Sapere Scienza

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Il 2019 è iniziato con una spiacevole notizia: il primo gennaio, nei laboratori dell'Università delle Hawaii, a Manoa, è venuto a mancare George. Mollusco arboricolo, era l'ultimo membro conosciuto della specie Achatinella apexfulva. Perché la morte di una piccola chiocciola è così importante da meritare numerosi articoli e il cordoglio della comunità scientifica? George è, suo malgrado, il simbolo di una Natura danneggiata e che sta divenendo sempre più minacciata e povera a causa dell'azione dell'uomo.

Professionisti di qualsiasi ambito - dai giornalisti ai commercianti - possono accedere a corposi set di dati per ricavarne informazioni utili per il proprio lavoro. Maneggiare una miriade di numeri, però, richiede la comprensione, a volte anche approfondita, della statistica, l'insieme di metodi scientifici il cui scopo è la conoscenza quantitativa e qualitativa dei fenomeni collettivi (fenomeni il cui studio richiede una pluralità di osservazioni) mediante la raccolta, l'ordinamento, la sintesi e l'analisi dei dati. Ciò restringe di molto il campo di azione dei non esperti. E se ci fosse una soluzione, un modo per esaminare il materiale a disposizione con strumenti per i non addetti? A questo hanno pensato i ricercatori del MIT-Massachusetts Institute of Technology.

L'Università della Calabria, in collaborazione con Elettra Sincrotrone Trieste e la University of Hawaii, ha pubblicato su Scientific Reports di Nature uno studio riguardante la morfologia dei capelli di Pele del vulcano Kilauea, ricostruendone la struttura in 3D. Cosa sono i capelli di Pele e a cosa serve la loro conoscenza approfondita?

Un gruppo di ricerca del MIT-Massachusetts Institute of Technology, in collaborazione con la Harvard Medical School, il Brigham and Women's Hospital e la Novo Nordisk, ha progettato e testato una pillola che potrebbe essere usata per rilasciare una dose di insulina oralmente, sostituendo così le iniezioni a cui sono sottoposti i pazienti di diabete di tipo 1 ogni giorno. Lo studio è stato pubblicato su Science.

Esistono numerosi campi in cui si posseggono solo informazioni non complete di determinati sistemi ma è necessario capirne la struttura globale. La soluzione a questo problema l'hanno fornita i ricercatori dell'Istituto dei Sistemi Complessi del CNR (CNR-ISC), della Scuola IMT Alti Studi Lucca e dell'Università di Leiden in uno studio pubblicato su Nature Reviews Physics.

I crateri terrestri dovuti a impatti di asteroidi sono quelli, in qualche modo, visibili e studiabili o ce ne sono altri più vecchi, scomparsi a causa dell'erosione e dei processi geologici in atto sul nostro pianeta? Sembra una domanda molto specifica ma le ricadute della risposta sono in grado di arricchirci con nuove conoscenze sulla storia della vita sulla Terra. In un articolo pubblicato su Science, gli scienziati descrivono un nuovo capitolo riguardante il tasso di collisioni di asteroidi grazie alle prove fornite da una testimone degli eventi che hanno scolpito il nostro Sistema solare: la Luna.

L'esistenza di dispositivi che tracciano alcuni dei nostri parametri fisiologici non è una novità. Alcuni sono già a nostra disposizione: un esempio è il Fitbit, un orologio che, quando è indossato, è in grado di fornirci dati sulla nostra attività fisica, sul battito cardiaco e sui ritmi di sonno. Ce ne sono altri, in fase di sperimentazione, come abbiamo potuto leggere in articoli precedenti, ancora molto legati a componenti elettroniche invadenti. Gli scienziati che hanno pubblicato recentemente i risultati del proprio lavoro su Science Advances, però, stanno facendo un ulteriore passo in avanti.

Nuove notizie giungono dalla grotta di Denisova, sui monti Altai, in Siberia meridionale. I ricercatori dell'Università di Oxford, in collaborazione con gruppi multidisciplinari di studiosi provenienti da Regno Unito, Russia, Australia, Canada e Germania, hanno finalmente pubblicato i risultati di una serie di analisi cronologiche e genetiche effettuate sui campioni raccolti in quello che è conosciuto come l'unico luogo nel mondo a essere stato occupato da Denisoviani e Neanderthal in differenti intervalli di tempo. La ricerca è descritta in due articoli pubblicati su Nature.

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