Skip to main content

10 Gen 2017

‘Craccata’ la struttura con cui l’HIV si integra nella cellula

Home News Medicina & Salute

Scienziati del Salk Institute sono riusciti a decifrare la struttura atomica di un componente chiave dell’ ‘apparato’ (chiamato ‘intasoma’) che permette al virus dell’HIV di integrarsi nel DNA dell’ospite umano e di replicarsi nel corpo.

Scienziati del Salk Institute sono riusciti a decifrare la struttura atomica di un componente chiave dell’apparato (chiamato intasoma) che permette al virus dell’HIV di integrarsi nel DNA dell’ospite umano e di replicarsi nel corpo. Si tratta di una scoperta che gli studiosi inseguono da decenni. Come si legge sulla rivista Science, la ricerca potrebbe fornire importanti indicazioni per lo sviluppo di nuovi farmaci contro il virus dell’AIDS. “Siamo molto emozionati per aver fatto un passo avanti nella comprensione del meccanismo della resistenza virale” ha dichiarato Dmitry Lyumkis, autore principale dello studio.

 

Come agisce l’HIV?

In quanto retrovirus, l’HIV inserisce una copia del genoma del suo RNA nel DNA dell’ospite usando l’intasoma, che a sua volta taglia e incolla il DNA virale attraverso enzimi chiamati integrasi. Nel 1994 gli scienziati sono riusciti a determinare la struttura di una piccola parte dell’enzima integrase. Da quel momento, i biologi hanno svelato diversi altri pezzi di questo enzima, oltre all’intasoma di altri retrovirus. Ma l’intera struttura dell”intasoma dell’HIV è stata difficile da ottenere con le tecniche convenzionali.

 

 

 

La nuova tecnica usata nello studio

Nel nuovo studio, Lyumkis e colleghi hanno usato una tecnica di imaging all’avanguardia chiamata microscopia crio-elettrone a particella singola (cryo-EM) che permette agli scienziati di visualizzare le grandi molecole complesse e dinamiche. Il team ha attaccato una specifica proteina che migliora la capacità dell’intasoma di sciogliersi in un liquido, simile a sciroppo, chiamato glicerolo. Si tratta di condizioni estreme per un campione che dovrà essere esaminato con la cryo-EM, ma erano necessarie per l’intasoma dell’HIV. Gli scienziati sono poi passati all’esame con la cryo-EM sparando contro il loro campione più elettroni del solito.

 

 
Una struttura complessa

L’intasoma dell’HIV si è presentato con una complessità molto superiore a quella di altri retrovirus. Gli scienziati sapevano già che l’intasoma di un retrovirus possiede un nucleo in quattro parti, ma nel nuovo studio hanno scoperto che gli intasomi dell’HIV ha molte più unità nel nucleo. Le prove trovate suggeriscono che è proprio questa maggiore complessità dell’intasoma ad aiutare l’HIV a integrarsi all’interno del genoma dell’ospite.
“Ora abbiamo il primo modello dell’intasoma nel contesto dlel’HIV e questo ci consentirà di capire meglio come funzionano i nostri farmaci retrovirali, in modo da migliorare la loro capacità di bloccare il virus” ha concluso Lyumkis.

 

[Immagine: credit Dario Passos and Jamie Simon/Salk Institute]

 

 

 

REDAZIONE
La Redazione del sito saperescienza.it è curata da Micaela Ranieri dal 2019, in precedenza hanno collaborato Stefano Pisani e Alessia Colaianni.
DELLO STESSO AUTORE

© 2024 Edizioni Dedalo. Tutti i diritti riservati. P.IVA 02507120729