Sapere Scienza

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Alcuni dei segreti del processo creativo e del modus operandi di Picasso sono stati rivelati attraverso tecniche appartenenti ad altre discipline: medicina e geologia hanno prestato - ancora una volta - le proprie tecnologie allo studio della storia dell’arte. Questo perché "gli strumenti sono gli stessi, le domande sono differenti" come spiega Francesca Casadio, direttore esecutivo di Conservazione e Scienza per l’Art Institute di Chicago, nell’articolo pubblicato nella sezione Scienza del New York Times, dedicato all’indagine su un dipinto e circa cinquanta statue del genio spagnolo.

 

Tra le opere analizzate c’è "La donna accovacciata" dipinta da Pablo Picasso nel 1902, durante il suo Periodo blu, e conservata negli spazi dell’Art Gallery of Ontario, a Toronto. Si aggiungono all’indagine 39 sculture in bronzo, realizzate tra il 1905 e il 1959, e 11 sculture in lamiera dipinta degli anni Sessanta, tutte provenienti dalla collezione del Musée Picasso di Parigi.

 

Donna Accovacciata di Picasso

 

Pablo Picasso. La donna accovacciata, 1902. Olio su tela, 101,3 x 66 cm. Art Gallery pf Ontario. Donazione anonima, 1963 © Picasso Estate

 

"La donna accovacciata" era già stata esaminata in precedenza, sottoponendola a semplice radiografie. Questo studio preliminare aveva mostrato l’esistenza di un precedente lavoro sotto lo strato pittorico: un paesaggio che Picasso ricoprì con le proprie pennellate. Le nuove tecnologie non invasive hanno permesso di approfondire la ricerca per comprendere qualcosa in più della storia di questa tela.

 

La combinazione di imaging iperspettrale nel campo del visibile e del vicino infrarosso e fluorescenza a raggi X ha svelato la tavolozza del pittore e i ripensamenti legati alla composizione dell’opera. Gli storici dell’arte hanno così scoperto come il Picasso abbia cercato di incorporare nelle curve della donna i contorni delle colline disegnate dal precedente proprietario del supporto e le esitazioni nel disegno del braccio destro del soggetto, alla fine coperto con il mantello. È stato anche possibile mappare i colori utilizzati: vedere dove fosse presente il blu di Prussia, il cromo del giallo, il cadmio degli arancioni e rossi o il piombo del pigmento bianco.

 

Abbiamo parlato di imaging iperspettrale. Avevamo già scritto di analisi per immagini multispettrali in un precedente post ma quale sarà la differenza tra le due tecniche? Si tratta sempre della raccolta di dati ottenuti dalla riflessione di determinate radiazioni dello spettro elettromagnetico da parte di una superficie, nel nostro caso pittorica. Se nell’analisi multispettrale però, si ottenevano numerose immagini - in scale di grigio o in falsi colori - legate a bande di lunghezze d’onda discrete, più o meno larghe e dai limiti definiti, con la modalità iperspettrale si avranno bande sottili su un range spettrale continuo, con informazioni riguardanti il dipinto nel visibile e in altre lunghezze d’onda, pixel per pixel. Ciò ci restituirà sia dettagli dell’immagine in sé, sia informazioni utili nell’identificazione e mappatura dei materiali di cui è costituita l’opera in analisi.

 

Mappa Elementi Pigmenti della Donna accovacciata di Picasso

 

Mappa di distribuzione di alcuni elementi caratteristici dei pigmenti presenti nei diversi strati pittorici de La donna accovacciata © Northwestern University/Art Institute of Chicago Center for Scientific Studies in the Arts (NU-ACCESS) Credits: © Northwestern University/Art Institute of Chicago Center for Scientific Studies in the Arts (NU-ACCESS)

 

Questa tecnologia è adoperata in geologia, per la ricerca dei minerali di interesse commerciale all’interno di carotaggi e persino in medicina, per la diagnosi di patologie quali retinopatia o edema maculare.

 

E le sculture in bronzo e lamina metallica? Gli studi che solitamente si effettuano su questo tipo di oggetti riguardano la composizione delle leghe: le percentuali di elementi presenti possono fornire indizi importanti su luogo e periodo storico in cui una scultura è stata fusa. In questo caso gli storici dell’arte desideravano sapere perché Picasso avesse deciso di fondere in bronzo (una lega di rame e stagno) le sue sculture, in un momento in cui i metalli non ferrosi erano rari e importanti a livello strategico: la Francia occupata della Seconda Guerra Mondiale.

 

Anche in questo caso è stata la fluorescenza a raggi X a dare risposte. Confrontando i dati con le fonti storiche, gli studiosi hanno scoperto che alcune delle sculture realizzate tra il 1941 e il 1942, senza il marchio della fonderia, erano state prodotte da Émile Robecchi. La composizione delle leghe utilizzate da questo artigiano subì variazioni significative dovute al periodo storico, legate alla scarsità di scorte di metalli grezzi, all’appropriazione da parte dei tedeschi di metallo non ferroso per la guerra e al riutilizzo di scarti metallici di oggetti in ottone (lega di rame e zinco) di uso ordinario: gli "ingredienti" del bronzo sono stati, quindi, il "marchio di fabbrica" che ha permesso di risalire alla bottega di provenienza. Per quanto riguarda, invece, le sculture in lamina dipinta, sono state comprese le relazioni produttive tra Picasso e gli artigiani del sud della Francia. Passando oltre lo strato di pittura, è stato possibile distinguere il lavoro della fonderia da quello dell’artista, che rifiniva i dettagli delle statue con l’argento.

 

È oramai evidente che la scienza stia contribuendo alla scrittura di un nuovo capitolo della storia dell’arte. Analisi come quelle descritte, oltre a essere particolarmente utili per ragioni di mercato, sono ineguagliabili nella verifica dell’autenticità di un’opera attraverso prove oggettive che, comunque, dovranno sempre essere interpretate dagli esperti, alla luce delle loro conoscenze.

 

 

Immagine di copertina: strumentazione per la fluorescenza a raggi X per la scansione de La donna accovacciata. Nella foto Emeline Pouyet della Northwestern University (a sinistra) e Sandra Webster-Cook della Art Gallery of Ontario (a destra) © Art Gallery of Ontario (AGO) Credits: © Art Gallery of Ontario (AGO)

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   maggio-giugno 2019

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