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28 Mag 2026

Trionfo della sineddoche in rete, crisi della formazione tradizionale

Marco Ferrazzoli

Marco Ferrazzoli
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I microprodotti digitali

La notizia è recente ma non nuova, risuona come l’aggiornamento di un già visto e sentito, e riguarda la “clipping economy”, la tendenza verso contenuti digitali spezzati in microprodotti. Narrazione frammentata, contenuto emotivo, veloce, condivisibile, non approfondito. A rinnovarla è un articolo di Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano per Marketing 24, inserto del Sole 24 Ore: «Racconti sempre più a frammenti: la fabbrica delle clip è a pieni giri». La narrativa del teaser cinematografico quale gancio per la visione del lungometraggio è roba da mainstream e boomer; prevalgono video, meme, tutorial, highlights, reel progettati direttamente ad alto tasso di sorpresa, conflitto, intensità emotiva e semplicità, non adattando ai social formati lunghi come i podcast.

 

Le strategie dei grandi brand

L’economia dell’attenzione tende a conquistare gli algoritmi, aumentare il numero, guadagnare visibilità. I brand si impegnano nella progettazione, produzione e diffusione delle clip con nuovi ruoli e reti di creator – già battezzati clipping armies, clip strategist, clipper, short-form editor – e con piattaforme dedicate. Evidenti ed evidenziati i rischi: perdita di contesto, minor profondità, comunicazione più superficiale. Il trionfo della sineddoche, la parte vale il tutto; si misura solo l’engagement, d’altronde parliamo di marketing. Con brand come Crocs, Duolingo, Ryanair, Sephora, NBA. E Scrub Daddy che, grazie a team creativi e sketch virali, ha conquistato la generazione Z, con 4,3 milioni di follower TikTok e un miliardo di dollari di valore sul mondo delle pulizie e su prodotti accessori e detergenti (tra cui l’innovativa spugna termoreattiva che garantisce l’antigraffio ammorbidendosi in acqua calda e irrigidendosi in quella fredda!).

 

Il calo dell’attenzione e l’obsolescenza didattica

Il problema della durata dell’attenzione non è nuovo ma la formazione rivolta alle giovani generazioni conquistate da questi prodotti sembra tenerne poco conto. Avendo tenuto quest’anno tre corsi – uno per laurea triennale in un ateneo pubblico e due per master di un’università e di una struttura privata – ho incontrato studenti di età dai vent’anni a più del doppio, di provenienza e formazione altrettanto variabile, e ritengo quindi di poterlo confermare per esperienza diretta: percettiva, beninteso, non si tratta di un dato scientifico.

Il modulo formativo, più ore consecutive con brevi pause, ovviamente collide con la possibilità del cervello di rimanere concentrati: questo vale da sempre. Ma se dai quindici minuti di popolarità warholiana passiamo ai pochissimi secondi per scrollare un reel, il problema peggiora non di poco. Aggravandosi ulteriormente per l’altrettanto ovvia e irrisolta questione del gap anagrafico docente-discenti, che ogni anno scolastico si allunga di un anno di vita, nel quale però l’innovazione multimediale accelera con velocità progressiva. Che fare?

Aumentare l’interazione è un escamotage poco sfruttato – capita con frequenza avvilente di veder proiettare e leggere slide testuali – e poco utile, poiché il calo della concentrazione passiva si riflette anche in quella attiva. Molto dipende dal tipo di contenuto didattico, il trasferimento di una competenza tecno-scientifica non posseduta e percepita come utile incontra presumibilmente meno difficoltà di una nozione teorica e concettuale, come nelle discipline umanistiche. La questione della superficialità investirebbe, quindi, soprattutto le aree di pensiero da sempre ritenute propedeutiche ad analisi e sintesi dei dati di realtà.

 

Quali soluzioni?

Al di là delle analisi effettuate e delle misure adottate come tecniche didattiche e moduli formativi, è la responsabilità dei docenti a essere presa di petto, imponendo di stabilire un confronto con studenti e famiglie ma anche tra i successivi step formativi, assieme a tutto l’apparato e all’offerta, dal libro di testo alle modalità di valutazione. L’obsolescenza di scuola e università potrebbe procedere a una velocità analoga a quella dei reel che scrolliamo sui social. Lo annotiamo, del tutto casualmente, subito dopo l’uscita della prima enciclica di Leone XIV dedicata alle modifiche sociali, etiche e antropologiche imposte dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

 

 

Immagine di copertina: mohamed hassan – Pixabay

Marco Ferrazzoli
Marco Ferrazzoli
Giornalista professionista, esperto in comunicazione della scienza, comandato presso la Presidenza del Consiglio, dove si occupa di monitoraggio media per l'Ufficio stampa e relazioni media. Autore tra l’altro di: "Pandemia e infodemia" (con G. Maga, ed. Zanichelli); "Il superdisabile" (con F. Gorini e F. Pieri, ed. Lu:Ce); "Parola di scienziato" (con F. Dragotto, ed. Universitalia). Dal 2005 al settembre 2022, è stato capo Ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Insegna Teoria e tecnica della comunicazione della conoscenza presso l’Università di Roma Tor Vergata; docente al Master SGP dell’Università La Sapienza e al Master di Comunicazione scientifica dell’Università di Parma.
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