Sapere Scienza

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Il viaggio sotterraneo dell'oro blu

9 Maggio 2016 di 

Lo stress idrico è uno dei grandi problemi dell’Umanità. Secondo le Nazioni Unite, riguarda più del 40 per cento della popolazione mondiale e potrebbe interessare i due terzi entro il 2025. Se tralasciamo i ghiacciai polari, il 96 per cento delle riserve di acqua dolce si trova nel sottosuolo. Esistono acquiferi giganteschi, come quello scoperto recentemente in Brasile lungo il corso del Rio delle Amazzoni che si estende su una superficie di circa 440 mila chilometri quadrati e ha uno spessore medio di 545 metri. E’ la maggiore falda sotterranea del pianeta e, trovandosi in una regione in gran parte disabitata e poco sfruttata, presenta una qualità altissima. Grazie a questa scoperta, il Brasile detiene ora il primato delle maggiori riserve mondiali di acqua dolce.

 

Combattere la siccità

Nuove opportunità per ridurre l’impatto della siccità sono le riserve di acqua intrappolate sotto gli oceani. il flusso di acqua freatica verso il mare è un processo naturale del ciclo idrogeologico, ma si pensava si verificasse solo in condizioni speciali. Le riserve sottomarine invece sembra siano molto diffuse, e si sarebbero formate nel corso di migliaia di anni quando, durante le glaciazioni, il livello del mare era più basso di quello attuale e le linee di costa meno arretrate. L’acqua piovana ha infiltrato suoli che si trovano adesso sotto il mare e questi acquiferi, dopo la risalita del livello marino, sono stati sigillati da strati di argilla e sedimenti. Il loro grado di salinità è basso e la trasformazione in acqua potabile avrebbe costi minori rispetto alla dissalazione dell’acqua marina. I costi economici e ambientali per estrarla sono per ora troppo elevati, e questa risorsa "non rinnovabile" sembra ancora al sicuro.

 

Il percorso dell'acqua del sottosuolo 

Conosciamo abbastanza bene la distribuzione delle riserve di acqua dolce ma sappiamo ancora pochissimo sui percorsi e le velocità di migrazione nel sottosuolo. Un recentissimo studio ha cercato di ricostruire i tragitti dell’acqua dolce a livello globale attraverso la stima della sua età, cioè del tempo di permanenza nell’acquifero. Utilizzando il trizio, un isotopo dell’idrogeno immesso in atmosfera durante gli esperimenti nucleari, gli autori dello studio sono riusciti a distinguere le acque che hanno meno di 50 anni da quelle più vecchie in più di 3700 punti sparsi sul Pianeta. L’acqua giovane staziona nei primi centinaia di metri del sottosuolo, percola molto lentamente, e il suo volume globale è equivalente a un corpo idrico di circa tre metri di spessore se questo fosse distribuito uniformemente sotto la superficie terrestre. Modellazioni di flusso hanno poi consentito di stimare che le acque con meno di 50 anni rappresentano meno del 6 per cento delle riserve globali stimate in circa 23 milioni di chilometri cubi. Questi dati suggeriscono che solo una piccolissima percentuale delle riserve idriche è legata al ciclo idrogeologico alla scale degli anni o decenni, mentre la restante parte delle acque sotterranee registra variazioni climatiche e processi tettonici a più lunga scala, suggerendo che le riserve di acqua dolce giovane sono davvero limitate.

 

Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

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