Sapere Scienza

Sapere Scienza

Le stelle della nostra galassia dovrebbero girare intorno al nucleo con un moto di rotazione in equilibrio dinamico. Un team internazionale, di cui fanno parte i ricercatori dell'Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, analizzando i dati del satellite Gaia, ha ottenuto le più estese mappe di velocità delle stelle della Via Lattea, che mettono in discussione l'ipotesi che le stelle ruotino con soli moti circolari.

Soffione, dente di leone, tarassaco. Sono tantissimi i nomi dati a questa pianta che tutti conosciamo per la costellazione danzante di piccoli paracadute bianchi che si sprigiona se un soffio di vento la sfiora. Dietro questo fenomeno non c'è solo poesia ma anche scienza. Nonostante il movimento leggiadro della nuvola di semi sia stato da sempre osservato, solo ora i ricercatori dell'Università di Edimburgo hanno trovato la spiegazione fisica di un meccanismo di dispersione così efficace. I risultati sono stati pubblicati su Nature.

Le aree costiere affacciate sul mar Mediterraneo potrebbero presto cambiare la propria conformazione causando danni non solo di tipo economico (pensate allo sfruttamento turistico) ma anche e soprattutto contribuendo all'aumento del rischio di inondazioni. Gli scienziati del CNR e dell'Università Ca' Foscari di Venezia hanno realizzato la prima ricerca scientifica sugli effetti a catena che legano emissioni in atmosfera, acidificazione del mare ed erosione costiera. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Climatic Change.

È il giorno 5000 per Opportunity che scatta una foto a una suggestiva alba su Marte. Usando le tecniche di sonificazione dei dati, gli scienziati hanno creato un brano musicale a partire dall'immagine catturata dal rover. Solo un gioco da nerd? No, questo tipo di elaborazione di informazioni può essere applicato in maniera utile anche in altri ambiti scientifici.

"Oggi il ministro Bussetti con mia sorpresa mi ha comunicato la revoca immediata dell'incarico di Presidente Asi. È il primo spoil system di Ente di Ricerca. Grazie alle migliaia di persone con cui ho condiviso quattro anni fantastici di spazio italiano". È questo il tweet con cui Roberto Battiston, astrofisico italiano e presidente dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana), ha comunicato pubblicamente la revoca dal suo ruolo. Quasi un fulmine a ciel sereno, seguito da proteste e riflessioni sul rapporto tra politica e scienza. Purtroppo non è la prima volta che questo accade: dieci anni fa successe a Giovanni Bignami, come racconta Patrizia Caraveo, astrofisica e moglie dello scienziato, nelle pagine de Il Sole 24 Ore.

È lunedì e per molti di noi sarà stata un'impresa alzarsi dal letto e prepararsi per iniziare la settimana lavorativa. Lo sforzo diventa maggiore se pensiamo che magari, nella pausa pranzo o nel pomeriggio, ci dovremo dedicare a un'attività fisica: andremo a correre, praticheremo uno sport o andremo in palestra per prenderci cura della nostra salute e scaricare lo stress. Riempire il borsone o indossare gli indumenti tecnici saranno operazioni lentissime perché, nonostante sappiamo che staremo meglio, preferiremmo tuffarci sul divano. Questa forma di pigrizia è una reazione fisiologicamente reale, una serie di processi che accadono nel nostro cervello e ci porterebbero a optare per la sedentarietà: i ricercatori della University of British Columbia (Canada) ne hanno le prove.

Come già affermato più volte, la biodiversità è fortemente minacciata e l'alto tasso di estinzione di specie, a livello locale e globale, ne è una dolorosa conferma. I cambiamenti climatici e lo sfruttamento dei terreni da parte dell'uomo non migliora di certo una condizione già precaria. Riusciremo a superare la triplice sfida che l'Antropocene - una delle epoche più devastanti che la Terra abbia mai conosciuto - ci sta lanciando? Riusciremo a prevenire la perdita di biodiversità, a mitigare e ad adattarci al riscaldamento globale e a fornire in maniera sostenibile risorse per le popolazioni umana, in costante aumento? Secondo una review, pubblicata recentemente su Science, una delle soluzioni potrebbe provenire proprio dal corretto utilizzo dei terreni lavorati quali le coltivazioni, i pascoli e le aree boschive.

Esistono strutture complesse, quali piattaforme petrolifere e navi, che sono sottoposte costantemente all'azione di onde e correnti. Purtroppo, dopo decenni di attività, un'onda anomala o una tempesta possono distruggere queste strutture portando a conseguenze anche molto gravi come, ad esempio, disastri ambientali di considerevoli dimensioni. Gli ingegneri del MIT-Massachusetts Institute of Technology hanno sviluppato un algoritmo che individua rapidamente i tipi di eventi estremi che potrebbero presentarsi con maggiore probabilità in un ambiente come l'oceano, dove onde di aventi differenti valori di velocità, lunghezza e altezza, generano stress o pressioni su imbarcazioni o piattaforme portando, in alcuni casi, a situazioni di pericolo.

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