Sapere Scienza

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Giorni di un futuro passato

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Milano dall’alto, in uno dei giorni di emergenza smog del 2015. Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/12/23/foto/emergenza_smog_milano_assomiglia_sempre_di_piu_a_pechino-130055185/1/#1

 

Questa settimana ho preso in prestito il titolo di un celebre film sui mutanti protagonisti dei fumetti della Marvel Comics, gli X-Men, per parlarvi di come l’archeologia possa aiutarci a cercare soluzioni per i tempi che verranno. Gli scavi, i resti umani, lo studio sistematico di dati ricavati da documenti antichi, possono essere i pezzi di un puzzle in grado di mostrarci gli errori da non commettere nuovamente e di suggerirci nuove soluzioni per la nostra sopravvivenza. La sopravvivenza della specie umana in un mondo sempre più urbanizzato, in un Antropocene – l’attuale era geologica, dominata dall’azione dell’Uomo sulla Natura - che ha modificato gli equilibri del nostro Pianeta.

 


La rivoluzione neolitica ha cambiato per sempre l’esistenza dell’Homo sapiens, ha contribuito alla sua evoluzione culturale, è stato il primo passo verso la costituzione di grandi centri urbani, agglomerati che hanno divorato i grandi spazi verdi, sino ad arrivare a quello che sembra il punto di saturazione. L’allontanamento dalle campagne, la vita in città, sono veramente da considerarsi il male assoluto? Ha cercato di rispondere a questo interrogativo Brenna Hassett, archeologa, autrice del libro Built on Bones – 15,000 Years of Urban Life and Death (Costruito sulle ossa – 15.000 anni di vita e morte urbani) e dell’articolo a esso ispirato, pubblicato su The Guardian, A tale of four skulls: what human bones reveal about cities (Un racconto di quattro teschi: cosa ci rivelano riguardo le città le ossa umane).

 

cranio ritrovato a Londra, 2013


Un cranio ritrovato in uno scavo, Londra, 2013. Fonte: http://news.nationalgeographic.com/news/2013/10/131003-roman-skulls-london-boudicca/

 


L’analisi dei resti umani rinvenuti nel sottosuolo delle città, appartenenti a storie di centri popolati da migliaia di anni, ci raccontano che gli episodi di violenza sono parte della natura umana, fuori e dentro le mura cittadine, e che la maggiore incidenza di malattie, come la sifilide – che a partire dal XV secolo fino al XX secolo terrorizzò l’Europa – non aveva un legame così stretto con i nuovi stili di vita. Sì, ci sono molti decessi dovuti alle condizioni di lavoro a volte disumane, inizialmente non regolamentate da opportune leggi ma la società ha fatto enormi passi avanti in questo ambito.

 


Come fare, però a capire, quali potrebbero essere gli scenari futuri? È interessante, a questo proposito, leggere l’articolo pubblicato su Nature – Scientific Data, Spatializing 6,000 years of global urbanization from 3700 BC to AD 2000 (Distrbuire nello spazio 6000 anni di urbanizzazione globale dal 3700 a.C. al 2000 d.C.). Come erano distribuite globalmente le città? Quante persone ci vivevano e qual era l’interazione tra centro urbano e territorio, a scala locale e regionale? Per poter provare a far previsioni, costruire un andamento, è necessario raccogliere un gran numero di dati e proprio questo è stato fatto dai ricercatori dell’Università di Yale e dell’Università di Canterbury.

 

Studi storici e archeologici sull'urbanizzazione


Frequenza temporale e spaziale dei punti di cui si è a conoscenza della popolazione, a livello di città per i differenti periodi di tempo analizzati. Fonte: M. Reba, F. Reitsma, K.C. Seto, Spatializing 6,000 years of global urbanization from 3700 BC to AD 2000, Nature – Scientific Data (2016)

 


Per ottenere informazioni quali lo sviluppo spaziale e la densità di popolazione in un intervallo di tempo in cui questo tipo di dati non veniva registrato sistematicamente - tra il 3000 a.C e il 2000 d.C. – gli studiosi hanno digitalizzato, trascritto e conferito coordinate geografiche a fonti storiche, archeologiche e a vecchi censimenti riportati nei testi dello storico Tertius Chandler, Four Thousand Years of Urban Growth: A Historical Census (Quattromila anni di crescita urbana. Un censimento storico, 1987) e dell’esperto di scienze politiche George Modelski, World Cities: -3000 to 2000 (Città del mondo: da -3000 a 2000, 2003). Questo set di dati contribuirà a ricostruire la posizione e le dimensioni della popolazione urbana mondiale negli ultimi 6000 anni e potrà darci utili indizi sull’andamento futuro del fenomeno dell’urbanizzazione.

 

Cosa dovremmo aspettarci? Possiamo permetterci spiragli di luce in un avvenire che sembra più grigio che mai? Sempre Brenda Hassett, nel suo articolo, ci fa ben sperare, ricordandoci che con lo sviluppo urbano sono nati anche tanti movimenti che hanno combattuto per rendere le città più sicure, più pulite e luoghi in cui fossero applicati principi di uguaglianza. In altre parole posti più sostenibili. Cosa significa questo? La storia è maestra di vita e noi uomini abbiamo tutti gli strumenti per rendere migliori i nostri “giorni di un futuro passato”.

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

Copertina   marzo-aprile 2019

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