Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

La grotta di Denisova, in Russia, sui monti Altai, non smette di sorprenderci con i suoi fossili. È il sito in cui sono stati rinvenuti i resti appartenenti ai Denisoviani, un gruppo di ominini differente dai Neanderthal, e in cui probabilmente le due specie hanno convissuto e hanno anche creato coppie, dando vita al primo ibrido tra due antichi umani, Denny. Ma quel piccolo osso che conservava il DNA di questi ominini, quella falange del dito mignolo, ha ancora qualcosa da raccontarci.

Il materiale con cui gli archeologi lavorano più spesso è la ceramica: una volta sepolta è resistente a buona parte delle forme di degrado, può essere datata e fornire importanti informazioni cronologiche e la sua composizione mineralogica insieme alla forma e alla decorazione (anche di frammenti) può dire molto sul periodo e la civiltà che l'hanno prodotta. L'ideale sarebbe poter confrontare i reperti ceramici appena scavati con quelli già ritrovati, per poter procedere più velocemente nello studio di un sito. Come si fa attualmente tutto questo? Confrontando la letteratura e pesanti cataloghi conservati nelle biblioteche di tutto il mondo. È possibile che nell'era dei Big Data e dell'intelligenza artificiale non ci sia una soluzione a tutto questo? L'applicazione per smartphone e tablet ArchAIDE è la risposta a questa esigenza di velocità, efficienza e condivisione del sapere archeologico.

Negli ultimi anni preparare il pane in casa, con un lievito madre cresciuto da noi con tanta pazienza e amore o frutto di un regalo di qualcuno più esperto, è diventato una vera e propria tendenza. La faccenda, però, si fa più interessante se uno strano personaggio proveniente dal mondo della tecnologia, un'archeologa e un microbiologo decidono di preparare una pagnotta con un microrganismo vissuto in Egitto 4.500 anni fa.

Twining. Un cognome che non vi risulterà nuovo, specialmente se siete degli assidui consumatori di tè. Ed Elizabeth Twining effettivamente è parte della famiglia di commercianti a cui apparteneva l'azienda di tè Twinings. Elizabeth, però, non ha dedicato la sua vita agli affari di casa: oltre a essere un'attiva filantropa, è stata una talentuosa illustratrice botanica. Il suo lavoro è stato pubblicato nella seconda metà dell'Ottocento e riscoperto grazie agli archivi online da un artista e web designer, Nicholas Rougeux, che ha restaurato virtualmente il testo e lo ha trasformato in un sito interattivo, un piccolo gioiello di divulgazione della storia della botanica. Curiosi di sapere di più dell'ereditiera Twining e del lavoro certosino di Rougeux?

Anelli preparati con un impasto di cereali finemente macinati e acqua, in seguito cotti. Vi ricordano qualcosa? Chi di voi ha origini o abita in Puglia avrà pensato sicuramente ai taralli, golosissimi snack tipici del territorio. E se vi dicessi che, invece, sono stati ritrovati in un sito archeologico austriaco e che gli studiosi sospettano abbiano avuto una funzione rituale?

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L'antica città di Porto (Portus Romae) fu, tra il I e il VI secolo d.C. la porta di accesso dell'Impero Romano verso il Mediterraneo. Un centro nevralgico per il commercio i cui resti sono stati studiati da un gruppo di scienziati dell'Università di Cambridge al fine di ricostruire quella che era la vita delle persone che lì vivevano, lavoravano e morivano. La ricerca, pubblicata nella rivista Antiquity, si focalizza sulla dieta della comunità presente. A cosa può servire sapere quale fosse l'alimentazione di questa gente di mare? Come già avevo affermato in un precedente articolo, molte volte siamo ciò che mangiamo, sia in termini di individui che di società.

La cannabis, soprattutto in questo periodo, è il fulcro di questioni controverse. È una delle droghe più assunte e popolari a livello globale e la sua liberalizzazione è al centro del dibattito politico italiano da tantissimo tempo. L'origine dell'impiego di questa pianta a uso psicotropo, però, non è ancora del tutto chiara: esistono testimonianze scritte ma, a livello di prove archeologiche, molto c'è da cercare o ricontrollare. Ora uno studio pubblicato su Science Advances ha finalmente descritto i ritrovamenti più antichi di marijuana.

Deep Time è una mostra permanente aperta pochi giorni fa, l'8 giugno 2019, nella David H. Koch Hall of Fossils, sezione adibita ai fossili di dinosauri, chiusa cinque anni fa presso lo Smithsonian National Museum of Natural History di Washington D.C. Un'esposizione che promette molto di più di ossa messe insieme ed esigue didascalie (del resto negli Stati Uniti è da molti anni che la situazione dei musei non è più questa). Sarà raccontata una lunga storia, senza ancora un finale, i cui protagonisti siamo anche noi uomini. Una narrazione che, per coinvolgere, ha avuto bisogno ancora una volta dell'arte.

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Quando stendiamo il bucato al sole poniamo sempre molta attenzione a non lasciarlo esposto per giorni, questo perché la luce modifica il colore dei capi che, nelle aree maggiormente illuminate, si schiarirebbe. La stessa cosa, in modalità diverse, succede ai pigmenti di opere d'arte esposte all'illuminazione museale. Nonostante l'avvento delle lampade a LED, i danni da fenomeni fotochimici sono sempre dietro l'angolo.

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copertina   luglio-agosto 2019

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