Skip to main content

31 Ott 2018

Obesità infantile: l’amicizia è la migliore cura

Home News Scienza & Società

L’obesità infantile è un’emergenza mondiale: secondo i dati diffusi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2016, 41 milioni di bambini e adolescenti erano in condizioni di sovrappeso o obesità e, negli ultimi 40 anni, il numero dei giovani affetti da questo problema è divenuto dieci volte maggiore, raggiungendo i 124 milioni di individui obesi. In che modo è possibile indirizzare i ragazzi verso stili di vita più salutari? Da quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature human behaviour e condotto dal Joint Research Center della Commissione europea, la leva sociale potrebbe essere la risposta.

L’obesità infantile è un’emergenza mondiale: secondo i dati diffusi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2016, 41 milioni di bambini e adolescenti erano in condizioni di sovrappeso o obesità e, negli ultimi 40 anni, il numero dei giovani affetti da questo problema è divenuto dieci volte maggiore, raggiungendo i 124 milioni di individui obesi. In che modo è possibile indirizzare i ragazzi verso stili di vita più salutari? Da quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature human behaviour e condotto dal Joint Research Center della Commissione europea, la leva sociale potrebbe essere la risposta.

 

Come è possibile aiutare i più piccoli ad assumere uno stile di vita più sano?

 

Secondo l’International Association for the Study of Obesity, in Europa un bambino su tre è obeso o sovrappeso. Ma qual è il modo migliore per motivare i giovani a fare più attività fisica per dimagrire e prevenire le malattie associate alla sedentarietà? Un recente studio di cui è coautrice Eugenia Polizzi, ricercatrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-ISTC), ha esaminato l’impatto di meccanismi sociali come la reciprocità e la cooperazione di gruppo sul motivare bambini di 9-11 anni a praticare più sport. Il lavoro, pubblicato su Nature human behaviour, è stato coordinato dal Joint Research Center della Commissione europea in collaborazione con l’Università di Cambridge.

 

banner articoli sapere4

 

La ricerca nelle scuole italiane

 

A 350 bambini di 15 scuole elementari italiane è stato chiesto di indossare quotidianamente per sette settimane un accelerometro che permette di registrare i movimenti del corpo. L’attività fisica rilevata veniva trasformata in punti, che alla fine dello studio potevano essere scambiati con premi, assegnati in base all’attività svolta dal bambino (incentivi individuali), oppure a quella dei loro migliori amici e collettivamente all’interno di squadre (incentivi sociali). In queste ultime due condizioni, più i loro amici si muovevano, più i bambini ricevevano punti.

 

Contrastare l’obesità con la socialità

 

“Gli incentivi sociali erano molto più efficaci rispetto a quelli individuali nello stimolare l’attività fisica dei bambini, portando ad un aumento globale del 52% di attività rispetto ad una condizione di controllo. Inoltre, l’effetto degli stimoli sociali varia a seconda del genere: le bambine risultano più recettive a incentivi in cui i punti sono scambiati con quelli delle migliori amiche, mentre nei maschi hanno più successo quelli di ‘gruppo’ in cui i punti vengono sommati e redistribuiti tra i membri di una squadra“, ha spiegato Eugenia Polizzi. “Questi risultati sono spiegabili in termini di differenze nelle reti di amicizia: quelle femminili sono più ristrette e reciproche, quelle maschili più ampie e caratterizzate da giochi di gruppo”.
Il collegamento tra i bambini che assegnavano e ricevevano punti era stato fissato a priori, in modo da impedire che i bambini più pigri fossero ‘abbandonati’. “Questo ha spinto i compagni a esercitare una positiva pressione verso gli amici da cui ricevevano punti, generando una leva sociale che si è diffusa per tutto il network”, ha concluso la ricercatrice. “Se alcuni studi hanno dimostrato che l’obesità può essere ‘contagiosa’, i risultati di questo lavoro indicano come lo siano anche i meccanismi che possono contrastarla”.

REDAZIONE
La Redazione del sito saperescienza.it è curata da Micaela Ranieri dal 2019, in precedenza hanno collaborato Stefano Pisani e Alessia Colaianni.
DELLO STESSO AUTORE

© 2024 Edizioni Dedalo. Tutti i diritti riservati. P.IVA 02507120729