Sapere Scienza

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Esercito di Terracotta, qual è il vero segreto della conservazione delle sue armi?

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Per quarant'anni, da quando venne ritrovato negli anni '70, l'Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang, è stato per gli scienziati una dimostrazione dell'altissimo livello raggiunto dall'artigianato cinese già nel III secolo avanti Cristo. È per questo motivo che, osservando lo stato di conservazione delle sue armi in bronzo e registrando la presenza di cromo in alcuni campioni provenienti da quei reperti, gli archeologi hanno immaginato che quelle menti e quelle mani, così attente e sapienti, fossero state in grado di ideare e utilizzare il primo trattamento anticorrosione della storia. Nel corso degli anni, con lo studio e l'avvento di nuove tecnologie, qualche dubbio su questa teoria è sorto e ora, nuove analisi hanno rivelato che i motivi per cui il tempo non ha quasi distrutto l'arsenale di quell'esercito, eterno e silente, non è racchiuso in una superficie cromata.

 

Vi avevo già parlato di questo eccezionale ritrovamento archeologico che sembra non finire mai di stupirci. L'Esercito di Terracotta, dissepolto presso Xi'an, in Cina, è costituito da più di 2000 soldati di terracotta a grandezza naturale, collocati in tre grandi fossati all'interno del mausoleo di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina unificata. Una delle caratteristiche impressionanti di questo sito è che i combattenti sono stati equipaggiati con armi vere, funzionanti, forgiate in bronzo. Questi oggetti, al momento dello scavo, hanno mostrato di essere eccezionalmente ben conservati e a un primo esame, la presenza di cromo ha fatto sì che gli studiosi teorizzassero che fossero stati oggetto di un trattamento superficiale anticorrosione.

 

Alcuni scienziati hanno, però, iniziato a dubitare di questa versione. Già due studi precedenti avevano messo in luce nuove ipotesi, grazie ad osservazioni metallurgiche sul bronzo. Quest'ultimo è una lega, un materiale ottenuto miscelando tra loro due o più metalli (per il bronzo, rame e stagno) e altri elementi che donano migliori caratteristiche al prodotto finale. In questo specifico caso, la superficie si è mostrata compatta e particolarmente ricca in stagno, che agisce come una vera e propria barriera contro la corrosione. Inoltre, secondo gli stessi autori, il cromo ritrovato era in realtà una contaminazione proveniente dal suolo che riempiva i fossati. Il nuovo team, forte di strumenti e tecniche più potenti, ha esaminato le armi giungendo ai risultati pubblicati su Scientific Reports.

 

Esercito Di Terracotta Cromo Dettaglio Spada

 

Dettaglio di una impugnatura e della lama di una delle spade dell'Esercito di Terracotta. Nella maggior parte delle spade analizzate, la più alta concentrazione di cromo è stata rilevata nella guardia (un elemento dell'elsa) e altre giunzioni, le quali erano a contatto con i componenti organici laccati. Credits: Zhao Zhen

 

Con fluorescenza a raggi X portatile, microscopio a scansione elettronica e spettroscopia Raman, gli studiosi hanno confermato che la superficie di spade, lance, punte di frecce e parti di balestra possedevano una concentrazione superiore di stagno, dalla funzione anticorrosiva, e che, invece, il cromo era uno degli ingredienti della lacca che ricopriva i guerrieri e le parti in materiale organico (legno, bambù) dell'arsenale. Forse, durante la preparazione della lacca, gli artigiani aggiungevano dell'allume di cromo (KCr(SO4)2) o dei sali di cromo solubili in acqua. L'allume di cromo era tradizionalmente adoperato come agente conciante (per rendere impermeabili e imputrescibili le fibre) nel trattamento del cuoio: gli ioni di metallo accelerano la polimerizzazione e l'indurimento della lacca e, probabilmente, chi ha lavorato all'Esercito di Terracotta aveva notato questo fenomeno e lo voleva sfruttare anche in questo caso. Tenendo conto anche di ulteriori dati sulle concentrazioni degli elementi e con campionamenti effettuati in diverse zone delle armi, si è potuto accertare che il cromo era, quindi, una contaminazione proveniente dalle parti velate di lacca.

 

Ma c'è un altro motivo per cui le armi sono in buone condizioni nonostante il trascorrere dei secoli: le caratteristiche del terreno in cui erano sepolte. Il pH basico e il basso contenuto di sostanze organiche hanno evitato la formazione di acidi, mentre la granulometria fine, la dimensione estremamente minuta delle particelle di cui è composto il suolo, ha protetto gli oggetti dall'aria e dall'umidità. Questa ipotesi è stata ulteriormente verificata da un esperimento: i ricercatori hanno sottoposto a invecchiamento campioni di bronzo trattati e non per 4 mesi, alcuni sottoposti alle condizioni del sito di Xi'an, altri a quelle di un "comune" suolo inglese. I risultati hanno confermato che il fattore chiave della conservazione del bronzo era proprio nelle caratteristiche del suolo, a prescindere dalla superficie "cromata".

 

La nuova spiegazione non riduce la bellezza e l'eccezionalità dell'Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang e neanche la bravura degli artigiani che vi hanno lavorato: non saranno stati gli inventori del primo trattamento anticorrosione a base di cromo ma hanno mostrato di padroneggiare tante altre tecnologie.

 

Credits immagine: Xia Juxian

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

Copertina   marzo-aprile 2019

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