Sapere Scienza

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Unico come uno Stradivari

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Pur non essendo musicisti professionisti, tantissimi conoscono i violini costruiti da Stradivari, leggendari strumenti dal suono irripetibile. Lo sviluppo della scienza e della tecnologia ha dato inizio alla ricerca del loro segreto per rendere riproducibile questa magia nei violini di nuova produzione. Da anni si avvicendano studi scientifici sul materiale e i metodi di produzione utilizzati dal famoso liutaio, tutti cercano l’ingrediente speciale dell’unicità. E se ci fosse una combinazione di fattori alla base della bellezza delle note di uno Stradivari?

 


Antonio Stradivari era un liutaio cremonese vissuto tra la seconda metà del Seicento e la prima metà del Settecento, bravissimo artigiano in grado di costruire strumenti a corda quali violini, viole e violoncelli di grandissimo pregio. Le sue opere, insieme a quelle realizzate nello stesso periodo storico da Nicola Amati e Andrea e Giuseppe Guarnieri, hanno attraversato i secoli grazie all’unicità del suono da essi prodotto.

 


Naturalmente numerosi scienziati cercano di scovare il segreto degli Stradivari attraverso l’applicazione di numerose tecniche analitiche. Sarà qualcosa nel legno o è la forma dello strumento a dare vita a delle vibrazioni così particolari? Tra le prime ipotesi vi fu una lettura “dendrocronologica: il legno di questi violini – ricavato da abeti e aceri -, proveniente dalla famosa “Foresta dei Violini” del Parco Naturale Paneveggio in Trentino, è cresciuto tra il tardo XVII secolo e l’inizio del XVIII secolo, corrispondente a quello che viene chiamato il minimo di Maunder. Compreso tra il 1645 e il 1715, questo fu un intervallo di tempo caratterizzato da un’attività solare bassa e quindi inverni più lunghi e freddi ed estati fresche. Il cambiamento climatico, insieme alla topografia, altitudine e condizioni del suolo del luogo, avrebbero contribuito alla crescita di un legno avente anelli più stretti e, conseguentemente, più denso.

 

Parco Naturale Paneveggio


Parco Naturale Paneveggio, Trentino-Alto Adige, Italia. Fonte: http://www.italianbotanicalheritage.com/it/scheda.php?struttura=625

 

Anche la lunghezza e la forma dei fori di risonanza, quelli a “f” per capirci, è stata oggetto di studio da parte del MIT – Massachussets Institute of Technology. Queste aperture influenzano l’acustica dello strumento e la loro importanza sarebbe dimostrata dall’evoluzione a cui sono andati incontro nella storia dei violini.

 

Fori di risonanza dei violini - Evoluzione


Evoluzione della forma dei fori di risonanza dei violini. Fonte: http://www.classicfm.com/discover-music/instruments/violin/features/what-makes-stradivarius-violin-amazing/

 

La chimica ha avuto la sua parte in questa ricerca della perfezione. Inizialmente è stata analizzata la composizione della vernice che ricopre la superficie di questi pregiati oggetti per poi approdare, in un recentissimo studio, a un pretrattamento del legno contenente elementi quali alluminio, calcio, rame, sodio, potassio e zinco. Questa procedura, probabilmente, un tempo era utilizzata dai commercianti di legno per conservarlo e difenderlo da eventuali attacchi di funghi e insetti. Secondo lo stesso lavoro anche altre trasformazioni nella composizione e nella struttura dovute all’azione del tempo hanno contribuito alla particolarità del suono.

 


Gli Stradivari sono oggetti unici forse non solo per un solo incredibile “ingrediente della ricetta” ma per un insieme di scelte che artigiani attenti e abili hanno preso consapevolmente per costruire opere d’arte che avrebbero attraversato la storia e le mani di grandissimi musicisti, rendendo i loro nomi leggenda.

 

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   gennaio-febbraio 2018

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