Mondiali della ricerca: chi vince?
Il Mondiale di calcio americano è partito e purtroppo non ci vede presenti. L’esclusione della nostra Nazionale è stata oggetto di polemiche: sia per l’ormai protratta assenza degli azzurri dalla massima competizione, sia per l’allargamento a 48 squadre partecipanti, con quote per aree che hanno penalizzato quelle di maggior tradizione calcistica. La qualificazione di Stati Uniti, Canada e Messico, secondo alcune opinioni, ha risposto più agli equilibri geopolitici della FIFA che al reale livello tecnico.
Proviamo a superare l’amarezza, allora, immaginando che le squadre in campo siano quelle di ricerca, scienza e tecnologia, innovazione. In tal caso, chi sarebbero i favoriti campioni del mondo? E i divari tra i competitor come cambierebbero? Ad alzare la coppa sarebbe la Corea del Sud, che investe una media del 4,73% del proprio Prodotto Interno Lordo in Ricerca e Sviluppo (R&D) e che rimane in testa anche se si guarda la densità di ricercatori, ben 9150 per ogni milione di abitanti.
I dati di World Bank
Dall’analisi del quinquennio 2020-2024 del dataset World Bank – che assume fonti di UNESCO, OECD, Eurostat, RICYT per l’America, ASTII e AUDA-NEPAD per l’Africa – emerge un panorama globale con una gerarchia netta. In cima, come risorse finanziarie investite in rapporto al PIL e come personale scientifico in percentuale sulla popolazione, il modello Nordeuropeo appare solido: la Svezia occupa il secondo posto globale per investimenti (3,50%), seguita da Belgio (3,31%), Svizzera (3,24%) e Austria (3,22%), quest’ultima al secondo posto mondiale per capitale umano (6354,56 ricercatori ogni milione di abitanti), poco sopra la Germania (3,15%).
La classifica
Anche le grandi potenze Nordamericane e asiatiche mantengono il vertice, il loro modello di crescita poggia sul pilastro dell’innovazione. Gli Stati Uniti, che destinano alla ricerca il 3,46% del PIL, si posizionano al 3° posto, seguiti dal Giappone con il 3,35%. Entrambi vantano un’elevata densità di ricercatori, rispettivamente 4802 e 5570 per milione di abitanti. Scendendo nella classifica della spesa troviamo Germania, Repubblica Ceca (1,90%), Norvegia (1,88%), molto lontana dalla sua vicina scandinava, Nuova Zelanda (1,52%) e, in coda, Paesi come il Paraguay (0,14%) o l’Uzbekistan (0,12%). Interessante il Canada che, al 16° posto per spesa percentuale (1,84%), vanta la quarta posizione come professionisti della ricerca, 5429 per milione.
Ranking FIFA e ricerca
Ma come si posizionano le sei nazioni calcisticamente considerate le migliori al mondo? La favorita Francia conta una spesa in R&D pari al 2,18% del PIL e un capitale umano di 5369 ricercatori per milione. La Spagna, seconda nel Ranking FIFA, investe appena l’1,49% – superando di misura l’Italia – e conta 3654 unità di personale impiegato per milione di abitanti. L’Argentina, nonostante sia la nazionale campione del mondo in carica, presenta un investimento scientifico di appena 0,60% del PIL, molto distante dai leader, e 1313 ricercatori per milione di abitanti. L’Inghilterra conta rispettivamente il 2,68%, dato record tra le nazioni con le squadre più quotate, e 4473 ricercatori per milione. Il Portogallo mostra un’interessante accoppiata tra un investimento finanziario intermedio (1,69%) e una densità di ricercatori, 5983 per milione, che è la più alta della top 6 calcistica. Il Brasile, leggenda un po’ appannata del calcio, è fermo all’1,19% – sebbene le fonti indichino segnali di ripresa negli ultimi due anni – e ad appena 903 unità di personale impiegate per milione di abitanti.
In sintesi, tra le sei grandissime del calcio le europee (Francia, Inghilterra, Portogallo, Spagna) stando ai numeri finanziari e professionali della scienza si posizionano tutte sopra le Sudamericane (Argentina e Brasile).
E l’Italia?
In questo contesto l’Italia, mestamente assente nei mondiali calcistici, presenta in Ricerca e Sviluppo una spesa rispetto al PIL al 20° posto a livello mondiale, con l’1,41%, poco sotto la citata Spagna ma distante da altri competitor europei.
«Permane un divario strutturale con le economie OCSE più avanzate che riflette un tessuto produttivo ancora poco orientato ai settori più innovativi e a maggior intensità tecnologica. Criticità legate a frammentazione degli investimenti, limitata integrazione tra pubblico e privato, scarsità di meccanismi di finanziamento competitivi di lungo periodo» osserva Fabrizio Tuzi, direttore f.f. dell’Istituto di studi sui sistemi federali regionali e autonomie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISSIRFA) e coautore del rapporto CNR sulla ricerca con Daniele Archibugi ed Emanuela Reale.
La densità di ricercatori
Il quadro migliora per densità di ricercatori, dove l’Italia compie un balzo in avanti, posizionandosi all’8° posto mondiale con 2652,82 per milione di abitanti. Un indicatore di qualità e quantità dei ricercatori e del sistema formativo. Lo scollamento tra talento umano disponibile e investimenti insufficienti, com’è noto, contribuisce a una mobilità intellettuale verso Paesi con maggiori risorse e opportunità professionali.
Una precisazione sui dati
Va precisato che il dataset World Bank comprende nell’investimento in percentuale sul PIL le spese in conto capitale e correnti per ricerca di base, applicata e sviluppo sperimentale da parte di imprese, pubblica amministrazione, istruzione superiore e settore privato senza scopo di lucro. Il dato sui ricercatori comprende personale strutturato e giovani come assegnisti e post-doc, ma la metà circa delle 48 nazioni che giocano ai mondiali non fornisce gli aggiornamenti come necessario.
Immagine di copertina: AI generated – Gemini