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02 Feb 2026

Giovanni Francia, pioniere degli studi sull’energia solare

Maddalena Bovetti

Maddalena Bovetti
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Anche se il suo nome è poco conosciuto dal grande pubblico, il contributo del professor Giovanni Francia alla scienza è stato decisivo perché le sue ricerche hanno influenzato profondamente gli studi per lo sviluppo delle energie rinnovabili, cioè quelle fonti di energia che derivano da risorse naturali e che si rigenerano continuamente.

 

Giovanni Francia: la vita, la scienza

ll professor Francia nacque il 15 luglio 1911 a San Germano Chisone, in Piemonte, primo di quattro figli, e fu un matematico e fisico italiano, pioniere delle applicazioni dell’energia solare. La sua giovinezza non fu facile: una bocciatura scolastica, la perdita del padre a soli 18 anni e problemi di salute segnarono i suoi anni formativi. Nonostante tutto, riuscì a proseguire negli studi anche da autodidatta.
Completò il percorso universitario presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Torino e, dopo aver ricoperto diversi incarichi al Politecnico della stessa città e alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, si dedicò all’attività di progettista e consulente tecnico, operando principalmente nel capoluogo ligure e depositando, a partire dal 1955, numerosi brevetti.

Alla fine degli anni ’50, dopo un viaggio d’affari negli Stati Uniti, Francia iniziò a interessarsi all’energia solare: sviluppò l’idea di raccogliere il calore solare abbondante ma a bassa densità e a bassa temperatura, in modo da ottenere le temperature necessarie per far funzionare macchine e impianti presenti nelle industrie tecnologicamente avanzate.

Ma il suo grande momento fu il 1961, quando le Nazioni Unite organizzarono un evento a Roma, intitolato “Conferenza sulle nuove fonti di energia”, concentrato sull’esplorazione e lo sviluppo di fonti di energia alternative, come l’energia solare e quella eolica. Fu in quella occasione che il professore presentò i risultati delle verifiche sperimentali condotte a Cesana Torinese: qui, tra il 1960 e il 1961, aveva costruito la prima caldaia accoppiata a un concentratore e protetta da una struttura a nido d’ape composta da 2000 sottili tubi di vetro, con la quale raggiunse la temperatura di 600 °C. L’intervento al convegno fu molto apprezzato e fece conoscere il professor Francia a livello internazionale.

 

La prima centrale a energia solare

Nel 1940, quando iniziò il periodo di docenza presso l’Università di Genova, Francia risiedeva a Nervi, a una dozzina di chilometri dal capoluogo ligure, dove tra l’altro conobbe anche la moglie, e fu proprio sulle colline di Sant’Ilario che sperimentò i suoi sistemi solari.

Sant’Ilario, il paesino reso noto da De Andrè, si trova sulle colline di Nervi ed è famoso per il suo clima particolarmente mite nei mesi invernali, grazie a una favorevole disposizione morfologica e a una notevole esposizione solare: qui, al termine della strada che parte accanto alla chiesa, sorge l’Istituto Agrario “Bernardo Marsano”. Questo istituto costituisce un lascito di Bernardo Marsano, un commerciante e filantropo genovese che nel 1882 mise a disposizione una tenuta di circa 27 ettari per l’istituzione della “Regia Scuola Pratica di Agricoltura”, una scuola – si legge nell’atto costitutivo – «intesa a formare abili agricoltori, fattori, castaldi».

Fu lì che Francia, con il sostegno del prof. Agostino Capocaccia dell’Università di Genova, prese in affitto il terreno a Sant’Ilario, costruendo, nel 1964, la prima centrale a energia solare: era costituita da specchi parabolici di 81 cm di diametro che, opportunamente orientati, convogliavano il calore del sole verso una “caldaia”, la quale a sua volta creava energia e calore per riscaldare le serre, utilizzate da insegnanti e studenti per la coltivazione di piante di vario tipo. L’impianto funzionò regolarmente per diversi anni e rese la città di Genova tra le prime a utilizzare un impianto tecnologicamente innovativo per la produzione di energie sostenibili e rinnovabili, tanto che a metà degli anni ’70 poteva essere considerata, a ragione, «capitale mondiale del solare».

Il lavoro pionieristico di Francia influenzò notevolmente altri Paesi. Il Secolo XIX del 26 aprile del 1980 riporta: «Sant’Ilario fece scuola in tutto il mondo. Vennero dal Giappone, con un’équipe di fotografi, per riprendere la centrale in ogni suo minimo particolare». Ma fu in particolare negli Stati Uniti che, negli anni ’80, il modello ideato da Francia fu ripreso e sviluppato su larga scala in California, con la costruzione delle centrali SEGS (Solar Energy Generating Systems) nel deserto del Mojave, promosse dalla compagnia Luz International. Queste centrali utilizzavano campi di specchi parabolici (parabolic troughs) molto simili a quelli sperimentati da Francia.

Anche altri Paesi, come Spagna, Israele e in seguito Emirati Arabi Uniti, si ispirarono al principio della concentrazione solare, specialmente nei progetti a torre o a specchi parabolici.

 

«Uno di noi»

Il custode della centrale di Sant’Ilario, che conobbe il professore nel suo periodo di attività presso l’istituto, lo descrive con queste parole: «Come se fosse uno di noi, veniva in motocicletta; era un appassionato, una brava persona. Finché c’era lui, tutto funzionava; con la sua morte, tutto è finito».

Questa frase racconta la semplicità che caratterizzava il professor Francia, tipica  delle persone geniali, ma anche, purtroppo, la fine di un progetto eccezionale: la centrale, infatti, a poco a poco, fu abbandonata e, ad oggi, restano specchi rotti e meccanismi ormai corrosi dalla ruggine.

A ciò contribuirono la morte del professore nel 1980 e altri fattori decisivi tra cui il cambio della politica energetica statunitense a partire dal 1981, che influenzò naturalmente le scelte energetiche di altri Paesi, portando a un progressivo abbandono dall’energia solare. In Italia gli impianti solari a concentrazione puntuale a torre e a campo specchi, del quale Francia era stato il pioniere e principale ispiratore a livello mondiale, furono definitivamente abbandonati, compreso quello costruito ad Adrano, in provincia di Catania.

Marco Fossa, ordinario di energie rinnovabili all’Università di Genova, afferma che di queste centrali «ormai esistono pochi esempi al mondo perché il fotovoltaico, più efficiente e molto più economico, ha preso il sopravvento. Ma senza Francia non saremmo arrivati fino a qui».

A 60 anni dalla costruzione della prima centrale, l’8 e 9 maggio 2025 l’istituto Marsano ha ricordato l’attività del professor Francia con un convegno a cui hanno partecipato ricercatori e docenti universitari, che hanno discusso dell’attività pionieristica del professore e del futuro delle energie rinnovabili.

 

 

Immagine di copertina: Pexels

Maddalena Bovetti
Maddalena Bovetti
Insegnante di matematica in pensione, ha dedicato la sua carriera a rendere la matematica più accessibile e stimolante per gli studenti, partecipando a numerosi progetti didattici per migliorare il processo di insegnamento/apprendimento, anche con l’uso delle nuove tecnologie. Appassionata di scienza e divulgazione scientifica, continua a interessarsi a temi che avvicinano il grande pubblico alla conoscenza, convinta che debba essere uno strumento per tutti.
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