Storie di forza, paura e speranza
Tra i casi emersi all’attenzione pubblica c’è anche quello di Claudia Zanier, che a Kate Middleton ha scritto un paio di lettere sulla comune esperienza del tumore al seno. Le risposte ricevute dalla principessa hanno reso la trentatreenne veneta, per qualche giorno, un “personaggio”. Forse complici la prossimità alla Festa della Mamma e alla Race for the Cure di Komen, che ha portato a Roma circa 200 000 runner per la salute femminile. Ma non si tratta solo dei 15 minuti warholiani di popolarità.
Interviste, storie e notizie sul racconto personale della malattia, testimoni e storie di paure, speranze, forza che caratterizzano in particolare le cure oncologiche, ormai compongono un filone consolidato. Peschiamo casualmente dalla rassegna stampa recente: Fabio Concato sottolinea paura e affetto ricevuto durante la malattia, Giuseppe Conte ringrazia per la solidarietà dopo un intervento chirurgico, Elena Bonetti invita le donne a parlare della malattia, avendo subito una doppia mastectomia, Giampaolo Morelli critica la scarsa attenzione alla dislessia da cui è affetto.
Da Omero ai giorni nostri
Il senso è semplice e chiaro: il pieno diritto alla vita, nonostante un’esperienza dura o una limitazione fisica, e il senso sociale della malattia, un tempo coperta da nascondimento. I “vip” se ne fanno ovviamente testimoni con maggior disinvoltura, il che aiuta a diffondere il messaggio a livello popolare. È un fenomeno che descriviamo in una mostra del CNR, Racconti e ritratti di medicina e malattia, in cui storia, clinica, scienza, arte e letteratura corrono parallele.
Nell’incipit dell’Iliade, che potremmo assumere come punto zero della letteratura occidentale, Omero racconta una scena di pestilenza. L’intreccio tra diagnostica oggettiva ed eziologia metafisica dei contagi parte dai classici greci e latini, passa per gli untori manzoniani e giunge fino a Camus e Malaparte. Ma a rendere ancor più il senso della progressiva “pubblicità” della malattia, delle sei “stanze” in cui la mostra è articolata, sono quelle del cancro, un tempo “brutto male” innominabile e “incurabile”, e della malattia mentale, dove la psicoanalisi freudiana eleva l’autonarrazione della persona sofferente da “sfogo” a vera e propria terapia.
I personaggi famosi che raccontano il cancro
Il cancro ha molte caratteristiche per affermarsi nella narrazione pubblica anche in forma creativa e artistica, come approfondiamo in una tesi di prossima discussione alla macroarea di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, analizzando i casi di studio di Giovanni Allevi, Alessandro Baricco, Bianca Balti, Marco Bucci, re Carlo III (e Kate), Fedez, Sven-Göran Eriksson, Siniša Mihajlović, Michela Murgia, Nadia Toffa, Herman Koch. Non si tratta ovviamente di un processo senza ombre. Koch, per esempio, critica come moda la narrazione della malattia nello stesso libro in cui racconta la propria.
Soprattutto, il coming out della malattia da parte di personaggi famosi, nell’evoluzione più recente attraverso la medialità digitale, genera anche ritorni dannosi, che raccontiamo attraverso il caso di Nadia Toffa di Le Iene. Valutazioni in chiaroscuro che evidenziamo anche nel progetto di ricerca CNR sulla comunicazione della disabilità attraverso spettacolo e sport, Il Superdisabile. Ma la narrazione della propria esperienza di malattia è comunque positiva: per la persona, per la società, per la medicina.
Immagine di copertina: AI generated