Sapere Scienza

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Volto e malattie di un uomo di Cro-Magnon

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Le sue ossa sono state scoperte nella seconda metà dell’Ottocento, all’interno delle grotte di Eyzies, in Dordogna: un uomo di Cro-Magnon, vissuto circa 28.000 anni fa. Dopo tutti questi anni i ricercatori, supportati dalle moderne tecniche di analisi medica e forense, hanno esaminato il suo cranio e scoperto molto non solo del suo aspetto ma anche del suo stato di salute. Uno straordinario studio che ha meritato la pubblicazione sulla prestigiosa rivista The Lancet.

 

Gli uomini di Cro-magnon sono stati la forma più antica di Homo sapiens e sono vissuti nel Paleolitico superiore. Il loro nome deriva dal luogo in cui sono stati ritrovati i loro resti, nel sito di Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil, in Dordogna, nel lontano 1868. Il cranio appartenente a uno di questi primi rappresentanti dell’uomo moderno - un individuo di sesso maschile chiamato Cro-magnon 1 - conservato nel Musèe de l’Homme presso il Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, è stato analizzato dai ricercatori della Université de Versailles St-Quentin-en-Yvelines. Il gruppo ha lavorato sotto la direzione di Philippe Charlier, medico legale, anatomo-patologo e paleopatologo famoso per i suoi precedenti studi sui resti di Enrico IV, sulle reliquie di San Luigi e sull’identificazione dei resti di Adolf Hitler a Mosca.

 

La solita analisi con ricostruzione iperrealista di un volto? Non è questo il caso: il cranio presentava una lesione molto evidente ed estesa sulla parte destra dell’osso frontale. Tra le cause possibili proposte dagli studiosi vi erano una alterazione post mortem dovuta al suolo, rachitismo, una micosi o una istiocitosi a cellule di Langerhans ossia una patologia benigna rara legata alla proliferazione di cellule particolari - dette cellule dendritiche mononucleate - che può riguardare diversi organi, tra cui proprio le ossa.

 

Si è proceduto dapprima con una normale TAC e in seguito con uno scanner micro-CT (micro Computed Tomography), una tomografia computerizzata che permette di esaminare ossa, tessuti biologici ma anche altri materiali in maniera non distruttiva, con ingrandimenti nell’ordine dei micrometri e alte risoluzioni, consentendo una ricostruzione digitale 3D estremamente dettagliata dell’oggetto d’interesse.

 

 

 

 

Quale malattia affliggeva il nostro Cro-Magnon 1? I ricercatori hanno proposto come diagnosi finale - compatibile con gli indizi trovati - la Malattia di von Recklinghausen, conosciuta anche come neurofibromatosi di tipo 1, una patologia genetica che dà origine allo sviluppo di numerosi tumori benigni a livello superficiale e profondo (nel tessuto nervoso, i neurofibromi). Infatti le spoglie di quest’uomo del passato presentavano più zone di erosione ossea, non solo sulla fronte ma anche nel condotto uditivo interno, sulla mandibola e su altre ossa lunghe.

 

A partire da questi dati, come abbiamo già visto in altri casi, gli esperti di antropologia e di medicina legale, hanno realizzato la ricostruzione digitale del volto.

 

A dispetto di quello che molti di noi potrebbero pensare, il nostro passato più remoto non era certo scevro da malattie. Mutazioni genetiche e possibili conseguenti patologie sono nate con l’Uomo quindi non dovremmo fantasticare su un tempo leggendario che si sta mostrando, al contrario, non privo di sofferenza legata al decadimento del corpo, nonostante un rapporto diretto e incontaminato con la natura.

 

Dovremmo, invece, imparare da questi studi ed essere tutto sommato felici di vivere in un periodo storico in cui scienza e tecnologia ci permettono di combattere con armi molto potenti la nostra battaglia contro il dolore fisico e la morte.

 

Immagine di copertina: ricostruzione dell’intero volto dell’Uomo di Cro-Magnon (Cro-Magnon 1) ritrovato nel sito di Les Eyzies in Dordogna (Francia). Credits:CHARLIER / VISUALFORENSIC / UVSQ / VIA AFP-JIJI. Fonte: P. Charlier, N. Benmoussa, P. Froesch, I. Huynh-Charlier, A. Balzeau, Did Cro-Magnon 1 have neurofibromatosis type 1?, The Lancet, Volume 391, n° 10127, p. 1259

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

copertina   maggio-giugno 2019

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