Perché il Tyrannosaurus rex aveva le braccia piccole?
Ammettiamolo: probabilmente il Tyrannosaurus rex è il dinosauro più famoso in assoluto, anche a causa delle cortissime zampe anteriori, che lo hanno reso bersaglio di infinite battute e, nell’era digitale, di meme su meme. I paleontologi si sono scervellati per anni sul perché di questa disparità di arti nel più noto tra i grandi dominatori della Terra mesozoica, e sono venuti fuori con le teorie più disparate: dal sollevarsi da terra fino al trattenere la femmina durante l’accoppiamento; ma nessuna di queste teorie ha mai trovato completo accordo tra gli specialisti. Di fatto, la riduzione estrema degli arti anteriori nei teropodi non aviani non è cosa rara, e si è verificata in diversi gruppi.
Un nuovo studio
Un articolo da poco pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, firmato da tre studiosi inglesi, ha messo per la prima volta in relazione una serie di misure statistiche per cercare di fornire una nuova spiegazione a questo fenomeno di riduzione degli arti anteriori.
La versione breve? La riduzione è dovuta al cambiamento dei metodi di caccia, a sua volta basato sul cambiamento di dimensioni. Non una novità assoluta, quindi; tuttavia, il lavoro di Scherer e colleghi appena uscito ha messo per la prima volta in correlazione la riduzione degli arti in tutti i gruppi in cui è nota. Il driver, come succede spesso nell’evoluzione, è quindi la specializzazione in particolari tecniche di caccia, ma si tratterebbe di un caso di evoluzione convergente nelle diverse linee prese in esame.
La riduzione nei diversi gruppi
La riduzione delle zampe anteriori, infatti, è nota in diversi gruppi, e lo studio di Scherer ne conta almeno cinque: Abelisauridae (che includono il famoso Carnotaurus), Carcharodontosauridae (tra i più colossali predatori mai comparsi), Ceratosauridae (i primi teropodi di grandi dimensioni), Megalosauridae (di cui fa parte il primo dinosauro mai descritto, Megalosaurus) e Tyrannosauridae; anche negli Alvarezsauria c’è una netta riduzione delle zampe anteriori, ma questi piccoli dinosauri non rientrano nella spiegazione presentata dal recente articolo.
Testa e mani
Lo studio capitanato da Scherer ha preso in considerazione 85 diversi taxa tra i teropodi. Gli scienziati hanno calcolato il rapporto tra lunghezza del cranio e delle zampe anteriori (chiamato SFR), trovando così un valore limite che identifica come vestigiali (cioè non più usati nella loro funzione originaria) gli arti anteriori. Lo studio statistico ha dimostrato che la riduzione delle zampe anteriori è, appunto, nota in almeno 5 gruppi, e quindi non è un evento inusuale nella storia evolutiva dei teropodi; stando ai risultati, questa riduzione si correla perfettamente con l’irrobustimento e l’aumento delle dimensioni del cranio, e marca quindi il passaggio tra l’uso delle braccia e quello del cranio come arma principale della caccia. L’eccezione, come dicevamo, è costituita da un altro, gruppo: gli Alvarezsauria. Si tratta di piccoli dinosauri dal cranio ridotto e poco robusto, che probabilmente erano insettivori specializzati, e quindi non rientrano nelle previsioni del modello.
Possibili errori
Naturalmente, come tutti i modelli statistici, anche quello di Scherer e soci è soggetto a errori, a cui vanno aggiunte le variabili dovute all’intrinseca natura dei fossili: infatti, è stato possibile calcolare l’SFR solo per 61 degli 85 taxa considerati; a questo si aggiungono le incertezze dovute all’esiguo numero di esemplari per molti dei taxa studiati. La conclusione, che riprende un po’ quelle già considerate, è che la riduzione degli arti anteriori sia stata causata da un drastico cambio nelle tecniche di caccia (e nelle dimensioni delle prede); tuttavia, per quanto plausibile e ora dimostrata con metodi statistici, questa idea avrà bisogno di ulteriori conferme, man mano che il record fossile ci fornirà più dati e più esemplari. Ma possiamo dire che adattarsi ha sempre un prezzo, e se per sopravvivere occorre ridurre le braccia, l’importante è farlo diventando icone pop.
Immagine di copertina: Wikimedia by ABelov2014