Sapere Scienza

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È di circa un mese fa la notizia riguardante l’ultimo pasto di Ötzi, l’uomo di Similaun. Erano pezzi di carne essiccata di stambecco che per noi, Homo sapiens del 2017, è facile accostare allo speck, data anche la provenienza di questo cibo. Lo aveva consumato affrontando le dure salite e il ghiaccio delle Alpi. La pancia, per essere più precisi l’apparato gastrointestinale, può rivelarci tantissimo di un essere umano e della civiltà a cui appartiene. Molto è stato detto agli studiosi dalla presenza dell’Helicobacter pylori. Cos’è? Avete la sensazione di averlo già sentito nominare, vero? Continuate a leggere e scoprirete perché per alcuni di voi questo strano nome può risultare tristemente familiare.

 

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Ricostruzione iperrealistica di Ötzi, l’uomo di Similaun, conservata presso il Museo Archeologico del Sud Tirolo, Bolzano. Fonte: Thilo Parg (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

 

Qui su Scienza e beni culturali abbiamo già parlato della possibilità di studiare il tipo di alimentazione e lo stato di salute dei nostri predecessori attraverso le tracce ritrovate negli scavi archeologici oppure analizzando ossa e denti. Le numerose analisi effettuate su Ötzi ci permettono di avere un punto di vista privilegiato. Il ghiaccio ha preservato i suoi organi interni e ciò ha permesso di analizzare quello che era stato il suo ultimo pasto ma anche qualcosa di più particolare: il suo microbiota.

 


Cos’è il microbiota? Per quanto riguarda quello dell’intestino, ne sentiamo parlare nelle pubblicità degli yogurt. È quella che noi chiamiamo comunemente la flora intestinale. Il microbiota, in generale, è l’insieme di microorganismi che abitano nel nostro apparato digerente. È composto per la maggior parte da batteri che regolano l’assorbimento dei nutrienti, il metabolismo e ci proteggono da altri microrganismi nocivi, proprio come l’Helicobacter pylori.

 


Ötzi, l’uomo di Similaun, conservato nel Museo Archeologico del Sud Tirolo, è una mummia risalente all’Età del Rame, ritrovata nel 1991 in un ghiacciaio delle Alpi orientali. Recentemente un gruppo di ricercatori, guidati dal paleopatologo Albert Zink e il microbiologo Frank Maixner dell’EURAC (Europäische Akademie Bozen, l’Accademia Europea di Bolzano), ha ritrovato – grazie a complesse analisi del DNA contenuto nello stomaco dell’Iceman - le prove della presenza dell’Helicobacter pylori, l’agente patogeno che causa ancora oggi, in alcuni casi, gastriti e ulcere.

 

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Helicobacter pylori Fonte: Yutaka Tsutsumi, M.D. Professor Department of Pathology Fujita Health University School of Medicine [Copyrighted free use], via Wikimedia Commons

 


Va bene, nello stomaco di Ötzi c’era questo batterio ma quali informazioni importanti nell’ambito archeologico ci può dare? Sarete stupiti nel sapere che questa presenza ci racconta una parte della storia dell’Uomo. L’Helicobacter ritrovato appartiene a un ceppo – un insieme di batteri della stessa specie aventi progenitori comuni - che oggi si osserva in Asia centrale e meridionale mentre gli studiosi si aspettavano di trovare quello europeo.

 


E quindi? Il ceppo europeo è dato dalla ricombinazione di un ceppo africano e uno asiatico, esistenti in origine. Facendo un passo indietro, il microbiota è qualcosa che si eredita dalla propria famiglia e, come già sappiamo da altre ricerche, la storia delle popolazioni è strettamente collegata dalla storia dei batteri. La ricombinazione, il rimescolamento, potrebbe essere avvenuto dopo la finestra temporale in cui è vissuto l’uomo di Similaun (5300 anni fa) posticipando così le migrazioni in Europa provenienti dall’Africa.

 

Più che scegliere “di pancia”, come alcuni suggeriscono quando consigliano di fare qualcosa istintivamente, forse è meglio studiare “di pancia”.

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   settembre-ottobre 2018

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