Sapere Scienza

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Cosa possono avere in comune archeologia e fisica delle particelle? Come possono essere legati tra loro piramidi e raggi cosmici? Certamente qualcuno di voi, nominando Antico Egitto e astronomia, ripenserà alla pellicola del 1994, Stargate. Oggi non parleremo di portali spazio-temporali ma di una nuova tecnica non-invasiva che potrà essere la chiave per svelare molti misteri del passato.

 

 

Nell’ottobre del 2015 un’incredibile missione scientifica, ScanPyramids, ha avuto inizio grazie alla collaborazione tra il Ministero delle Antichità egiziano, la Facoltà di Ingegneria del Cairo e il francese HIP – Heritage, Innovation and Preservation – Institute. Con l’obiettivo di esplorare il cuore delle più grandi piramidi d’Egitto in maniera non distruttiva, i ricercatori dell’Università del Cairo, della Université Laval del Quebec e della giapponese Nagoya University, hanno avuto accesso alle più innovative tecniche d’indagine diagnostica.

 

 

 

 

 

Termografia a infrarossi, fotogrammetria, scanner e ricostruzione 3D e radiografia a muoni: questi gli strumenti a disposizione degli studiosi. Mentre il termine “radiografia” non vi suonerà così insolito, i muoni sicuramente staranno facendo sorgere più di una domanda in voi. Alcuni non li conosceranno, altri ne avranno sentito parlare nell’ambito delle astroparticelle.

 

 

Il muone è una particella elementare, simile in alcune caratteristiche all’elettrone ma di massa ben 207 volte maggiore. I muoni sono prodotti dall’interazione tra i raggi cosmici e gli atomi dei gas presenti nella parte più alta dell’atmosfera terrestre. Immaginate che, mentre leggete queste righe, una gran quantità di queste particelle vi starà attraversando: su un metro quadrato di superficie, possiamo registrare ben 10.000 muoni al minuto.

 

 

Come sono utilizzati i muoni nelle tecniche di imaging? Come i raggi X attraversano il nostro corpo e ci permettono di visualizzare il nostro scheletro su opportune lastre, i muoni passano oltre le spesse pareti delle piramidi e vanno a impattare contro appositi rivelatori – in questo caso di ben 3 tipi - posizionati in determinati luoghi. Ciò ci permette, per accumulo in un intervallo di tempo, di distinguere le aree vuote da quelle con maggiore densità, lì dove i muoni saranno stati assorbiti o deviati.

 

 

Questo tipo di analisi è stato precedentemente adoperato per studiare l’interno di vulcani e dei reattori nucleari danneggiati dell’impianto di Fukushima: luoghi impossibili da raggiungere. Impenetrabili proprio come la Piramide di Cheope, protagonista del lavoro pubblicato su Nature “Discovery of a big void in Khufu’s Pyramid by observation of cosmic-ray muons” (Alla scoperta di una grande cavità nella Piramide di Khufu dall’osservazione di muoni prodotti da raggi cosmici).

 

 

Sezione della Piramide di Cheope in 3D

 

Sezione della Piramide di Cheope in 3D Fonte: Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering (Cairo University)

 

 

La Piramide di Cheope (Khufu, in lingua egiziana originale) fu costruita sulla piana di Giza, in Egitto, durante la IV dinastia, dal faraone Cheope, il quale regnò tra il 2509 e il 2483 a.C. Molti sono i dubbi in merito alla realizzazione di questa immane opera e fuori discussione l’impossibilità di perforare alcune zone per conoscere in maniera più approfondita la sua struttura. Fortunatamente ci sono venuti in aiuto i muoni, grazie ai quali è stata visualizzata una grande cavità, lunga almeno 30 metri, alta 8 e larga 2, al di sopra della Grande Galleria, il corridoio che conduce alla tomba del sovrano.

 

 

Quale sarà stata la funzione di questo spazio vuoto? Al momento ci sono solo ipotesi tra cui quella che vede in questa cavità un modo di alleggerire la zona sovrastante la Camera del Re, per questioni strutturali.

 

 

È necessario leggere con prudenza i primi dati ottenuti ma attendiamo impazienti ulteriori sviluppi e immagini con migliori risoluzioni. Vi è solo una certezza: la fisica delle particelle potrà in futuro essere un potentissimo strumento in grado di risolvere enigmi archeologici millenari.

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   agosto-settembre 2017

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