Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

“My name is Potato” è il titolo di una simpatica canzone interpretata nel lontano 1977 da Rita Pavone. La vera protagonista del brano e del video da esso tratto è una curiosa patata con un forte accento americano. Nella messa in scena c’è un fondo di verità: questo tubero, che insieme a pasta e pane fornisce una buona percentuale dei carboidrati che assumiamo nella nostra dieta, viene da lontano. Esistevano già prove che hanno permesso di ricostruire la sua storia ma la “pistola fumante”, che testimonia il luogo e il momento in cui gli uomini hanno deciso di coltivarla, è stata trovata solo recentemente.

E luce fu, in un duplice senso. Sulla storia di una tecnica artistica che ancora oggi viene adoperata anche in ambiti scientifici e che diede vita ai possenti Bronzi di Riace e perché proprio la luce è alla base dell’analisi che ha permesso questo. La tecnica di fusione a cera persa e la fotoluminescenza sono i protagonisti di questo lunedì con “Scienza e beni culturali”.

Pochi mesi fa le nostre bacheche di Facebook hanno cominciato a brulicare di immagini con al centro uno strano logo sferico nel quale troneggiava il numero 360. Eravamo di fronte a fotografie panoramiche fruibili a 360° che, da quel momento in poi, potevano essere scattate e caricate sul social network grazie a una comune camera montata sui nostri smartphone. Un modo di conoscere luoghi lontani non proprio di ultimissima generazione. Anni fa si iniziò a produrre tour virtuali di alcuni beni culturali proprio con questa tecnologia. Come quelle di Facebook, erano semplici foto, ma ora le innovazioni a nostra disposizione permettono un’esperienza immersiva con un valore informativo enorme. Cos’è cambiato da allora?

Le profondità marine sono spesso custodi di tesori inesplorati e testimoni di scoperte straordinarie. È questo il caso della distesa cristallina che circonda l’isola di Antikythera, in Grecia, a nord-ovest della più famosa Creta. Agli inizi del ‘900 un gruppo di pescatori di spugne segnalarono la presenza di un relitto che, da allora, continua a fornire agli archeologi materiali di studio d’eccezione. In questo post rimbalzeremo tra la scienza del passato e del presente, conosceremo uno strumento hi-tech di ben 2000 anni fa e capiremo come alcuni siti archeologici possano essere la spinta per lo sviluppo di nuove tecniche analitiche.

Tutti abbiamo almeno un paio di blue jeans nel nostro armadio. Il loro tessuto è comodo, resistente, per non parlare del colore, adatto a ogni occasione. Le prime due caratteristiche saranno state anche quelle che hanno spinto gli antichi abitanti del Perù, 6000 anni fa, a costruire borse con questo tessuto. Cosa sappiamo della storia del jeans? E di quella dell’indaco, la tintura che ha reso famosa questa stoffa?

Amati, invidiati, temuti, estremamente coccolati, incredibilmente cercati e diffusi in rete. Sono i nostri gatti, secondo animale domestico preferito dagli italiani: nel 2015 il 49,7% ospitava nella propria casa un felino. Come possiamo immaginare non sono sempre stati al nostro fianco: un tempo erano animali selvatici e solo successivamente hanno iniziato ad aiutare l’Uomo. Come e quando questo è accaduto? L’archeologia e la biologia stanno ricostruendo il lungo percorso che ha portato alla domesticazione e diffusione dei gatti in tutto il mondo.

L’intrigante Cleopatra, la bella Nefertiti, la combattiva Elisabetta I. Protagoniste della Storia che non rinunciavano a curare il proprio aspetto. Lo facevano con gli antenati di eyeliner, ciprie, rossetti, preparati con materie prime naturali quali minerali, vegetali e, a volte, anche animali. L’assenza di veri e propri processi di sintesi artificiale non significa, però, che questi cosmetici non potessero interagire in modo negativo con l’organismo, anzi, proprio la mancanza di dati scientifici ha portato le donne a truccarsi con sostanze che oggi sappiamo essere nocive. I ricercatori hanno approfondito con tecniche diagnostiche e studi medici la composizione e gli effetti del makeup del passato. Ciò che hanno scoperto non è affatto banale.

Judging a book through its cover. Giudicare un libro dalla copertina. È questo il titolo di una delle notizie pubblicate nella sezione news del sito del MIT, il Massachussets Institute of Technology, centro di eccellenza nel campo delle scienze e della tecnologia con sede a Cambridge, negli Stati Uniti. A cosa può essere riferita questa frase? Cosa ci vogliono dire gli scienziati? Come il poter “giudicare il libro dalla copertina” può influenzare il mondo della conservazione e del restauro dei beni culturali?

“La matematica, vista dalla giusta angolazione, non possiede solo la verità, ma anche la suprema bellezza: una bellezza fredda e austera, come quella della scultura; una bellezza che non fa appello ai nostri sentimenti più grossolani, che non ha gli ornamenti sgargianti della musica o della pittura; una bellezza pura e sublime, capace della rigorosa perfezione, propria solo della più grande arte”. Affermava questo Bertrand Russell, il celebre filosofo e matematico gallese. E se la rigorosa perfezione della matematica divenisse uno strumento per ricostruire la bellezza pura e sublime di un’opera d’arte danneggiata? Scopriremo come questo sia possibile durante la Notte Europea dei Ricercatori che avrà luogo domani, 30 settembre.

Cibo. O “food” come ora è di moda chiamare tutto ciò che riguarda l’enogastronomia, fino quasi ad arrivare alle scienze della nutrizione. Anche l’alimentazione degli esseri umani può raccontarci tante storie. Ora come nel passato. Questi racconti possono essere letti attraverso lo studio degli isotopi radioattivi. Volete saperne di più? Continuate a leggere e scoprirete quanto ciò che ingeriamo possa costituire un ottimo indizio per ricostruire aspetti culturali e sociali della nostra vita.

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copertina   luglio-agosto 2019

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