Sapere Scienza

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I fossili di Darwin: un viaggio 3D alla scoperta di una storia lontana

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Le collezioni di fossili che possiamo ammirare nelle vetrine dei musei di storia naturale non sono solo i resti della storia della Terra e di piante e animali che la abitavano in un passato remoto. Spesso custodiscono anche il racconto dell’esistenza di chi li ha trovati, collezionati, studiati e conservati. Questo è sicuramente il caso dei fossili di Darwin, custoditi dal Natural History Museum di Londra e ora protagonisti di un interessante progetto di digitalizzazione.

 

Stanco della facoltà di medicina, un giovane appassionato di scienze naturali e geologia decise di partire a bordo di un brigantino chiamato Beagle, per una navigazione che avrebbe toccato le Isole di Capo Verde, le Isole Falkland, le coste del Sud America, le Isole Galápagos e l'Australia. Una spedizione cartografica e la richiesta di un naturalista che descrivesse le specie animali e vegetali era l’occasione giusta per seguire le proprie attitudini. Quel ragazzo era Charles Darwin che stava per affrontare il viaggio della sua vita: un’esplorazione di cinque anni, dal 1831 al 1836. L’osservazione dei cambiamenti nella distribuzione della composizione delle specie, della loro estinzione, delle modificazioni geologiche e ambientali, pose le basi per i conseguenti studi scientifici che avrebbero portato alla pubblicazione della teoria dell’evoluzione, nel 1859.

 

Tra i migliaia di campioni di piante, animali, rocce e fossili raccolti da Darwin, c’erano anche alcuni reperti di antichi mammiferi: 100 tra ossa e frammenti, con datazioni comprese tra 10.000 e 500.000 anni fa. Erano la testimonianza della presenza di una fauna “ciclopica”: ne sono esempi il cranio di Toxodon platensis, un mammifero estinto del Sud America (parente lontano dei rinoceronti) o i resti di Megatherium, un ormai scomparso bradipo terricolo gigante.

 

Questi reperti che tanto avevano emozionato Charles Darwin, stimolandone oltre modo la curiosità e il desiderio di scoprire la storia della vita sulla Terra, sono ora nelle mani dei conservatori del Natural History Museum di Londra. Sono oggetti ancora al centro dell’interesse di studiosi e semplici curiosi ma preservarne la materia è un compito sempre più difficile. Una delle soluzioni per garantirne la fruizione, mantenendo tutte le informazioni che il fossile conserva in sé (pensate anche solo alla forma e alle alterazioni della superficie, legate all’anatomia dell’animale ma anche all’azione del tempo), è la loro digitalizzazione. È nato così il progetto, finanziato dalla Hartnett Conservation Trust e dalla Leche Trust, che prevede la scansione laser e la ricostruzione 3D dei fossili di Darwin.

 

 

Gli scopi di questo programma, sviluppati non solo in un’ottica di conservazione ma anche in quella di promozione e controllo delle tecniche diagnostiche, sono:

  • la produzione di modelli digitali in tre dimensioni di una selezione di fossili della collezione di Darwin da rendere disponibili online gratuitamente;
  • la condivisione della conoscenza legata ai campioni;
  • l’analisi delle limitazioni della tecnologia utilizzata al fine di tenerne conto nelle digitalizzazioni future;
  • l’esplorazione di piattaforme per la distribuzione di modelli 3D;
  • la raccolta di feedback riguardanti i benefici della digitalizzazione della collezione e la comprensione di come quest’ultima contribuisca all’apprendimento e alla ricerca.

 

Naturalmente ora parte della collezione è anche a nostra disposizione sulla pagina ufficiale del Natural History Museum della piattaforma SketchFab. Esaminare questi fossili al PC non sarà come averli scovati in America meridionale durante l’esplorazione di terre sconosciute a bordo della Beagle ma forse, conoscerne l’aspetto e la storia, ci restituirà parte del brivido che il suo collezionista, Charles Darwin, avrà provato tenendo tra le mani queste straordinarie testimonianze di un passato lontanissimo.

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   marzo-aprile 2018

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