Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

Non potevo ignorare la notizia della scorsa settimana riguardante alcuni studi effettuati sulla celebre Gioconda (o Monna Lisa): sembra infatti che dietro l’enigmatica donna che i numerosissimi visitatori del Museo del Louvre ammirano e fotografano si nasconda un altro soggetto femminile. A prescindere dalle riflessioni legate alla storia dell’arte, ho trovato curioso come i ricercatori non si fossero accorti prima delle opere nascoste dietro lo strato visibile. Da cosa è scaturita questa nuova rivelazione?

Nel post riguardante la notazione di Munsell ho accennato allo studio dei suoli archeologici. Fino ad ora ci siamo soprattutto mossi nell’ambito della caratterizzazione dei materiali legati ai beni culturali e al restauro. Esiste anche un approccio diverso da quello che è chiamato archeometria – dall’Enciclopedia Treccani “ambito di studi interdisciplinare che indaga i dati materiali del passato alla luce degli strumenti e dei metodi propri delle discipline scientifiche” - ed è la geoarcheologia.

Fino ad ora abbiamo parlato di come studiare i pigmenti presenti nelle opere d’arte ma il colore può anche essere, a sua volta, un mezzo attraverso il quale analizzare un materiale. I colori di una ceramica, di una roccia, di un suolo, possono essere adoperati per la loro classificazione o come ulteriore indizio per comprendere le tecniche di produzione di un manufatto. A questo punto la domanda nasce spontanea: come può essere misurato un colore?

 

Cosa saranno mai queste strane sfere? Alcune sembrano dei gusci, altre dei chicchi di caffè, altre ancora delle spugne. Forse rimarrete stupiti nel sapere che l’immagine mostra un mix di pollini. Sì, proprio quelli che vi fanno starnutire e mancare il respiro in primavera. Difficile immaginare che quella sottilissima polvere gialla possa nascondere queste geometrie quasi aliene. Il mondo dell’infinitamente piccolo nasconde paesaggi fatti di minerali, insetti mostruosi, miriadi di forme e colori celate in una manciata di sabbia. Pensate quante informazioni possiamo ricavare, indagando nell'infinitamente piccolo, da tutto ciò che ci circonda e, nel nostro caso, da tele o ceramiche. Il microscopio ottico ci aiuta in questo ma ha dei limiti, limiti che grazie allo sviluppo tecnologico possiamo superare con il microscopio elettronico a scansione.

Lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecnologie è divenuto sempre più un’urgenza nell’ambito della ricerca, conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Lo dimostra la presenza di numerosi progetti sviluppati in questo campo all’interno del Maker Faire 2015, evento svoltosi dal 16 al 18 ottobre presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Abbiamo analizzato pigmenti con raggi X, li abbiamo identificati con l’impronta digitale data dalla Raman ma, in realtà, il primo passo che si effettua in sede di indagine diagnostica di strati pittorici, ceramiche e materiali lapidei è la microscopia ottica, una tecnica presa in prestito dalla geologia. L’osservazione dei minerali al microscopio da petrografo – uno strumento particolare, differente dal “solito microscopio” - è utilizzata per descrivere e classificare le rocce. I minerali sono, così, identificati dalle loro proprietà ottiche ossia le caratteristiche mostrate all’attraversamento di un fascio di luce definita polarizzata.

 

Oggi usciamo dai laboratori e passiamo un po’ di tempo in altri luoghi che uniscono la scienza e i beni culturali: i musei di storia naturale. Qui in Italia spesso i riflettori sono puntati sulle grandi collezioni artistiche, gli edifici storici, i beni paesaggistici. Un’attenzione più che giustificata in quanto siamo detentori di un patrimonio immenso con grandissimi problemi di tutela e conservazione causati da mancanza di fondi ma anche dalla paura di cambiare. Pochi conoscono, ad esempio, le grandi raccolte entomologiche, malacologiche o anche mineralogiche. Questo doveva essere un post dedicato al restauro e conservazione dei campioni naturalistici. È anche vero, però, che c’è valorizzazione quando c’è conoscenza. Ho parlato di tassidermia e, soprattutto, del futuro dei musei di storia naturale con Alberto Michelon, naturalista e tassidermista.

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copertina   luglio-agosto 2019

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