Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

Mantenere la stabilità di un governo per lungo tempo non è affatto semplice. È per questo che alcuni archeologi si sono domandati come sia stato possibile per l'impero Wari, instauratosi nell'antico Perù dal 600 al 1000 dopo Cristo, resistere così a lungo. Ricerche storiche e analisi archeometriche sembrano fornire una risposta interessante: il segreto sarebbe legato a festeggiamenti innaffiati da un rifornimento costante di chicha, bevanda che potremmo accostare facilmente all'attuale birra in quanto preparata attraverso la fermentazione spontanea di cereali o frutta.

La cattedrale di Notre Dame in fiamme. No, non è una delle scene del cartone animato della Disney dedicato al gobbo, protagonista del romanzo di Victor Hugo, "Notre Dame de Paris". Lunedì 15 aprile 2019, nel tardo pomeriggio, il tetto del celebre edificio, patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1991, ha preso fuoco. La guglia medievale, ricostruita nel XVII secolo durante i restauri condotti dall'architetto Eugène Viollet-le-Duc, e le capriate lignee sono andate distrutte. Sembra invece che, fortunatamente, la struttura in pietra, gli interni e i tesori in essi conservati siano stati risparmiati dal fuoco, benché abbiano subito danneggiamenti legati al fumo e alle alte temperature. Notre Dame sarà ricostruita, proprio come è stato fatto in passato. Nel caso si decidesse di seguire un criterio di restauro simile a quello dell'Ottocento, si riporterà l'edifico di culto al suo aspetto "originario", riproducendo le parti mancanti esattamente come erano prima dell'incendio. Come fare? Precedenti studi architettonici condotti con il laser scanner e una ricostruzione virtuale creata per un famoso videogioco potrebbero essere il materiale di partenza per questa impresa.

L'interazione tra uomo e natura non è mai priva di conseguenze. I segni di questi rapporti possono rimanere impressi persino nella memoria di una pianta. Lo testimonia la ricerca del Max Planck Institute for the Science of Human History che, esaminando gli anelli degli alberi di noce del Brasile, hanno iniziato a ricostruire parte della storia dell'Amazzonia.

Per quarant'anni, da quando venne ritrovato negli anni '70, l'Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang, è stato per gli scienziati una dimostrazione dell'altissimo livello raggiunto dall'artigianato cinese già nel III secolo avanti Cristo. È per questo motivo che, osservando lo stato di conservazione delle sue armi in bronzo e registrando la presenza di cromo in alcuni campioni provenienti da quei reperti, gli archeologi hanno immaginato che quelle menti e quelle mani, così attente e sapienti, fossero state in grado di ideare e utilizzare il primo trattamento anticorrosione della storia. Nel corso degli anni, con lo studio e l'avvento di nuove tecnologie, qualche dubbio su questa teoria è sorto e ora, nuove analisi hanno rivelato che i motivi per cui il tempo non ha quasi distrutto l'arsenale di quell'esercito, eterno e silente, non è racchiuso in una superficie cromata.

Senza di lei non saremmo riusciti a decifrare gli enigmi del nostro passato, a conoscere la nostra evoluzione, la nostra storia. Con il suo aiuto gli oggetti hanno acquisito una voce sempre più limpida e trasparente e ci hanno raccontato quello che siamo stati, spesso suggerendoci quello che diverremo. È l'archeometria, che lascia il retroscena di uno dei musei italiani più famosi per passare alle luci della ribalta, con "Archeologia Invisibile": una mostra temporanea realizzata dal Museo Egizio di Torino, aperta ai visitatori dal 13 marzo 2019 al 6 gennaio 2020.

In archeologia, nello specifico in paleoantropologia, sono le ossa a raccontare le caratteristiche della vita del passato attraverso un gran numero di indizi. I denti, poi, sono uno scrigno di informazioni che aspettano solo di essere rivelate. Come ho già evidenziato tante volte, questi ambiti di ricerca hanno una grandissima vocazione multidisciplinare e la contaminazione tra tanti punti di vista porta spesso a sorprendenti nuove teorie. Come quella pubblicata recentemente su Science, una ricerca che ha collegato proprio l'analisi degli scheletri fossili con la linguistica e la biologia evolutiva per svelare che progresso tecnologico, alimentazione e sviluppo del linguaggio sono strettamente connessi.

L'utilizzo di strumenti da parte dell'uomo è alla base della ricerca archeologica. Le tracce fondamentali per descrivere, ai giorni nostri, l'esistenza dei nostri antenati provengono soprattutto dalle analisi multidisciplinari dei manufatti ritrovati negli scavi. Ma Homo non è l'unico essere vivente a costruire strumenti: è in compagnia di scimpanzé, oranghi e corvi della Nuova Caledonia per complessità nei prodotti ottenuti. Ci sono anche altre specie che fanno un uso funzionale ma un po' più rudimentale degli oggetti a propria disposizione. Ad esempio, le lontre di mare.

La Gioconda e il suo volto enigmatico sono stati osservati con occhio indagatore da innumerevoli appassionati e curiosi, tra cui è possibile ritrovare anche scienziati e medici. Alcuni di loro hanno pensato di tentare di ricavare, dalle sapienti pennellate di Leonardo da Vinci, una vera e propria diagnosi, un quadro della salute di questa donna rinascimentale. Sembra, infatti, che alcune caratteristiche presenti portino a pensare che soffrisse di una qualche patologia legata al mal funzionamento della tiroide. Sarà vero? Non sarà poco prudente cercare di ritrovare i segni di una malattia in un'opera di più di 500 anni fa?

I batteri sono ovunque. In grado di colonizzare e proliferare in qualsiasi luogo, qualunque siano le condizioni presenti, anche nel nostro corpo, di cui - la maggior parte delle volte - sono simbionti silenti. Questi microrganismi non potevano fare a meno di trasformare le opere d'arte, con i loro materiali succulenti e le condizioni ambientali spesso favorevoli in cui sono conservati, nel bivacco ideale. Ma le colonie di questi minuscoli e famelici esseri viventi quanto possono danneggiare un dipinto? C'è un modo per combatterli? Sono tutti cattivi o tra loro esistono specie che, invece, sono ben viste nel mondo dei beni culturali? Cerchiamo di capirlo insieme attraverso un esempio, uno studio riguardante una tela del XVII secolo, conservata a Ferrara.

Al di là di ogni riflessione culturale, sociale e personale, noi uomini siamo onnivori. Anzi, in passato i nostri antenati sono stati dei grandi consumatori di carne. Una testimonianza della posizione dominante dei nostri predecessori nella catena alimentare proviene da un recente studio condotto dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, in cui è descritta una nuova analisi isotopica applicata su denti e ossa di Neanderthal, vissuti in Francia durante il periodo di transizione tra il Paleolitico medio e il Paleolitico superiore.

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copertina   maggio-giugno 2019

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