Sapere Scienza

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Anelli preparati con un impasto di cereali finemente macinati e acqua, in seguito cotti. Vi ricordano qualcosa? Chi di voi ha origini meridionali o abita in Puglia avrà pensato sicuramente ai taralli, golosissimi snack tipici del territorio. E se vi dicessi che, invece, sono stati ritrovati in un sito archeologico austriaco e che gli studiosi sospettano abbiano avuto una funzione rituale?

 

I resti bruciati di "taralli" sono stati ritrovati nel sito di Stillfried an der March, in Austria: un'area di circa 23 ettari che, in un lontano passato, ha rivestito un ruolo centrale come zona fortificata dell'Età del Bronzo (soprattutto tra il X-IX secolo a.C.): era il luogo in cui erano conservate le scorte di grano, in cui c'era la produzione di tessuti e metalli, sotto il controllo dei gruppi di potere locali. Ben 100 fosse/silo erano state scavate nella zona e, in una di queste, gli archeologi hanno raccolto 3 cerchi composti di un impasto organico del diametro compreso tra i 2,6 e i 3,6 centimetri, insieme ad anelli in argilla più grandi, di circa 7 centimetri. Trovare del materiale organico in uno scavo archeologico è un'eventualità molto rara data la facilità di deperimento. In questo caso il buono stato di conservazione è dipeso dalla modalità di deposizione: gli anelli sono stati posti intatti sulla base della fossa e poi ricoperti in maniera tale che non vi fossero rideposizioni o altri danni. Si può pensare a un posizionamento intenzionale di questi oggetti. Ma perché? Avevano un valore particolare?

 

Taralli Preistorici

 

Resti dei "taralli" preistorici. Credits immagine: ÖAW-ÖAI / N. Gail

 

I ricercatori sospettano che quelli rinvenuti siano "taralli sacri". Mi spiego meglio partendo dalle riflessioni contenute nel lavoro pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One riguardante questa ricerca.

 

Il cibo, come ho già affermato in altri articoli, è una parte rilevante della cultura, sia dell'identità individuale sia di quella collettiva delle persone. Un particolare aspetto dello studio degli alimenti è l'analisi dei processi di preparazione: la storia di molte comunità ci insegna che la mancanza di un ingrediente e l'introduzione o l'eliminazione di una specifica fase della ricetta può addirittura cambiare la funzione di un cibo, conferendogli le caratteristiche necessarie per un ruolo rituale. Pensate al pane azzimo della Pasqua ebraica e, allo stesso modo, al pane non lievitato dell'Eucarestia cristiana.

 

Gli scienziati hanno quindi deciso di analizzare i cerchi bruciati di questo sito della Tarda Età del Bronzo per capirne composizione e preparazione e poter così valutare se avessero un significato che va al di là del comune pasto.
Quei cerchi sono stati preparati con farina di grano e orzo, macinata finemente, impastati con acqua, non lievitati (si capisce dalla scarsa porosità), seccati all'aria o cotti a bassa temperatura, e a cui è stata data una forma intenzionale: dovevano, per questo motivo, avere un valore maggiore rispetto al cibo preparato quotidianamente. È comunque molto difficile ricostruire oggi una possibile funzione pratica di questi anelli e capire cosa li abbia bruciati in quel modo. Forse un incendio accidentale o un riempimento rituale della fossa in cui sono stati trovati. Non è dato saperlo. Non ci sono altri studi di ritrovamenti simili per un confronto, ma si può procedere per approssimazioni. Infatti questi piccoli cerchi somigliano ai pesi in argilla usati per i telai dei tessitori e questi ultimi sembrano possedere aspetti relegati al culto - erano oggetti per le sepolture - in alcuni luoghi dell'Europa centrale proprio della Tarda Età del Bronzo.

 

Purtroppo, per ora, non possiamo ancora conoscere la storia di questi strani cerchietti che ci ricordano tanto i taralli pugliesi (ma anche i bagel polacchi, i sushki russi, i simit turchi e i koulouria greci). L'unica certezza è che il solo rito a cui possiamo attualmente associarli è quello dell'aperitivo.

 

Credits immagine: foto di Ulrike Leone da Pixabay

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   settembre-ottobre 2019

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