Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

Dopo aver cercato di capire cosa sia l’archeomagnetismo e come possa essere adoperato per datare manufatti d’interesse archeologico, ecco il nostro caso di studio. Siamo in Italia, parleremo di fornaci e incontreremo nuovamente un’altra delle protagoniste della Dating Saga, la termoluminescenza.

 

Negli ultimi anni abbiamo spesso sentito parlare, in maniera a volte allarmante, dell’inversione dei poli magnetici del nostro Pianeta. La riduzione dell’intensità del campo magnetico terrestre – come è spiegato in questo comunicato stampa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (http://www.ingv.it/ufficio-stampa/stampa-e-comunicazione/archivio-comunicati-stampa/comunicati-stampa-2014/inversione-di-polarita-magnetica-in-meno-di-un-secolo/) - che solitamente accompagna le inversioni di polarità, potrebbe infatti influenzare il funzionamento di sistemi satellitari e delle reti di distribuzione dell’energia elettrica. Perché parliamo di questo oggi su “Scienza e beni culturali”? La variazione del campo magnetico della Terra nei secoli e un fenomeno fisico legato ad alcuni minerali possono essere adoperati per datare manufatti archeologici. Questo post è dedicato all’archeomagnetismo.

Come avrete capito l’età ottenuta grazie ai metodi di datazione ha dei margini di errore più o meno ampi e spesso necessita di ulteriori verifiche, siano esse di natura storica (documenti scritti), storico-artistica (ad esempio l’appartenenza ad un determinato stile, riconoscibile e codificato) o nuovamente scientifica, comparando i risultati raccolti con altre tecniche di indagine. La racemizzazione degli amminoacidi, per le sue caratteristiche intrinseche – di cui parleremo in questo post – può non essere spesso adoperabile per una risposta singola e indipendente ma è sicuramente utile per un confronto con il Radiocarbonio proprio perché applicabile a materiale organico. Ora vedremo di cosa si tratta.

La Termoluminescenza (TL) è uno dei metodi di datazione alternativi e complementari al Radiocarbonio. Permette assegnare un’età a ceramiche contenenti cristalli di quarzo ma anche a calcite, a frammenti di selce bruciati, a vetri, ossa e consente di spingerci più in là rispetto ai 50000 anni legati al decadimento isotopico del C-14. In questa puntata affronteremo un caso di studio grazie al quale scopriremo come la TL possa essere utile ai fini della conoscenza e conservazione di un’opera d’arte.

Negli scavi archeologici i reperti che emergono con più frequenza sono sicuramente le ceramiche, un archivio di testimonianze non facilmente soggette a degrado come, invece, lo sono i materiali organici. Prodotte per lo più con argilla e quarzo, sono riuscite, spesso in frammenti, a giungere sino a noi superando le alterazioni chimiche, fisiche e biologiche a cui sarebbero potute andare incontro. Analizzandole dal punto di vista culturale, ci rendiamo conto che questi oggetti hanno registrato nella storia delle civiltà il variare nel tempo di mode, funzioni tecniche e simboli: le principali differenze nella forma (morfologia) di vasi, ad esempio, sono ben delimitabili nel tempo e nello spazio. Per gli archeologi la ceramica rappresenta un ottimo orologio. E lo diventa ancora di più se pensiamo che può essere datato con un metodo scientifico e non solo basandosi sullo stile di un manufatto. Oggi parliamo di termoluminescenza.

Siamo finalmente giunti al post dedicato al caso di studio. Il reperto più famoso e controverso datato con il metodo del radiocarbonio è la Sacra Sindone di Torino, il lenzuolo di lino che si suppone abbia avvolto il corpo di Cristo. Tanto è stato scritto e raccontato su questa reliquia ma ciò che c’è davvero di interessante è che questa ricerca è stata una finestra sul metodo scientifico per molti.

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copertina   maggio-giugno 2019

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