Sapere Scienza

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Mars Wanted! Dead or Alive

3 Novembre 2014 di 

Che Marte sia un posto tosto lo si è capito sin dagli inizi dell’esplorazione spaziale. Anche solo riuscire a mettere in orbita una sonda attorno al Pianeta Rosso non è mai stato facile e i fallimenti non si contavano (nei tempi più bui, è arrivato a fallire il 50 per cento dei tentativi). L'ultimo, in ordine cronologico, quello della sonda giapponese Nozomi che, a corto di carburante, non ha potuto frenare la sua corsa e si è dovuta accontentare di un breve e lontano sorvolo. Ma se Marte è molto tosto la razza umana è altrettanto testarda. Perché l’esplorazione di Marte rappresenta una frontiera sia nella ricerca di vita extraterrestre che per il volo spaziale umano. Che si trovino o meno tracce di vita, l’umanità non può prescindere da Marte per saperne di più sulla sua origine e per capire quanto sia realistica la possibilità di colonizzare altri pianeti.

 

"Viviamo" già su Marte

Dall'alba del nuovo millennio la NASA ha cominciato a inviare a scadenze regolari missioni di tutti i tipi: satelliti artificiali per fotografare ogni angolo del pianeta, mezzi semoventi sulla sua accidentata superficie, laboratori per analizzare la composizione del suolo. I russi hanno continuato la tradizione sovietica, concentrandosi sui satelliti Phobos e Deimos. Le agenzie spaziali europee e indiane ce l’hanno fatta al primo colpo: Mars Express è in orbita dal 2003 e Mangalyaam è arrivata pochi mesi fa. Così, da una decina di anni viviamo su Marte, anche se per interposta (e robotica) persona. Guardiamo tramonti infuocati con la Terra a far da “stella della sera”, sospendiamo le operazioni all'arrivo delle implacabili tempeste di sabbia, sondiamo il terreno come moderni rabdomanti alla ricerca dell’acqua, ci inerpichiamo sulle colline marziane e scendiamo sul fondo dei crateri da impatto.

 

La cometa Siding Spring osservata da Marte

Quanto sia ormai radicata la nostra presenza su Marte è testimoniato dall'apparizione nel suo cielo della cometa Siding Spring: per la prima volta era possibile osservare il passaggio ravvicinato di un corpo celeste da un pianeta diverso dalla Terra! E che passaggio: una cometa che veniva dritta dalle profondità del cosmo, da quella “nube di Oort” che racchiude, come in un lontanissimo guscio, il nostro sistema solare - depositaria anch'essa di informazioni importanti sull'origine della vita. Si sono girati in sette a guardarla con i loro occhi elettronici: cinque sonde in orbita marziana e due mezzi di superficie.

 

La conquista umana di Marte

Nonostante i tanti ritardi accumulati negli anni, dal ritorno di campioni annunciato per il 2008 e mai realizzato, allo sbarco umano spostato di anno in anno (ormai ben oltre il 2030), Marte continua a essere il ricercato numero uno tra i pianeti. Nella già menzionata internazionalizzazione delle missioni in tempi di crisi, la collaborazione tra le diverse agenzie gioca un ruolo fondamentale: ExoMars è una missione russo-europea che prevede la realizzazione di un sistema completo, formato da un satellite orbitante, un modulo di discesa al suolo e un mezzo mobile con tanto di trivella in grado di penetrare fino a due metri di profondità (lanci previsti nel 2016 e 2018). Ma la voglia di una missione umana è tanta, al punto che c’è anche chi è disposto a un viaggio senza ritorno - il famigerato progetto Mars One, duramente criticato dal MIT. Insomma tra Marte e la Terra è una sfida senza quartiere e uno slogan della NASA avvisa: “la prima persona su Marte è già nata sul pianeta Terra”.

 

[in foto: una "cartolina da Marte" inviata dal rover Curiosity nel 2012 (NASA-JPL)]

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Ettore Perozzi

Laureato in Fisica, si occupa professionalmente di scienze planetarie, missioni spaziali e divulgazione scientifica. Ha scritto articoli e libri di astronomia per ragazzi e per il grande pubblico. E’ socio fondatore della libreria asSaggi. L’asteroide n. 10027 porta il suo nome.

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