Sapere Scienza

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La diffusione dei gatti...prima dei social network

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Fonte: www.gcomegatto.it

 


Amati, invidiati, temuti, estremamente coccolati, incredibilmente cercati e diffusi in rete. Sono i nostri gatti, secondo animale domestico preferito dagli italiani: nel 2015 il 49,7% ospitava nella propria casa un felino. Come possiamo immaginare non sono sempre stati al nostro fianco: un tempo erano animali selvatici e solo successivamente hanno iniziato ad aiutare l’Uomo. Come e quando questo è accaduto? L’archeologia e la biologia stanno ricostruendo il lungo percorso che ha portato alla domesticazione e diffusione dei gatti in tutto il mondo.

 


Abbiamo usato l’aggettivo “domestico”, ma cosa significa esattamente domesticazione? Un animale domestico è modificato selettivamente dall’Uomo, nascendo e crescendo in cattività. Il processo vero e proprio di domesticazione porta alla trasformazione degli animali in individui che siano “utili” per l’essere umano ed è proprio questo il motivo per cui gli animali domestici sono diversi sotto molti aspetti rispetto ai loro progenitori selvatici. Potremmo schematizzare la domesticazione in due fasi principali: l’Uomo seleziona gli animali secondo i propri criteri, differenti da quelli dell’evoluzione naturale, e gli animali, a loro volta, rispondono alla pressione selettiva alterata adattandosi alle forze presenti nell’ambiente non selvatico (Napolitano, De Rosa e Grasso, Comportamento e benessere degli animali in produzione zootecnica, Aracne editrice, 2007).

 

mummia gatto


Fonte: Justin Ennis/Flickr Tra i DNA analizzati vi sono quelli dei gatti mummificati dagli egizi. Questo animale era considerato sacro e spesso offerto in voto agli dei.

 


Recentemente una genetista evoluzionista, Eva-Maria Geigl dell’Istituto Jacques Monod di Parigi, ha analizzato il DNA dei resti di 209 gatti ritrovati in più di 30 siti archeologici presenti in Europa, in Medio Oriente e in Africa, riuscendo a ricoprire un intervallo di tempo molto ampio, compreso tra il Mesolitico – agli albori della nascita dell’agricoltura - e il XVIII secolo. Leggere il libretto delle istruzioni di questi antichi animali è servito a capire quanto fossero vicini alle attuali specie di gatti, addomesticati, rispetto ai loro antenati selvatici. Inoltre questi dati, opportunamente letti e integrati con le fonti storiche e archeologiche, hanno permesso di comprendere quando e come il gatto si sia avvicinato alle attività umane fino a divenire un compagno di vita, proprio come il cane.

 


Secondo i ricercatori i gatti si sono diffusi nel mondo in due ondate. La prima risale al momento in cui l’agricoltura ha fatto la sua comparsa nel Mediterraneo orientale e in Turchia, proprio dove vivevano gli antenati del gatto domestico (Felis silvestris). Probabilmente i primi depositi di granaglie avevano attirato topi, uno dei pasti preferiti dei felini selvatici. Avere qualcuno che cacciasse i roditori dai magazzini di grano era sicuramente un vantaggio per gli agricoltori dell’epoca che, osservando tutto questo, iniziarono il processo di domesticazione.

 


La seconda ondata avvenne migliaia di anni dopo, in un’altra situazione in cui la leggendaria lotta tra gatto e topo non era affatto trascurabile: parliamo delle navi che si occupavano di commerci e in cui il controllo della popolazione dei roditori a bordo era di vitale importanza. I ricercatori hanno ritrovato tracce “egiziane” nel DNA delle spoglie di gatti ritrovate in Bulgaria, Turchia e Africa subsahariana, di un periodo compreso tra il IV secolo a.C. e il IV secolo d.C. DNA egiziano è stato rintracciato proprio nei resti di un gatto presenti in un sito vichingo del nord della Germania datato tra il 700 e il 1000 d.C.

 


Per molto tempo i ricercatori hanno creduto che i primi gatti addomesticati fossero comparsi 4000 anni fa in Egitto ma dopo la scoperta di ossa feline in una sepoltura umana cipriota di ben 9500 anni fa e di un gatto domestico egiziano risalente a 6000 anni fa, le carte in tavola sono cambiate. Nonostante, come ben sappiamo, i nostri amici gatti abbiano conservato alcune caratteristiche della loro vita selvatica, ci accompagnano ormai da millenni, molto meno per un fine prettamente utilitaristico, molto di più per il fascino che esercitano su di noi e per la preziosa compagnia che sanno donarci.

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Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   settembre-ottobre 2019

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