Sapere Scienza

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La prima DAD della storia: l’apprendimento a distanza nell’epidemia di polio

15 Febbraio 2021 di 

Chicago, settembre 1937. Un virus senza controllo si sta diffondendo rapidamente in tutti gli Stati Uniti ma particolarmente tra gli abitanti della città di Chicago.

 

L’epidemia di poliomielite

 

Colpisce in prevalenza i bambini, si annida nella saliva e nelle feci, aggredisce il midollo spinale e i polmoni, provocando, nelle forme più gravi, la morte. Gli effetti più devastanti si registrano negli arti inferiori in cui la malattia lascia un segno indelebile provocando una paralisi flaccida con atrofia muscolare: le deformazioni ossee costringono molti malati a usare stampelle o tutori in ferro per poter camminare. In alcuni casi, il virus paralizza i muscoli innervati dai nervi craniali, riducendo la capacità respiratoria, costringendo il malato a essere supportato con ausili nella respirazione.
Purtroppo, non ci sono cure e non è stato ancora sperimentato un vaccino affidabile. I parchi giochi, le piscine, i cinema e tutti gli spazi pubblici sono stati chiusi e si pensa, con grande timore, che l’apertura delle scuole è vicina.

 

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I bollettini sono raccapriccianti: 98 casi registrati in agosto, solo a Chicago. Il Dr. Herman Bundesen, presidente del board of health, si vede costretto a decretare uno slittamento di tre settimane per l’avvio dell’anno scolastico.
Come non far perdere tempo ai 325.000 studenti abbandonati a se stessi? Come impegnarli in attività formative per evitare di impoverire il loro apprendimento scolare? E soprattutto, come coinvolgere tutti?

 

Didattica a distanza anti contagio

 

Il sovrintendente William H. Johnson e la sua collaboratrice Minnie Fallon si inventano allora una didattica di emergenza in sostituzione di quella tradizionale, per arrivare nelle abitazioni degli studenti a cui è stato caldamente consigliato di non uscire per evitare qualsiasi forma di contagio.
Alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, la radio era diventata una fonte popolare di notizie e di intrattenimento. Oltre l’80% delle famiglie statunitensi ne possedeva almeno una, anche se in alcune zone del sud degli Stati Uniti, nelle aree rurali e tra la gente di colore non sempre vi era disponibilità economica per acquistarne una. La tecnologia del momento arrivava dunque in soccorso per far partire la prima DAD della storia: attraverso sforzi coordinati tra le scuole pubbliche, le principali stazioni radio, le redazioni dei quotidiani e le biblioteche locali, si pensa di trasmettere le lezioni via etere.
Gli insegnanti, collaborando con i presidi e con la supervisione di esperti di comunicazione, sono spinti a creare le loro lezioni da mandare in onda su sette emittenti locali di Chicago.

 

Lezioni alla radio: una didattica a distanza che funziona?

 

Grazie a questa idea, il 13 settembre le scuole riaprono, anche se non in presenza: tutti gli studenti sono invitati ad accendere le radio nelle rispettive case. Per supportare le famiglie nella gestione della didattica a distanza, sedici insegnanti si rendono disponibili a rispondere alle telefonate dei genitori al numero segnalato dell’Ufficio Centrale del Distretto Scolastico: si registrano più di 1.000 chiamate, che portano, già il giorno successivo, a convocare altri cinque insegnanti.

I quotidiani locali, ogni mattina, riportano gli orari delle lezioni del giorno dopo. Il lunedì, il mercoledì e il venerdì si mandano le trasmissioni di studi sociali e di scienze; il martedì, il giovedì e il sabato quelle dedicate all’inglese e alla matematica. La giornata scolastica inizia con le attività motorie e procede poi con le lezioni, brevi, di circa quindici minuti, che si concludono sistematicamente con l’assegnazione di compiti a casa. L’obiettivo perseguito è “divertenti ma informative”: bisogna cioè adottare uno stile coinvolgente e accattivante simile a quello delle trasmissioni radiofoniche.

 

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Figura 1- Esempio di trasmissione delle lezioni per un giorno. Sulle stazioni radio WLS, WIND, W-G-N, WJJD e WCFL, a orari alternati, venivano mandate in onda lezioni di matematica o di inglese per le classi 8a e 7a

 


Ogni lezione trasmessa viene monitorata da due supervisori che hanno il compito di fornire un feedback agli insegnanti relativo ai contenuti, all’articolazione della didattica, al vocabolario utilizzato e alle implicazioni sociali generate.

La risposta popolare a questo esperimento fu per lo più positiva, sebbene qualche famiglia segnalò che alcuni bambini si distraevano facilmente o faticavano a seguire le lezioni poiché non vi era possibilità di interagire con l’insegnante. In molti casi c’era bisogno di un coinvolgimento delle famiglie per l’approfondimento di alcune nozioni. Il sovrintendente William Johnson dichiarò di non essere mai riuscito a tener traccia del numero di studenti effettivamente sintonizzati per ascoltare le lezioni.
L’istruzione radiofonica terminò ufficialmente a fine settembre, quando le scuole riaprirono: anche se il programma durò meno di tre settimane, cambiò il ruolo delle radio locali nella formazione scolastica della città di Chicago.
L’esperimento avviò una partnership tra le scuole pubbliche della città e le stazioni radio, che fu rapidamente cementata nella formazione del Chicago Radio Council, organo che, da questo momento in poi, si rivolse principalmente alle classi di grado inferiore con la produzione di racconti, spettacoli e, naturalmente, collegamenti alla musica. Gli insegnanti furono invitati a modificare la loro programmazione didattica, facendo sì che si facesse un uso integrativo della radio per offrire agli studenti anche l’opportunità di partecipare a notiziari, tavole rotonde radiofoniche e altri programmi di intrattenimento.

Quando la scuola riaprì, Miss Fallon annunciò che le trasmissioni radiofoniche non si sarebbero fermate: gli insegnanti erano tenuti ad aggiornarsi sulle “ultime tendenze della didattica moderna”.

Carla Petrocelli

Carla Petrocelli insegna Storia della rivoluzione digitale presso l'Università di Bari. Studiosa del pensiero scientifico moderno, si è specializzata nell'evoluzione del calcolo automatico focalizzando l'attenzione sul rapporto tra uomo e tecnologia e sulle sue ripercussioni antropologiche. È autrice di numerosi contributi scientifici dedicati alla storia dei linguaggi di programmazione e ai protagonisti dell'informatica.

copertina   marzo-aprile 2021

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