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28 Lug 2014

Oscar Reutersvärd – parte prima

Bruno D’Amore

Bruno D’Amore
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Conosciamo meglio i segreti delle “figure impossibili”, esplorandole attraverso l’opera di Oscar Reutersvärd.

Nel 1982 le poste svedesi emisero una serie di francobolli sulle “figure impossibili” di Oscar Reutersvärd, chiedendone il bozzetto per la realizzazione allo stesso autore, 

 

  

 

Nel 1984 alcuni tra i più grandi musei del mondo (Tokyo, Stoccolma, New York, …) gli chiesero di celebrare i 50 anni della sua prima “figura impossibile” con una mostra personale.

 

 

Nel 1996, la società che aveva appena terminato di realizzare l’autostrada di Helsingborg gli chiese di arredare con sue sculture il futuristico anello della Malmöleden.

 

 

Riconoscimenti di sicuro prestigio per un artista che, per tutta la sua lunga vita di creatore (dal 1934 al giorno d’oggi) ha sempre e solo disegnato “figure impossibili”, con una appassionata, continua e costante ricerca che ha dell’incredibile per la sua univocità.

 

Tutte le volte che si parla di “figure impossibili”, però, molti pensano al famoso “Tribar” o triangolo globalmente impossibile, presentato dai Penrose, padre (Lionel Sharples, nato nel 1898, psicologo) e figlio (Roger, nato del 1931, matematico, celeberrimo studioso dello spazio-tempo e dei buchi neri), nel British Journal of Psychology nel 1958 (Penrose, Penrose, 1958).

 

 

Altri pensano invece al cubo di Necker, che il cervello umano accomoda in due modi diversi per renderlo accettabilmente reale e dargli un senso prospettico.

 

 

Altri ancora pensano alla celebre serie di litografie di Maurits Cornelius Escher (1898-1972), prime fra tutte “Belvedere”, poi “Salite e discese” e inoltre “Cascata”: lo stesso Escher dichiara che la prima fu disegnata nel 1958 e ispirata al cubo di Necker (che infatti appare in basso a sinistra), mentre la seconda fu disegnata nel 1960 e ispirata al lavoro dei Penrose, così come la terza, disegnata un anno più tardi.

 

Che cosa sono e come nascono le “figure impossibili”?

Nel bel libro di Jan Gullberg, Mathematics, from the birth of numbers, nel capitolo dedicato alla geometria, si accenna (pag. 374) a Geometrie Fantasmagoriche; a parte una rapida citazione al lavoro dei Penrose, tutto l’argomento è incentrato sul lavoro di Oscar Reutersvärd. Qui, però, nonostante si tratti di un libro di matematica, nulla si dice circa la tecnica usata dall’autore.
Maggiori notizie, per esempio di conferma sul fatto che la prima “figura impossibile” del nostro sia del 1934 («Lo stesso anno in cui W. Disney creava Donald Duck», si pavoneggia Oscar), si trovano in testimonianze di M. Caldarelli (1985), di M. Emmer (1995), dello stesso O. Reutersvärd (1982) e di B. Ernst (1985).
Se invece si vuol capire la struttura matematica di una figura impossibile, bisogna ricorrere ai due ultimi volumi citati poco sopra.

 

Ma si tratta di una questione molto semplice, di una banale forzatura della prospettiva.
[Continua].

 

 

[nell’immagine: l’artista al lavoro, in una foto tratta da galleriaroma.it]

Bruno D’Amore
Bruno D’Amore
Laureato in matematica, in filosofia e in pedagogia, PhD in Mathematics Education, PhD honoris causa in Social Sciences and Education, critico d'arte, attivo come docente e direttore di tesi presso il dottorato in Educación Matemática presso l'Università Distrital "Francisco José de Caldas" di Bogotà.
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