Sapere Scienza

Sapere Scienza

Attività stromboliana

di 

L'Isola di Stromboli nell'arcipelago delle Eolie è un vulcano attivo. Spesso ci dimentichiamo di questi "dettagli" che però tornano prepotentemente alla ribalta quando accadono tragedie come quella del 3 luglio scorso, quando una fase esplosiva particolarmente violenta e improvvisa del vulcano ha causato una pioggia di lapilli e bombe vulcaniche, con emissione di gas e ceneri, anche a grande distanza, e l'innesco di numerosi incendi.

 

Purtroppo c'è stata una vittima.

 

Ma poteva andare molto peggio se nel momento dell'esplosione, anziché pochi escursionisti, fosse stata presente sul posto anche una sola delle numerose e consistenti comitive che in questa stagione affollano le pendici del vulcano.

 

Stromboli ha un comportamento peculiare, che dà il nome a una categoria di attività vulcanica detta appunto stromboliana, caratterizzata in media da una bassa intensità e una lunga persistenza, con fasi esplosive che avvengono a intervalli abbastanza regolari. L'ultima grossa crisi è stata nel 2002, quando un collasso lungo la Sciara del Fuoco, il ripido pendio di lava, lapilli e scorie sul fianco settentrionale dell'isola, produsse anche un piccolo tsunami; ma ci sono state eruzioni nel 2007 e nel 2014, che per fortuna non hanno causato vittime o danni.

 

Questo comportamento del vulcano è determinato dalle condizioni in cui si trovano la camera magmatica, il serbatoio di roccia fusa in profondità, relativamente piccola e in movimento convettivo, e il condotto vulcanico, che porta il magma in superficie e rimane sostanzialmente aperto permettendo un'attività di risalita continua del magma. È un meccanismo che persiste pressoché invariato da secoli e millenni, e fin dall'antichità Stromboli è conosciuto come il "faro del Mediterraneo" per il bagliore delle sue esplosioni visibili da grande distanza in mezzo al mare. Le fasi esplosive, come quella recente, si sviluppano da varie bocche eruttive situate all'interno dell'area craterica sommitale, la cui morfologia cambia frequentemente per collassi ed esplosioni più violente che possono produrre grandi voragini.

 

Purtroppo, nonostante il vulcano sia monitorato costantemente con le migliori tecnologie disponibili, non siamo in grado di prevedere con sufficiente anticipo le fasi esplosive, né in termini di tempo, né di intensità.

 

I fatti di questi giorni dovrebbero quindi far riflettere sui rischi che si possono correre quando si vive o si decide di esplorare territori caratterizzati da elementi geologici potenzialmente molto pericolosi. Non credo che vietare l'accesso a luoghi così belli e interessanti sia la soluzione corretta, ma la conoscenza e la consapevolezza dei rischi legati a qualsiasi attività permette di mettere in atto le strategie di mitigazioni più adatte. Non è detto però che tutto questo sia sufficiente, perché in alcuni casi non si può far nulla. Esistono eventi naturali di una tale potenza che l'unica possibilità di salvezza è legata al fatto di essere altrove e sufficientemente lontani.

 

 

Luca Gasperini

Luca Gasperini è ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna, dove si occupa di geologia/geofisica marina. Ha pubblicato articoli scientifici e divulgativi in molti settori, tra i quali la geologia oceanica, la paleosismologia e i metodi geofisici. Tiene un corso di geofisica presso l'Università di Bologna.

copertina   settembre-ottobre 2019

  COMPRA IL NUMERO

 
  ABBONATI

 
  SOMMARIO

 
  EDITORIALE

bannerCnrXSapere 0

iscriviti copia

clark

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.