La scomparsa di Giovanni Maga, avvenuta a seguito di una lunga malattia il 22 marzo scorso, alle soglie dei 60 anni (che avrebbe compiuto il prossimo 30 maggio), ha suscitato un cordoglio unanime quanto comprensibile. Maga era direttore del Dipartimento di Scienze biomediche del CNR, dove in precedenza aveva diretto anche l’Istituto di genetica molecolare, ed è stato autore di oltre 200 lavori su riviste internazionali e di diversi brevetti, con i quali ha offerto un contributo importante allo studio delle malattie infettive e della biologia molecolare, in particolare della replicazione del DNA, delle infezioni virali e della resistenza ai farmaci antivirali.
Il contributo di Maga alla comunicazione
Altrettanto corale è stato però il rimpianto per quanto Maga ha fatto nella “terza missione”, in particolare nella divulgazione scientifica. La dedizione continuativa prestata in quest’ambito da un ricercatore che ha inanellato tanti studi e incarichi apicali colpisce in quanto indice sia di una spiccata duttilità, necessaria per rispondere alle richieste di expertise senza correre il rischio di trasformarsi in tuttologi, sia della consapevolezza che l’avanzamento di conoscenza va sempre condiviso con i cittadini. Una disposizione che Giovanni Maga ha maturato nel tempo, affinando progressivamente l’importanza di diffondere una corretta ed efficace conoscenza di base dei microrganismi, esseri viventi invisibili a occhio nudo ma determinanti per gli esseri umani e per il pianeta, del quale sono per i profani protagonisti insospettati. Tra i suoi saggi in quest’ambito, ricordiamo tra gli altri: Occhio ai virus, Quando la cellula perde il controllo, Batteri spazzini e virus che curano, Il fabbricante di microscopi (in maggioranza editi da Zanichelli).
Se del ricercatore Giovanni Maga parlano le sue pubblicazioni e la sua carriera, che lo inseriscono quale autorevole rappresentante della prestigiosa comunità accademica e scientifica di Pavia, per la sua vita da divulgatore una sponda di interesse pubblico straordinario degli studi condotti su virus emergenti, terapie innovative, interazioni ospite-virus e farmaci antivirali è stata ovviamente fornita dalla pandemia di Covid-19. Un’occasione in cui però Maga ha dato prova anche di una particolare sensibilità caratteriale, psicologica e mediale. Nel momento in cui si trovava a operare un trasferimento conoscitivo in un saggio, una lezione, una conferenza o un’intervista, cioè, si è sempre contraddistinto per l’approccio sereno, senza prosopopea, che chi lo conosceva riconduceva al riserbo innato, prossimo alla timidezza e superato grazie al cenno appena percettibile di ironia, che nei suoi interventi non mancava mai. Non si trattava però solo di un garbo pur apprezzabile, di un tratto di signorilità ma di un vero e proprio metodo comunicativo, di una “buona educazione”, intesa nel senso più profondo e letterale.
Un atteggiamento convincente nella comunicazione
La considerazione che il profano, il non addetto, l’ignorante (ancora in senso letterale) è sempre un cittadino da rispettare, oltre che un “datore di lavoro” del ricercatore pubblico, era alla base della divulgazione di Giovanni Maga e la rendeva convincente sul piano formale e metacomunicativo, così come la competenza forniva solidità al contenuto comunicativo. Il ritorno atteso dalla trasmissione di un messaggio, come sappiamo bene, è condizionato in modo determinante dall’atteggiamento del destinatario e, pertanto, i messaggi confezionati in modo prescrittivo e percepiti “top-down” tendono spesso a fallire. L’assoluta assenza di arroganza, aggressività e supponenza, invece, facilitano l’ascolto.
Banale? Tutt’altro, considerato quanto questo tipo di errore sia stato e sia tutt’ora frequente nella comunicazione della scienza e della salute. Ricordiamo la facilità con la quale la vetrina pandemica ha portato taluni ricercatori a trasformarsi in star e influencer, a farsi mediaticamente accreditare come “esperti”, talvolta senza titoli davvero qualificanti, cavalcando la polarizzazione tipica delle arene mediatiche. Un andazzo dal quale Maga si distinse sempre con nettezza e a cui non risparmiò le proprie critiche in un saggio indicativamente intitolato Pandemia e infodemia, proponendo un atteggiamento divulgativo per il quale, ripetiamo, non c’è definizione migliore che “buona educazione”.
Qui trovate un’intervista di Giovanni Maga alla nostra testata Sapere a proposito del Covid-19: https://edizionidedalo.it/articoli-sapere/medicina-e-farmacologia/6739-il-punto-su-covid-19.html