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11 Giu 2015

Nato il primo bambino da un ovaio congelato nell’infanzia

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Una donna in Belgio è la prima al mondo ad aver dato alla luce un bambino usando tessuto ovarico trapiantato congelato quando era ancora una ragazzina.

Una donna in Belgio è la prima al mondo ad aver dato alla luce un bambino usando tessuto ovarico trapiantato congelato quando era ancora una ragazzina.
La 27enne aveva subito la rimozione di un’ovaia quando aveva 13 anni, prima di effettuare un trattamento invasivo per anemia falciforme. Un trattamento che aveva compromesso l’ovaia rimanente, che dunque non le avrebbe permesso di concepire senza un trapianto. La donna, grazie all’ovaia di 14 anni prima, ha dato alla luce un bambino sano nel mese di novembre 2014 e i dettagli del caso sono stati pubblicati adesso sulla rivista Human Reproduction. Gli esperti sperano che la procedura possa aiutare altre giovani pazienti.

 

L’anemia falciforme

La donna in questione, che ha chiesto di restare anonima, aveva ricevuto una diagnosi di anemia falciforme all’età di cinque anni. Emigrata dalla Repubblica del Congo verso il Belgio, i medici avevano deciso di curarla con trapianto di midollo osseo dal fratello. Una procedura che richiedeva la disattivazione, mediante chemioterapia, del sistema immunitario per evitare il rigetto. La chemioterapia avrebbe però potuto distruggere la funzionalità ovarica e i medici decisero di asportare la sua ovaia destra e congelare frammenti del suo tessuto. A quel tempo, 13 anni di età, la ragazza mostrava i primi segni di pubertà anche se non aveva avuto ancora il menarca. All’età di 15 anni, i dottori scoprirono che l’ovaia rimanente era stata danneggiata. Circa dieci anni dopo, la ragazza voleva avere un figlio e i medici hanno innestato quattro dei suoi frammenti ovarici scongelati nella sua ovaia.

 

Il recupero della fertilità

La paziente ha iniziato ad avere mestruazioni spontanee cinque mesi più tardi ed è rimasta incinta naturalmente all’età di 27 anni.
Secondo il ginecologo che ha guidato il trattamento, Isabelle Demeestere della Libera Università di Bruxelles, la tecnica potrebbe aiutare le giovani a rischio di insufficienza ovarica, soprattutto considerando che c’è un numero sempre crescente di pazienti sopravvissuti a malattie ematologiche avute durante l’infanzia.

 

[Immagine: credit Erasme Hospital, Université Libre de Bruxelles]

REDAZIONE
La Redazione del sito saperescienza.it è curata da Micaela Ranieri dal 2019, in precedenza hanno collaborato Stefano Pisani e Alessia Colaianni.
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