Sapere Scienza

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Aumento delle temperature: l’impatto ambientale sulle Alpi

13 Gennaio 2022 di 

Oramai è chiaro, le temperature aumentano in modo evidente un po’ dappertutto. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), uno dei più autorevoli organismi internazionali in tema di cambiamenti climatici, afferma che negli ultimi decenni il tasso di riscaldamento sulle Alpi è stato di 0,3 °C/10 anni, superando il tasso di riscaldamento globale che è stato di 0,2 °C/10 anni.
In uno studio recentemente concluso dimostriamo come, sulle Alpi, l’ambiente periglaciale presenta tassi di riscaldamento maggiori rispetto a quelli dell’intera area alpina.


Cosa si intende per ambiente periglaciale alpino?


L’ambiente periglaciale alpino è quella fascia di territorio posizionata fra l’ambiente montano, cioè dei boschi di conifere (sotto) e l’ambiente dei ghiacciai e dei nevai (sopra). I principali elementi che lo caratterizzano sono le praterie di alta quota, i laghi e i torrenti alpini, i detriti rocciosi accumulati alla base dei versanti oppure depositati nelle piane proglaciali, le baite e gli alpeggi, gli impianti di risalita e le piste da sci. Un ambiente molto bello e molto importante.

Perché l’ambiente periglaciale è importante?


Innanzitutto perché qui vi sono molte captazioni di acqua per uso potabile; perché sono presenti molti invasi artificiali per la produzione di energia elettrica e per l’irrigazione; perché l’ambiente periglaciale è ricco di biodiversità e, non ultimo, perché questo ambiente è sempre più interessato da processi di instabilità naturale (soprattutto frane) che mettono a rischio strutture, sentieri e vie alpinistiche.

Temperature in aumento nell’ambiente periglaciale alpino


L'ambiente periglaciale alpino, nel trentennio 1990-2019 ha fatto osservare tassi di riscaldamento di 0,4, 0,6 e 0,8 °C/10 anni, rispettivamente per le temperature medie, massime e minime annuali. Si tratta di tassi di riscaldamento significativamente superiori a quelli riportati dall’IPCC per l’intera area alpina e a livello globale. È quello che emerge dal nostro recente studio pubblicato sul Journal of Mountain Science dal titolo Evolution of temperature indices in the periglacial environment of the European Alps in the period 1990-2019.
Questo aumento delle temperature avviene soprattutto in estate e in autunno, dove diminuiscono i giorni con gelo (temperatura minima < 0 °C) e i giorni di gelo (temperatura massima < 0 °C). Altra considerazione importante è che, prendendo come riferimento il trentennio 1961-1990 e confrontandolo con i tre periodi di trent’anni successivi (1971-2000, 1981-2010 e il 1990-2019, periodo considerato nello studio), quest’ultimo presenta il tasso di riscaldamento maggiore.

 


Tasso di riscaldamento rispetto al periodo di riferimento 1961-1990.

 


Quali sono le cause di questo maggiore riscaldamento?


A differenza degli ambienti glaciale e montano, qui gran parte della superficie è composta da nuda roccia e la roccia esposta al sole si scalda non poco.
L’ambiente periglaciale si scalda più dell’ambiente glaciale anche perché quest’ultimo grazie al colore chiaro dei ghiacci e delle nevi, riflette gran parte dell’energia, e quindi del calore, ricevuta dal sole (circa il 25-30 %). L’ambiente periglaciale si scalda più dell’ambiente montano perché quest’ultimo è caratterizzato dalla presenza di alberi di alto fusto (conifere e latifoglie) che esercitano un effetto mitigante sulla temperatura grazie al processo di evapotraspirazione svolto in gran parte dalle foglie.

Quale futuro per le nostre Alpi?


Il futuro delle nostre Alpi sarà caratterizzato da profondi mutamenti, in parte già in atto:


-    entro il 2100 molti ghiacciai alpini saranno estinti e le aree glacializzate saranno presenti solo a quote molto elevate e nelle aree meno esposte al sole;
-    gran parte dell’ambiente glaciale diventerà periglaciale e quindi si scalderà ancora di più per i motivi sopra citati;
-    ci saranno seri problemi di approvvigionamento idrico perché oltre alla riduzione delle masse glaciali vi sarà uno spostamento stagionale sempre più marcato nei regimi delle precipitazioni, con meno precipitazioni nevose;
-    vi sarà uno spostamento verso l’alto degli ecosistemi e questi entreranno in competizione tra loro a causa del ridotto spazio a disposizione;
-    ci saranno più frane, quindi più pericoli, soprattutto durante la stagione estiva.


Il problema è però globale e va affrontato e risolto in maniera globale, come suggerisce l’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.

Guido Nigrelli e Marta Chiarle

Guido Nigrelli è naturalista, ricercatore al CNR-IRPI di Torino e divulgatore scientifico. Studia le relazioni tra clima e processi morfodinamici in ambiente alpino e scrive di scienza e ambiente su alcune testate giornalistiche.


Marta Chiarle è geologa e ricercatrice al CNR-IRPI di Torino. Dedica i propri studi all’analisi degli aspetti geo-morfologici dei fenomeni di instabilità in ambiente montano e ai rischi connessi al cambiamento climatico in atto (https://geoclimalp.irpi.cnr.it/).

copertina   novembre-dicembre 2022

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