Un fossile particolare
I sauropodi erano dinosauri erbivori caratterizzati da dimensioni notevoli e da lunghi colli. Sin dalla scoperta dei loro primi fossili, i paleontologi hanno ipotizzato una dieta erbivora per questi giganti, alcuni dei quali potrebbero rappresentare i più grandi esseri viventi mai comparsi sulla Terra.
Tuttavia, la dieta erbivora non era mai stata confermata da analisi dirette di fossili dell’apparato digerente, fino alla recente pubblicazione riguardante un eccezionale ritrovamento australiano: l’apparato digerente di un sauropode del genere Diamantinasaurus.
Lo spettacolare cololite (cioè appunto il fossile dell’intestino) è stato studiato in dettaglio e ha portato alla conferma empirica della dieta erbivora per questo sauropode.
Ma i dati estratti dal nuovo fossile non finiscono qui: grazie allo stato delle piante conservate sotto forma di impronte minerali nell’intestino fossilizzato, gli studiosi hanno potuto confermare anche altri aspetti della dieta dei sauropodi, inclusi la raccolta del cibo e come esso veniva processato dall’animale, dalla bocca fino all’intestino.
Simili dati sono noti solo grazie a pochissimi altri ritrovamenti di dinosauri erbivori, ma possono essere correlati con aspetti più noti, principalmente quelli relativi all’anatomia e alla meccanica, dedotti dallo studio diretto delle ossa.
L’ultimo pasto
L’esemplare di Diamantinasaurus ritrovato è stato studiato approfonditamente anche dal punto di vista della tafonomia: in parole povere, è stato compiuto uno studio in stile investigativo C.S.I. per capire gli eventi che hanno coinvolto il cadavere da dopo la morte fino al seppellimento. L’animale è morto con l’esofago contenente cibo, che si è spostato allo stomaco nei minuti dopo la dipartita, per poi subire i vari fenomeni che si succedono nei cadaveri dei vertebrati. In qualche momento, il corpo ha subìto danni, o per la decomposizione o per l’azione di qualche carnivoro che ha approfittato del cadavere per recuperare cibo. Infatti, attorno al fossile sono stati ritrovati tre denti di un altro dinosauro.
Le piante indicano che Diamantinasaurus era una “buona forchetta”: raccoglieva tutto ciò che era commestibile a diversi livelli di altezza, e inghiottiva con pochissima elaborazione del cibo nella bocca. I dati confermano anche le possibili relazioni tra la morfologia cranica dei sauropodi e la loro dieta.
Diversi crani, diverse diete
In base alla forma e struttura dei denti e delle mascelle, oltre a come e dove i denti sono più consumati, i paleontologi hanno potuto modellizzare i diversi tipi di dieta dei sauropodi. Per esempio, quelli dal muso arrotondato con molti denti potevano brucare a diverse altezze delle piante, laddove quelli con muso più squadrato sembrano specializzati a raccogliere piante basse. Ma anche la forma e la struttura delle vertebre e il rapporto tra dimensioni e forma degli arti anteriori e posteriori forniscono ulteriori indicazioni.
Insomma, i sauropodi potevano anche avere un piano di costruzione generale conservativo (quattro zampe massicce, colli lunghi, denti piccoli e poco adatti alla masticazione), ma il loro grado di diversità era decisamente più elevato di quel che si tendeva a pensare fino a pochi anni fa. Nuovi pezzi del mosaico dei dinosauri, quindi, che ci permettono di capire meglio l’ecologia del passato.