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19 Dic 2023

La fotografia dalle “origini”

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Oggi iniziamo un percorso che spiega tutta la fotografia, dalle origini fino a oggi, in cui toccheremo tutti gli argomenti tecnici.

Anche se questa rubrica si intitola “Fotografia digitale”, all’inizio mi riferirò alla fotografia su pellicola per una più facile comprensione dei concetti. In digitale tutti questi restano identici, ma al posto della pellicola c’è un sensore per registrare l’immagine.

 

Come funziona la camera oscura

Tutto partì dalla camera oscura, una vera e propria camera trasportabile, usata dai pittori per disegnare fedelmente i paesaggi.

Il principio è molto semplice. La camera deve essere completamente oscurata, tranne per un “foro stenopeico” praticato al centro di una parete. La scena al di fuori della camera, davanti al foro, si proietta, all’interno, sulla parete opposta, ma capovolta. Il pittore metteva la sua tela di fronte al foro stenopeico e disegnava minuziosamente il paesaggio che voleva dipingere. Fatto questo, poteva continuare il lavoro all’esterno della camera.

 

Fonte: fotografareindigitale.com

 

Da qui ebbe origine l’idea di una camera oscura molto più piccola, all’interno della quale mettere un supporto fotosensibile per catturare la scena desiderata.

Fonte: Google arts & culture

 

Gli studi sulla sensibilità alla luce di alcuni prodotti chimici iniziarono attorno al 1727, a opera del filosofo naturalista Johann Heinrich Schulze.

L’immagine più antica arrivata a noi è stata scattata nel 1826 da Joseph Nicéphore Niépce.

© Wikimedia

 

In origine si produceva direttamente la fotografia “positiva”, quindi, non era possibile produrne più copie.

Quando il supporto diventò una pellicola negativa, ebbe origine la fotografia dei tempi nostri. Ovviamente era monocromatica, in bianco e nero, la fotografia a colori nacque in seguito.

La camera oscurata per scattare fotografie aveva la necessità di essere implementata. Al posto del foro stenopeico venne applicato un obiettivo per avere immagini nitide e la possibilità di regolare la messa a fuoco.

Servì anche un otturatore per far giungere l’immagine sul supporto fotosensibile per un tempo prestabilito, e il diaframma per dosare la luce.

 

L’obiettivo

L’obiettivo è una specie di tubo con dentro una serie di lenti che consentono di mettere a fuoco il soggetto e di avere immagini nitide sia al centro che in periferia.

 

 

 

Molto vicino al centro ottico, il punto in cui l’immagine si capovolge (come accade anche con il foro stenopeico), trova posto il diaframma, composto da una serie di lamelle (che formano l’esagono ben visibile dentro l’obiettivo), che consente di dosare la quantità di luce che passa nel tubo.

Scattando una foto bisogna considerare, oltre alla messa a fuoco, l’esposizione. Si deve fare in modo che la fotografia non venga né troppo chiara e né troppo scura. Ma da cosa dipende l’esposizione?

Quattro sono le variabili che definiscono il risultato finale in termini di esposizione:

  1. quanto è luminosa la scena da fotografare;
  2. quanto velocemente reagisce alla luce la pellicola;
  3. quanta luce passa attraverso l’obiettivo;
  4. quanto tempo resta aperto l’otturatore.

Consideriamo la scena illuminata dalla luce ambiente. Una volta scelta e caricata la pellicola, per regolare l’esposizione possiamo agire solo sui punti 3 e 4.

 

Il diaframma

La quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo possiamo regolarla agendo sul diaframma. Quando il diaframma è completamente aperto, lascia passare tutta la luce che il diametro dell’obiettivo consente. Se serve, possiamo chiudere il diaframma per farne passare di meno.

 

L’otturatore

L’otturatore è anch’esso costituito da sottili lamelle, è posto davanti alla pellicola ed è sempre chiuso per mantenerla totalmente al buio. Quando scattiamo la foto si apre per un tempo prestabilito lasciando che l’immagine giunga sulla pellicola. Normalmente si parla di decimi, centesimi o qualche millesimo di secondo.

 

La fotocamera analogica nelle figure appena viste è totalmente manuale. Per scattare una foto occorre mettere a fuoco e settare tempo di esposizione e diaframma. Le digitali hanno qualche settaggio in più che vedremo prossimamente, ma di base servono i tre appena detti.

Sergio Nuzzo
Sergio Nuzzo
Tecnico elettronico, ha iniziato la carriera lavorativa nell’ambito della strumentazione scientifica, lavorando per due delle più importanti aziende a livello mondiale, in veste di Field Service Engineer. Dal 1994 è Collaboratore Tecnico dell’Istituto per i Processi Chimico-Fisici, sede di Bari, del Consiglio Nazionale delle Ricerche.Fotoamatore fin da giovanissimo, sviluppa particolare interesse per la scienza e la tecnologia della fotografia digitale. Grazie alle conoscenze acquisite con i suoi studi, con l’autorizzazione del suo Ente, ha collaborato con un’importante azienda del settore fotografico, tenendo corsi e lezioni aperte per fotografi professionisti.
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