Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

Tra le verdi e fitte foreste del Guatemala, per secoli, sono state nascoste le rovine di una civiltà di cui, fino a ora, probabilmente, conoscevamo ancora pochissimo. Queste sono le rivelazioni dei ricercatori impegnati nel progetto triennale “PACUNAM LiDAR Initiative” che ha come obiettivo la mappatura di 14.000 chilometri quadrati di bassopiani guatemaltechi. La prima fase si è già mostrata ricca di svolte, tutto grazie a una strumentazione “presa in prestito” dalla geologia.

Parliamo ancora una volta di Google Arts & Culture, questa volta focalizzando la nostra attenzione sulla sua app. Disponibile già dal 2016, ha avuto una vera e propria impennata di download e sono state scritte pagine di articoli e commenti solo a partire dalla scorsa settimana. Il motivo? L’introduzione della possibilità di scattarsi un selfie e confrontarlo con le opere presenti nel database, fino a trovare il ritratto che più ci somiglia.

L’artigianato, quel mix di saper fare, tradizione e materie prime strettamente legate a un territorio, è diventato - da relativamente poco tempo - oggetto di conservazione e valorizzazione da parte delle istituzioni. In quanto “testimonianza di civiltà” è entrato di diritto nel novero dei beni culturali materiali, quando parliamo di un oggetto, immateriali  se ci riferiamo alle conoscenze che si tramandano di generazione in generazione per produrlo, alle caratteristiche che deve possedere, ai valori che racchiude. Può accadere che qualcosa di antico si riveli utile per il futuro. È ciò che è successo ai kimono in bansho-fu.

Il titolo del post di oggi riprende il nome di un documentario dedicato a questo essere leggendario. Altrimenti conosciuto come “l’abominevole uomo delle nevi”, lo yeti domina da decenni (anche se le prime notizie sembrano risalire addirittura a 400 anni fa) le fantasie degli escursionisti e dei semplici curiosi a caccia di misteri. I presunti resti di questo mostro – ossa, denti, peli, frammenti di pelle e anche escrementi – conservati da collezionisti o in musei sono serviti a svelare l’arcano.

Vi avevamo già parlato di Museomix nel periodo in cui si potevano inviare le candidature per partecipare a questa incredibile esperienza che coinvolge tantissime professionalità e, soprattutto, mixa tecnologia e contenuti museali. In questo appuntamento, però, abbiamo chiesto a chi c’è dietro questa manifestazione di raccontarci i retroscena. Chiara Organtini, Michela Malvolti, Marco Caselli e Rosanna Spanò di Museomix Italia hanno risposto alle nostre domande.

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copertina   luglio-agosto 2019

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