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13 Giu 2016

Diradando la nebbia di Stonehenge

Alessia Colaianni

Alessia Colaianni
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Un muro di nebbia nasconde il verde smeraldo dei prati inglesi e il grigio blu di strutture megalitiche millenarie. Siamo nel Regno Unito, per l’esattezza nel Wiltshire, dove gli scienziati continuano a interrogare la pietra e il suolo in cerca di risposte ai numerosi enigmi che ancora oggi questo sito archeologico presenta.

 

Stonehenge Fonte: Matt Werner – Flickr

 

Un muro di nebbia nasconde il verde smeraldo dei prati inglesi e il grigio blu di strutture megalitiche millenarie. Siamo nel Regno Unito, per l’esattezza nel Wiltshire, dove gli scienziati continuano a interrogare la pietra e il suolo in cerca di risposte ai numerosi enigmi che ancora oggi questo sito archeologico presenta.

 

In occasione di un convegno organizzato dal Cultural Heritage Center di Milano, i ricercatori che si sono dedicati allo studio del sito di Stonehenge hanno esposto i risultati ottenuti dalle indagini geofisiche portate avanti con la più recente strumentazione a disposizione. Prospezioni basate sulle proprietà elettriche e sulla variazione di densità del sottosuolo e anche sull’utilizzo dell’ormai conosciuto georadar. Queste tecniche hanno permesso di portare alla luce nuovi dati e, quindi, nuovi indizi per comprendere come sia stato costruito questo eccezionale esempio di architettura neolitica e quale fosse la sua funzione.

 

Quello di Stonehenge è il più celebre e meglio conservato cromlech – costruzione megalitica a pianta circolare – giunto sino a noi dalla Preistoria e si trova nel Wiltshire, una contea dell’Inghilterra meridionale. La funzione di questo complesso è da sempre stata oggetto di controverse interpretazioni: la struttura è in linea con il sole durante il solstizio d’inverno e questo la collegherebbe a necessità di culto ma anche a calcoli astronomici adoperati per finalità agricole. Un altro enigma è legato al materiale utilizzato, le “blue stones”, doleriti trasportate da una cava di Preseli Hills, nel Pembrokeshire, in Galles, lontana ben 226 chilometri da Stonehenge.

 

Stonehenge new monuments triwu

 

Strutture sepolte rivelate dalle prospezioni geofisiche. Fonte: www.triwu.it

 

Cosa hanno scoperto gli scienziati negli ultimi anni? Sono riusciti ad aggiungere ulteriori tasselli alla storia di questo mitico luogo? L’occhio “elettromagnetico” del GPR ha scoperto numerosi altri complessi monumentali sepolti: gli studiosi cominciano a supporre che l’ipotesi del luogo di culto dedicato agli avi sia la più vicina alla realtà. E perché trasportare delle rocce pesantissime per centinaia di chilometri invece di usare la pietra del posto? Anche qui la spiegazione potrebbe essere connessa all’universo religioso degli uomini di quell’epoca. Gli abitanti preistorici del Galles hanno portato con sé i monoliti e ricostruito il monumento funebre nel luogo in cui si sono trasferiti perché era per loro impensabile abbandonare i propri defunti.

 

Le nebbie cominciano a diradarsi su Stonehenge: nessun mistero, nessuna magia per un raccolto propizio. Solo un granitico rispetto per i propri antenati, per la famiglia, per un passato che ha posto le basi di un futuro solido e maestoso proprio come quelle grandi rocce blu.

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Alessia Colaianni
Alessia Colaianni
Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.
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