figli con altri alimenti ma lo studio ci permette di riflettere anche sui rischi di questi tentativi: alimenti supplementari potevano non essere adatti alle esigenze nutrizionali dei bambini o essere portatori di infezioni o altri patogeni. Del resto un latte non pastorizzato porta con sé il rischio di contaminazioni e la trasmissione di malattie.

 

Come lo stesso articolo di Nature riporta, pur tenendo conto di questi pericoli, scoprire che le mamme utilizzassero biberon di latte animale per svezzare i propri bambini ci dona uno sguardo sull'esistenza delle famiglie preistoriche, sulle loro risposte alla sfida di nutrire e svezzare la prole in una delle fasi più delicate e difficili del ciclo della vita umana.

 

Credits immagine: foto di rawpixel.com da Pexels

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   settembre-ottobre 2019

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