Sapere Scienza

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“Father and son” è il titolo di una canzone del 1970, scritta e interpretata dall’inglese Cat Stevens. Il testo riporta un dialogo tra padre e figlio, una rappresentazione dello scontro generazionale intrisa di amore e incomprensione. Potremmo dire che questo è lo stesso fil rouge del primo video gioco prodotto e distribuito nel mondo da un museo di arte antica, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che – forse per caso – porta lo stesso nome del famoso brano.

 


 


Father and Son – “La lettera di un padre a suo figlio” (Trailer in italiano)

 


In un precedente post ho già scritto dell’importanza dei videogiochi come strumenti di valorizzazione del patrimonio culturale e questa è l’ennesima prova che il matrimonio tra gamification e beni culturali è un’unione felice. Sono il MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e TuoMuseo, un’associazione culturale/impresa sociale che si occupa di innovazione culturale attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie, ad aver dato vita a Father and Son.

 

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Screenshot del videogioco Father and Son. Fonte: http://www.fatherandsongame.com/

 


Scaricando gratuitamente l’applicazione da iTunes o da Google Play, si verrà catapultati nel bel mezzo di una storia dai tratti fortemente emozionali. Vestiremo i panni di Michael, un giovane artista con una vicenda famigliare legata a Napoli e al suo museo archeologico: suo padre, Federico, era l’archeologo responsabile dei reperti conservati nel MANN. Un lavoro svolto in maniera tanto viscerale da non lasciar spazio agli affetti. Prima di morire, Federico scrive una lettera al figlio invitandolo a conoscere tutto ciò che lo ha tenuto lontano da lui e sua madre, in un estremo tentativo di essere compreso.

 


Inizia così un fantastico viaggio in una Napoli multicolore, resa vivida dalle grafiche dipinte a mano dall’artista Sean Wenham. Con gli occhi di Michael, per cui le collezioni saranno veri e propri varchi temporali, visiteremo l’antico Egitto, proveremo il terrore vissuto dai cittadini di Pompei ed Ercolano a poche ore dall’esplosione del Vesuvio del 79 d.C. e passeggeremo nel capoluogo partenopeo dell'età borbonica.

 

FatherAndSonScreenshotNapoli


Screenshot del videogioco Father and Son. Fonte: http://www.fatherandsongame.com/

 


Cosa rende questo videogioco una carta vincente per la promozione di beni culturali e, più in generale, del turismo? Oltre a essere estremamente coinvolgente e a stimolare il desiderio di visitare Napoli dal vivo, con le sue giornate illuminate dal caldo sole del Mediterraneo, la sua gente sempre pronta a chiacchierare e dispensare consigli, ai suoi caffè, al suo tessuto urbano e al suo ricco tesoro di chiese, edifici storici e musei, l’applicazione ha al suo interno una funzionalità in grado di far dialogare lo spazio virtuale con quello reale: una volta attivato il Gps dello smartphone nei pressi del MANN, saranno sbloccate nuove location. Quindi, per poter gustare nella sua completezza l’esperienza ludica, è necessario interagire con il mondo tangibile e recarsi in carne e ossa al museo.

 

MuseoArcheologicoNazionalediNapoli


Museo Nazionale Archeologico di Napoli Fonte: Istvánka di Wikipedia in ungherese - Trasferito da hu.wikipedia su Commons da Istvánka utilizzando CommonsHelper., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7247286

 


Alla realizzazione di questo innovativo strumento di conoscenza hanno contribuito, per i contenuti, il direttore del MANN Paolo Giulierini e Ludovico Solima (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”) mentre, per la parte tecnologica e artistica, hanno prestato le proprie competenze al progetto Fabio Viola (Electronic Arts Mobile, Vivendi Games Mobile), Alessandro Salvati (autore di ADON Project e Anxiety Attack), Arkadiusz Reikowski (compositore delle musiche di Kholat e Layers of Fear) e Joan Carles Vegas.

 


Al termine della sua avventura, Michael riuscirà a perdonare il padre esplorando le meraviglie archeologiche e artistiche che lo hanno tenuto lontano da lui? Lo potrete sapere solo giocando!

 

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   maggio-giugno 2019

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