Sapere Scienza

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La depressione ricorrente potrebbe ridurre l'ippocampo

2 Luglio 2015

I cervelli delle persone che soffrono di depressione ricorrente hanno degli ippocampi significativamente più piccoli, il che potrebbe essere un effetto collaterale dei ripetuti episodi di questa patologia. Lo studio compare sulla rivista Molecular Psychiatry.

L'ippocampo è quella regione del cervello associata soprattutto con la formazione delle nuove memorie. La ricerca degli scienziati dell'Università di Sydney, coinvolti nel progetto ENIGMA, ha riguardato circa 9.000 soggetti ed è il più ampio studio internazionale che ha confrontato i volumi cerebrali di persone con e senza forme gravi di depressione. Gli studiosi hanno raccolto dati clinici su 1728 persone con depressione e 7199 individui sani, sfruttando scansioni cerebrali con risonanza magnetica per immagini e combinando tra loro 15 dataset provenienti da Europa, Usa e Australia.


La depressione endogena

La depressione maggiore, o endogena, è una condizione comune che colpisce almeno una persona su sei nell'arco della sua vita. Si tratta di un serio disturbo dell'umore che comporta tristezza, frustrazione, senso di perdita o rabbia che possono interferire con le attività quotidiane di una persona per settimane, mesi o anni. Le scoperte principali dello studio riguardano proprio questa forma di depressione: le persone chene soffrivano avevano infatti un ippocampo di volume ridotto, e quste persone, nel 65 per cento dei casi, avevano episodi ricorrenti. 

 

La riduzione dell'ippocampo

Significativamente, però, le persone con primi sintomi di depressione maggiore molto precoci (emersi prima di 21 anni) avevano un ippocampo più piccolo, ma non quelle che avevano avuto fino a quel momento un solo episodio depressivo: questo ha portato gli scienziati a ritenere che la riduzione dell'ippocampo potrebbe essere un effetto collaterale della depressione. "Nonostante da decenni si conducano intense ricerche nel campo sulle strutture cerebrali legate alla depressione, la nostra conoscenza di cosa causi questo disturbo è ancora agli inizi" ha commentato Jim Lagolopoulos, tra gli autori dello studio. Una delle ipotesi in gioco è che la depressione sia legata a processi neurobiologici come l'aumento dei livelli di glucocorticoidi a causa dei quali, cronicamente, si induce il restringimento dell'ippocampo.



[Immagine: credit BMRI]

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