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26 Gen 2016

Di bombe e vecchi sismografi

Marco Mucciarelli

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La detonazione di una bomba nucleare nel sottosuolo della Corea del Nord ha riportato in auge il sistema di monitoraggio sismologico di questi esperimenti. Ormai sono pochi i casi di esplosioni nucleari sperimentali ma negli anni ’60 e ’70, mentre sempre più nazioni volevano dotarsi di ordigni atomici, la sismologia poté avanzare di molto le proprie capacità. 

La detonazione di una bomba nucleare nel sottosuolo della Corea del Nord ha riportato in auge il sistema di monitoraggio sismologico di questi esperimenti. Ormai sono pochi i casi di esplosioni nucleari sperimentali ma negli anni ’60 e ’70, mentre sempre più nazioni volevano dotarsi di ordigni atomici, la sismologia poté avanzare di molto le proprie capacità. Attualmente esiste una organizzazione internazionale che ha il compito di coordinare i vari monitoraggi (CTBTO) ma precedentemente furono gli Stati Uniti a progettare e gestire una rete mondiale di sismografi per controllare Cina e Unione Sovietica. La rete si chiamava WWSSN (World-Wide Standardized Seismograph Network) e in Italia era attiva la stazione di Trieste. La strumentazione era elettromeccanica, le tracce venivano registrate su carta fotosensibile. Per un breve periodo i dati furono digitalizzati manualmente, poi la rivoluzione del digitale ha definitivamente cambiato anche il settore sismologico.

I sismometri erano del tipo Wood-Anderson, lo stesso per il quale Charles Richter definì la sua magnitudo. Attualmente la Magnitudo Richter viene calcolata mediante filtri digitali applicati ai sismometri moderni, un po’ come se si volesse filtrare un impianto alta fedeltà per farlo suonare come un grammofono. Questa operazione può introdurre errori che portano a stime leggermente diverse della Magnitudo Richter. A Trieste sono stati conservati in perfetto stato di manutenzione i sensori originali della rete WWSSN e nei sotterranei dell’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) continuano a funzionare, ora connessi a un moderno sistema di digitalizzazione e registrazione. Questo consente di calibrare i sensori moderni per riprodurre esattamente la Magnitudo Richter, permettendo di avere cataloghi di terremoti in cui la stima dell’energia degli eventi viene determinata in maniera uniforme nel periodo più lungo possibile, consentendo di effettuare valutazioni di pericolosità sismica più precise.

 

Dopo decenni di onorato servizio, le sentinelle sismiche degli anni ’60 sono però ancora sulla breccia, tanto da permettere attività di ricerca: sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Seismological Research Letters, il nuovo catalogo 1971-2013 e il confronto tra la Magnitudo Richter vera (Ml) e la Magnitudo Momento, (Mw) che mostra chiaramente come le due quantità siano spesso differenti, misurando grandezze diverse – con buona pace degli ignoranti che gridano al complotto ogni volta che le stime differiscono.

 

Marco Mucciarelli
Marco Mucciarelli
Laureato in Fisica, dal 1998 è stato professore associato di Geofisica della Terra Solida presso l'Università della Basilicata. Dal luglio 2012 è stato Direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. Si è occupato di sicurezza sismica di grandi strutture, sismicità indotta e microzonazione sismica. Scomparso nel 2016, è stato un divulgatore brillante, che si è speso con passione per aumentare la consapevolezza sul rischio sismico in Italia.
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