Sapere Scienza

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Alla ricerca di tracce di sangue

21 Giugno 2022 di 

Le macchie di sangue rinvenibili sulla scena di un crimine, nel corso del sopralluogo da parte della polizia scientifica, saranno di due tipi: del tutto o solo in parte visibili. Queste tracce, insieme a quelle invisibili, potranno risultare fondamentali nella risoluzione del caso in quanto, dallo studio della loro forma, dimensione e distribuzione sulla superficie esaminata, gli specialisti potranno ricostruire, secondo la metodica della Bloodstain Pattern Analysis, la verosimile dinamica del delitto.
Una tipologia di traccia che si rinviene con frequenza nei delitti con spargimento di sangue è rappresentata dalle impronte (digitali, palmari e plantari) prodotte dall’individuo imbrattando una superficie pulita.

 

Perché sono importanti le impronte insanguinate?


Le tracce ematiche, inoltre, non solo forniscono un importante dato investigativo per la ricostruzione dei fatti, ma possono anche contribuire all’identificazione del soggetto che le ha originate, attraverso il confronto delle loro caratteristiche peculiari – le cosiddette minuzie – con quelle delle impronte di eventuali sospettati.
In particolare, le impronte di sangue parzialmente visibili, in seguito alla loro esaltazione mediante l’impiego di specifici reagenti chimici, potranno risultare di qualità superiore rispetto alle impronte di sangue visibili originate, in genere, da un maggior quantitativo ematico, ma caratterizzate, per tale motivo, da un minor livello di dettaglio.

 

I metodi chimici per l’esaltazione delle tracce di sangue


Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi reagenti chimici volti all’esaltazione delle impronte di sangue, mediante un cambiamento di colore in presenza di determinati composti organici, come le proteine, o del ferro presente nell’emoglobina. Tra i più usati vi sono questi due: il Leuco Crystal Violet (LCV) e l’Hungarian Red (fucsina acida).
Il Leuco Crystal Violet è una soluzione a base di perossido d’idrogeno – la comune acqua ossigenata – che, in presenza dell’emoglobina del sangue, darà origine a una reazione catalitica resa evidente dalla sua colorazione blu/viola. Si tratta di un reagente molto versatile che potrà essere applicato sia per nebulizzazione, su superfici assorbenti come i tessuti o non assorbenti come le piastrelle, sia per immersione, qualora le dimensioni dell’oggetto lo consentano. Inoltre, potrà essere impiegato anche in seguito all’applicazione di altre soluzioni volte all’esaltazione delle impronte, poiché non influenzato dalle componenti del sudore umano.

 

 

Esaltazione di diverse impronte plantari, mediante LCV, su una moquette (sacda.org).

 


L’Hungarian Red è, invece, un colorante a base acquosa il quale, interagendo con le proteine presenti nel sangue e in altri fluidi corporei, svilupperà una colorazione rosso porpora in corrispondenza della traccia in esame. A differenza dell’LCV, però, questa soluzione potrà essere applicata in maniera efficace, sia per nebulizzazione sia per immersione, solo sulle superfici non assorbenti. Infatti, nel caso in cui venisse assorbita dalla superficie, produrrà un’elevata interferenza di fondo. La traccia, una volta asciutta, potrà infine essere asportata mediante un adesivo in gel bianco ed esaltata attraverso l’esposizione diretta a una sorgente luminosa con lunghezza d’onda compresa tra i 520 e i 560 nm (luce verde): si determinerà così l’emissione di una fluorescenza, tale da consentirne l’esame anche su sfondi scuri o multicolore.

 

 

Impronta di calzatura, esaltata mediante Hungarian Red e asportata con un adesivo in gel bianco (bvda.com).

 



La polizia scientifica davanti a una traccia di sangue


Indipendentemente dalla tipologia di trattamento scelta, prima della sua applicazione sulla superficie in esame, lo specialista dovrà ispezionare visivamente la traccia con e senza l’ausilio di una sorgente luminosa. Alcuni dei suoi particolari, infatti, all’apparenza non visibili, una volta irraggiati potranno risultare evidenti.
Inoltre, al termine dell’esame visivo, la polizia scientifica dovrà documentare fotograficamente la traccia rilevata poiché, uno dei possibili “effetti collaterali” dell’utilizzo dell’LCV e dell’Hungarian Red nei rilevamenti ematici è l’alterazione.

 

I limiti dell’impiego di questi reagenti


Va considerato che le soluzioni impiegate per l’esaltazione delle tracce ematiche potranno reagire anche in presenza di altre proteine quali, per esempio, l’albumina, presente nel plasma, così come nel latte e nell’albume delle uova. Il rischio, in questi casi, è di avere un risultato falso-positivo: il test eseguito è positivo, ma quello trovato non è sangue. Lo specialista, quindi, per evitare tutto ciò, dovrà eseguire, sulla traccia in esame, anche un test presuntivo oppure confermativo che evidenzi o meno la natura ematica di quanto rilevato, così da evitare di incorrere in questo tipo di errore.

Gabriele Rotter

Gabriele Rotter, criminalista e divulgatore scientifico, si occupa di investigazioni scientifiche sulla scena del crimine. Già docente in Master e Corsi di laurea universitari, è autore di pubblicazioni scientifiche nonché consulente tecnico per l’Autorità Giudiziaria in materia di analisi delle tracce ematiche (BPA), rinvenute sulla scena del crimine, e dei residui di sparo (GSR) mediante microscopia elettronica a scansione (SEM/EDX). È membro di diverse associazioni scientifiche internazionali, tra le quali la prestigiosa American Academy of Forensic Sciences (AAFS).

copertina   luglio-agosto 2022

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