Sapere Scienza

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Tutti pazzi per Ciccillo. Ricostruito il volto dell'uomo di Altamura

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Ricostruzione dell'uomo di Altamura. Fonte: ANSA

 

Ci osserva sereno, quasi divertito. Sarà stupito di tutta l’attenzione focalizzata su di lui negli ultimi giorni. Sto parlando di Ciccillo, l’uomo di Altamura, il più antico Neanderthal da cui siano state estratte porzioni di DNA. Scienza e arte sono riuscite a restituirci le sue sembianze e, in questo post, cercheremo di capire come sia possibile ricostruire un volto a partire da un cranio.

 


Chi è Ciccillo? Il protagonista di questo post è un Homo neanderthalensis vissuto in un intervallo di tempo compreso tra i 172.000 ed i 130.000 anni fa. I suoi resti furono rinvenuti nel 1993, incastonati nelle formazioni carsiche della grotta di Lamalunga, nel territorio di Altamura, in Puglia. Un caso eccezionale sia dal punto di vista geologico sia da quello archeologico, un tesoro a lungo conservato dal CARS – Centro Altamurano Ricerche Speleologiche, a cui si deve il ritrovamento – e dall’Università degli Studi di Bari, il cui studio e valorizzazione sono ora affidati all’Università La Sapienza di Roma e all’Università di Firenze.

 

uomo altamura grotta

 

I resti di Ciccillo conservati nella grotta di Lamalunga, Altamura. Fonte: ANSA

 


Il primato di Ciccillo, il motivo per il quale si trova sotto la luce dei riflettori della stampa generalista e di quella scientifica, è il suo essere stato il più antico Neanderthal su cui sia stato possibile eseguire analisi paleogenetiche, la lettura di quel libretto delle istruzioni chiamato DNA, racchiuso nelle nostre cellule. Le informazioni genetiche ottenute hanno permesso di comprendere aspetti della comparsa e diffusione dei Neanderthal e i rapporti con diverse specie e popolazioni. Sono state acquisite indicazioni legate a malattie, elementi di nutrizione e, grazie alla combinazione tra gli studi molecolari e quelli morfologici, si è venuti a conoscenza dell’aspetto, delle proporzioni e dei “colori” di questo altamurano giunto a noi da un passato tanto remoto.

 


La ricostruzione dell’uomo di Altamura è cominciata eseguendo una riproduzione digitale del cranio con dati morfologici raccolti mediante l’utilizzo del laser scanner e della fotogrammetria, un insieme di procedimenti che permettono di ricostruire oggetti in tre dimensioni per mezzo di fotografie. Il passaggio dai dati numerici all’emozione e alla concretezza di un volto che ci osserva, di un corpo congelato nell’eternità di un singolo gesto, è stato opera dei fratelli Kennis, maestri di arte iperrealista, già noti per aver ridato vita a Öetzi, l’uomo del Similaun, conservato nel Museo Archeologico di Bolzano.

 


È un lavoro a strati quello dei paleoartisti. Il modello digitale del cranio è stampato in 3D, sono quindi individuati specifici punti e i loro rapporti reciproci. Questo diviene la base di partenza per la modellazione della muscolatura, della forma del naso, del mento e della fronte. In seguito è la volta della pelle, con le sue irregolarità e il colore; infine si passa ai capelli, barba e sopracciglia.

 


L’osservazione delle ossa e tutti gli indizi raccolti in laboratorio sono certamente una guida sicura per non tradire l’accuratezza scientifica ma ci sono alcune caratteristiche dell’aspetto di un uomo vissuto migliaia di anni fa non deducibili, ad esempio come le emozioni e le esperienze vissute abbiano influenzato le sue espressioni facciali. Non ci si muoverà, in questo caso, in un pericoloso confine tra scienza e arte, dove la creatività potrebbe riempire la lacuna lasciata da ciò che è dimostrabile? Paleoartist brings human evolution to life, un’intervista all’artista Elisabeth Daynès, pubblicata sullo Smithsonian Magazine, fa chiarezza riguardo all’equilibrio tra numeri e creatività nella ricostruzione: ciò che non si può sapere di un uomo di Neanderthal può essere intuito attraverso uno studio attento di fonti, ricerche e immagini attuali.

 


Dopo tutto questo lavoro, Ciccillo sarà lì, nel museo che lo accoglierà, degno rappresentante dei Neanderthal vissuti nella penisola italiana, ambasciatore di una scienza che studia il passato per migliorare il futuro e di uno straordinario fenomeno chiamato evoluzione della specie che ha portato uno strano animale, dalla vita nomade fatta di caccia e sopravvivenza, davanti a un computer in grado di permettergli di comunicare con il mondo con un semplice click.

 

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   maggio-giugno 2019

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