Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

Semplicemente iconica. Tornata in auge anche tra i non appassionati di storia dell'arte grazie a una serie televisiva dedicata ai più grandi mecenati di Firenze, la famiglia Medici: è la Cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze, realizzata dall'architetto e scultore Filippo Brunelleschi. Purtroppo la salute dell'edificio sembra in parte cagionevole e, come per chiunque sia malato, è necessario svolgere alcuni esami per poter pianificare eventuali cure.

Gli archeologi, i paleontologi e i geologi del futuro potrebbero battezzare l'intervallo di tempo in cui stiamo vivendo "l'epoca del pollo". A cosa è dovuta questa strana definizione? Da anni alcuni scienziati stanno tentando di rendere ufficiale l'esistenza dell'Antropocene: l'epoca geologica attuale, caratterizzata dall'impatto dell'uomo sui processi evolutivi del nostro pianeta. Definire una nuova suddivisione della storia della Terra non è, però, così semplice. Secondo gli autori di una ricerca pubblicata su Royal Society Open Science, l'allevamento del pollame, che ha subìto un incremento considerevole negli ultimi anni e ha portato profondi cambiamenti nella biologia di questi volatili, potrebbe costituire l'evento chiave per il riconoscimento dell'Antropocene.

Ingrediente pregiato che arricchisce alcune tavole natalizie e spesso accompagnato dallo champagne: è il caviale, piccole sfere nere, preziose come perle. Lontano dagli eleganti pasti delle feste, un prodotto simile - le uova di pesce - ha nutrito le comunità preistoriche tedesche. Una notizia che fa nuova luce non solo sull'evoluzione delle antiche società europee ma anche sulle nuove tecniche di analisi che permettono di studiare ceramiche e i resti di cibo presenti sulla loro superficie, raccogliendo una quantità di informazioni senza precedenti.

In archeologia ci sono quesiti che difficilmente trovano risposta con i tradizionali metodi di indagine. È per questo che un gruppo di ricercatori argentini e spagnoli ha utilizzato tecniche statistiche di machine learning per analizzare la relazione tra mobilità e tecnologia di gruppi di cacciatori-raccoglitori che hanno occupato il sud della Patagonia da 12.000 anni fa fino alla fine del XIX secolo. I risultati sono stati pubblicati in un articolo della rivista Royal Society Open Science.

Questo è il tempo in cui la tecnologia ci permettere di diffondere il sapere con strumenti sempre più sofisticati ed efficaci. Può accadere che pagine e pagine spiegazzate di archivi impolverati riescano a rivivere grazie non solo alla digitalizzazione ma anche a una contestualizzazione attenta che rivela la vita e il lavoro di un uomo le cui idee sul patrimonio naturale e culturale del nostro Paese sono ancora incredibilmente attuali. L'uomo di cui sto parlando è Antonio Cederna, i cui articoli sono stati raccolti e inseriti in una narrazione digitale georeferenziata e ricca di approfondimenti nel sito "I paesaggi di Antonio Cederna".

Quante volte abbiamo sentito dire da qualche nostalgico "si stava meglio quando si stava peggio", riferendosi al - percepito ma non reale - peggioramento della qualità di vita, tra malattie, inquinamento e cambiamenti climatici in atto? Trascurando le condizioni medie in cui versavano i nostri predecessori, c'è stato realmente un annus horribilis: è il 536. Come lo sappiamo? Grazie a fonti storiche e alle preziose informazioni conservate nei ghiacciai.

I linguaggi attraverso i quali si può trasmettere la passione per la scienza o si può far capire al grande pubblico cosa succede dietro le mura di un laboratorio, sono molteplici e, a volte, inaspettati. Ce lo dimostra "Figure di scienza", un progetto dell'associazione Accatagliato, un team multidisciplinare di scienziati, grafici, docenti, giornalisti e comunicatori, che ha come obiettivo la creazione di un dialogo tra scienza e società. Abbiamo intervistato la presidentessa dell'associazione, Agnese Sonato, per scoprire le novità dei prossimi mesi.

Non è la prima volta che paragoniamo le indagini scientifiche svolte per svelare i misteri della storia dell'arte a quelle portate avanti dalla polizia, legate a casi di cronaca. Questa volta l'analogia diventa strettissima poiché gli scienziati hanno voluto raccogliere prove per capire le cause della morte di un personaggio - a dir poco turbolento - della pittura italiana. Stiamo parlando di Michelangelo Merisi, conosciuto come il Caravaggio (1571-1610).

Un calzino a strisce colorate da bambino, di quelli con l'alluce separato dalle altre dita dei piedi. Un capo scappato dall'ultimo ciclo di lavatrice di qualche famiglia? No, si tratta di un reperto conservato nel British Museum di Londra, analizzato recentemente con un nuovo protocollo. Una serie di tecniche, per lo più non-invasive, che hanno svelato alcune importanti caratteristiche della manifattura tessile dell'Antico Egitto.

L'archeologia non è solo grandiosi monumenti, romantici ruderi e preziosi reperti. Molto spesso è necessario "pescare nel torbido" per cercare di ricostruire il nostro passato e, in un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B - Biological Sciences, è stato fatto letteralmente: le feci conservate in latrine medioevali hanno protetto sino ai giorni nostri le uova di alcuni parassiti che avevano infestato la gente del tempo. Ma cosa ci possono dire questi fastidiosi compagni delle società vissute secoli fa?

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copertina   luglio-agosto 2019

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