Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

Il blog, ora rubrica, “Scienza e beni culturali” è sempre stato un angolo dedicato alla scienza applicata alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Il legame tra scienza e arte, in realtà, è molto più ricco e sfaccettato ed è per questo che mi piacerebbe condividere con voi lettori nuovi spazi che parlino dell’interazione tra questi due ambiti solo apparentemente separati. A introdurre questa nuova serie di articoli è Alberto Michelon, una nostra vecchia conoscenza.

A guardarlo, così imponente e perfetto nei suoi oltre 4 metri e 5 tonnellate di marmo di Carrara, non crederemmo mai che il David di Michelangelo possa nascondere delle fragilità che potrebbero costargli (e costarci) caro. Il New York Times ha recentemente pubblicato un articolo riguardante i pericoli che l’opera di Michelangelo Buonarroti potrebbe correre ma gli studi riguardanti questi problemi vanno avanti da anni e, tralasciando gli aspetti sensazionalistici, ci spiegano quale potrebbe essere il futuro del gigante di pietra e suggeriscono come si potrebbe evitare una perdita incolmabile nel patrimonio culturale mondiale.

Pur non essendo musicisti professionisti, tantissimi conoscono i violini costruiti da Stradivari, leggendari strumenti dal suono irripetibile. Lo sviluppo della scienza e della tecnologia ha dato inizio alla ricerca del loro segreto per rendere riproducibile questa magia nei violini di nuova produzione. Da anni si avvicendano studi scientifici sul materiale e i metodi di produzione utilizzati dal famoso liutaio, tutti cercano l’ingrediente speciale dell’unicità. E se ci fosse una combinazione di fattori alla base della bellezza delle note di uno Stradivari?

Natale è alle porte e, prima di lasciarci per una breve pausa natalizia, voglio portarvi a visitare un luogo speciale: qui è stato allestito il presepe più celebre della storia della Cristianità. Potremo farlo insieme, seduti davanti ai nostri computer o con i nostri smartphone alla mano. Siete pronti?

Una dimora di tutto rispetto per una delle più celebri regine della storia. Questo potrebbe essere stato il Museo Egizio di Torino per Nefertari. Secondo recenti studi le gambe conservate nella collezione potrebbero realmente essere appartenute alla favorita del faraone Ramses II. Per raccogliere le prove necessarie differenti discipline sono state messe in campo, un lavoro degno dell’importanza delle spoglie di una donna la cui bellezza e potere hanno attraversato l’oblio e la polvere di millenni.

“My name is Potato” è il titolo di una simpatica canzone interpretata nel lontano 1977 da Rita Pavone. La vera protagonista del brano e del video da esso tratto è una curiosa patata con un forte accento americano. Nella messa in scena c’è un fondo di verità: questo tubero, che insieme a pasta e pane fornisce una buona percentuale dei carboidrati che assumiamo nella nostra dieta, viene da lontano. Esistevano già prove che hanno permesso di ricostruire la sua storia ma la “pistola fumante”, che testimonia il luogo e il momento in cui gli uomini hanno deciso di coltivarla, è stata trovata solo recentemente.

E luce fu, in un duplice senso. Sulla storia di una tecnica artistica che ancora oggi viene adoperata anche in ambiti scientifici e che diede vita ai possenti Bronzi di Riace e perché proprio la luce è alla base dell’analisi che ha permesso questo. La tecnica di fusione a cera persa e la fotoluminescenza sono i protagonisti di questo lunedì con “Scienza e beni culturali”.

Pochi mesi fa le nostre bacheche di Facebook hanno cominciato a brulicare di immagini con al centro uno strano logo sferico nel quale troneggiava il numero 360. Eravamo di fronte a fotografie panoramiche fruibili a 360° che, da quel momento in poi, potevano essere scattate e caricate sul social network grazie a una comune camera montata sui nostri smartphone. Un modo di conoscere luoghi lontani non proprio di ultimissima generazione. Anni fa si iniziò a produrre tour virtuali di alcuni beni culturali proprio con questa tecnologia. Come quelle di Facebook, erano semplici foto, ma ora le innovazioni a nostra disposizione permettono un’esperienza immersiva con un valore informativo enorme. Cos’è cambiato da allora?

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copertina   maggio-giugno 2019

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