«Running silent, running deep», cantavano gli Iron Maiden nel loro brano sui sottomarini militari. In effetti, la ricerca del predatore subacqueo totalmente silenzioso ha caratterizzato la guerra sottomarina sin dai suoi albori. Non dovrebbe meravigliarci, quindi, che l’evoluzione degli organismi marini abbia preceduto di milioni di anni questa tendenza tecnologica.
In effetti, già almeno dal Giurassico, alcuni superpredatori oceanici avevano sviluppato soluzioni per ridurre il rumore durante il nuoto: è il caso di un recentissimo ritrovamento, un fossile appartenente a Temnodontosaurus trigonodon, un ittiosauro di dimensioni ragguardevoli (fino a 10 metri di lunghezza), sicuramente tra i superpredatori marini dell’epoca. Vediamo quindi cosa ha scoperto il gruppo anglo-svedese, capitanato da Johan Lindgren dell’Università di Lund, che ha lavorato all’importante scoperta.
Per quanto si conosca già molto sull’anatomia degli ittiosauri, grazie a oltre un secolo e mezzo di ritrovamenti eccezionali, il nuovo fossile scoperto in Germania ha consentito di aggiungere importanti conoscenze a quelle già note su questi straordinari rettili marini.
L’arto ritrovato conserva infatti non solo le ossa della mano in connessione anatomica, ma anche le parti molli, inclusi tutti gli strati della pelle. Oltre alle cellule del colore, si sono conservate anche altre strutture organiche, grazie all’incredibile fossilizzazione. Tra queste, una nuova (e per ora unica) forma di scheletro dermico, che è stato battezzato condroderma (cioè pelle cartilaginea). Le nuove scoperte, unite a ciò che già si conosce del colossale Temnodontosaurus, hanno delineato un quadro molto interessante dell’ecologia di questo predatore degli antichi oceani.
Nuotatore silenzioso
La pinna anteriore, probabilmente il principale propulsore di Temnodontosaurus, è costruita per massimizzare l’idrodinamicità, ma anche per ridurre i rumori: la pinna è attraversata da solchi orizzontali (analoghi a quelli che i cetacei possono creare con la loro pelle), e la sua parte posteriore è dentellata. Ogni dentellatura è sorretta da un piccolo “sperone” di cartilagine (il condroderma). Tale conformazione non solo riduce la resistenza dell’acqua, ma anche il suono emesso durante il nuoto.
Temnodontosaurus, che aveva gli occhi più grandi tra tutti i vertebrati, comparabili a quelli dei calamari giganti, in termini dimensionali, era un cacciatore di profondità, a suo agio nelle acque buie; e si nutriva principalmente di calamari. La riduzione del rumore, soprattutto a bassa frequenza, era quindi un vantaggio notevole per sorprendere le sue prede, che si sono evolute proprio per percepire le vibrazioni causate dal nuoto dei predatori nell’acqua.
Implicazioni moderne
Questa scoperta, però, ha implicazioni importantissime: gli oceani oggi sono il regno del rumore prodotto dagli umani, rumore che danneggia anche gravemente gli organismi acquatici. Imitando la struttura della pinna di Temnodontosaurus, si potrebbe arrivare a costruire foil per gli aliscafi (i loro “pattini”) che producano tracce sonore ridotte e che quindi siano di minor disturbo per gli animali marini. Uno splendido esempio di quanto la paleontologia possa essere una scienza di assoluto valore anche per il mondo moderno.