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20 Mar 2015

Il virus HPV e la prevenzione del cancro della cervice uterina

Tiziana Melillo

Tiziana Melillo
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DI recente, è stata la Festa della Donna e oggi più che mai è utile parlare di prevenzione riguardo il più comune tipo di cancro femminile a livello mondiale: il cancro della cervice uterina del quale è responsabile il virus HPV.

Di recente, è stata la Festa della Donna e oggi più che mai è utile parlare di prevenzione riguardo il più comune tipo di cancro femminile a livello mondiale: il carcinoma della cervice uterina del quale è responsabile il virus HPV.

Il papillomavirus umano (HPV, Human Papilloma Virus) è un virus a DNA molto diffuso. Esistono più di 100 ceppi di HPV; alcuni provocano infezioni benigne della cute e delle mucose (verruche e condilomi) mentre altri, trasmessi per via sessuale, sono associati a vari tipi di tumore, in primo luogo della cervice uterina, ma anche del pene, della vagina e altri. I genotipi definiti ad alto rischio sono quelli più frequentemente riscontrati nel caso del carcinoma della cervice.

 

Come fa l’HPV a indurre il cancro?

Spesso il virus viene eliminato dalle difese dell’organismo ma in alcuni casi l’HPV permane nella cellula ospite sotto forma di episoma (DNA circolare virale). Occasionalmente, soprattutto per quanto riguarda i ceppi ad alto rischio, il genoma virale si integra nei cromosomi cellulari e inizia a produrre dei fattori proteici (proteine E6 ed E7, dette anche oncoproteine) che inducono la cellula ospite a moltiplicarsi in modo disordinato. Con il passare del tempo (circa 5 anni), questa proliferazione anomala degenera in lesioni precancerose e successivamente, se non si effettua nessun trattamento, in carcinoma.

 

L’importanza della prevenzione

Il fattore tempo è molto importante per lo sviluppo del tumore: se l’infezione viene diagnosticata precocemente, infatti, è possibile intervenire per eliminare le cellule infette. Il metodo di screening ancora oggi utilizzato è il test di Papanicolau (Pap test), che permette di individuare le lesioni precancerose e che, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute, andrebbe effettuato ogni tre anni nella donna tra i 25 ed i 64 anni. Nei casi di Pap test positivo, si eseguono colposcopia o test molecolari per la ricerca del DNA e dell’RNA virale. Sono in atto programmi di screening a livello regionale e nuove strategie, per ora limitate ad alcune regioni o ad alcune ASL, che utilizzano i test molecolari come screening primario. Negli ultimi anni è stato poi introdotto un vaccino che copre due ceppi ad alto rischio (16 e 18) e due di basso rischio, sebbene responsabili di condilomi genitali (6 e 11), ma è presto per poterne stabilire gli effetti a lungo termine. Quindi, la diagnosi precoce è al momento l’unica vera arma contro il carcinoma della cervice uterina.

 

 

 

 

 

Tiziana Melillo
Tiziana Melillo
Laureata in Scienze Biologiche e specialista in Microbiologia e Virologia, ha inoltre conseguito un master in "Nutrizione personalizzata: basi molecolari e genetiche". Attualmente lavora come microbiologa nel Laboratorio Analisi dell'Ospedale Fatebenefratelli di Roma e insegna Microbiologia Clinica presso l'Università di Tor Vergata. Esercita anche attività privata di nutrizionista.
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